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Italia-Polonia. Effetti della crisi

Chiude il paese del frigo
L’Indesit cancella la fabbrica di None: 8 mila abitanti, 600 dipendenti. Produzioni in Polonia. Un’intera comunità senza punti di riferimento
LODOVICO POLETTO, INVIATO A NONE (TORINO), La Stampa 6-3-2009
Adesso che la fabbrica non c’è più, c’è chi vorrebbe poter tornare indietro. Un bel rewind di 40 anni per cancellare l’incubo e ritrovarsi, come per miracolo, con le cascine nel centro del paese e i prati dove adesso ci sono i capannoni delle aziende sorte attorno alla Indesit. Ditte cresciute sotto l’ala di questa fabbrica-mamma che ha appena ufficializzato la chiusura, dando un bel colpo di spugna alle speranze delle 600 persone che lavoravano lì a montare lavastoviglie. La Indesit è finita, è ufficiale. Se ne va in Polonia dove il lavoro costa meno e gli elettrodomestici li sanno fare allo stesso modo.
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Presso l’Unione Industriale di Torino i lavoratori, oggi, hanno manifestato contro la decisione della Indesit di trasferire la produzione delle lavastoviglie in Polonia. Si prospetta, infatti, la chiusura dello stabilimento di None, che ha sede a Torino, dove vengono prodotte lavastoviglie per tutto il mercato europeo. Seicento, tra operai e impiegati, rischiano di perdere il posto di lavoro. L’azienda afferma che la fabbrica ha una competitività più bassa rispetto a quella di Radomsko, in Polonia. Per il 20 marzo i sindacati hanno programmato uno sciopero che avrà rilevanza nazionale.
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«Vorremmo sapere se la decisione della Indesit di trasferire la produzione in Polonia è legata anche a finanziamenti concessi dal governo polacco e se questi hanno dei vincoli», chiede Maurizio Landini, della segreteria nazionale della Fiom, che non esclude, «se così fosse, il ricorso a qualsiasi iniziativa sia verso l’Europa sia verso il governo italiano».

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