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Indipendenza polacca: 90 anni fa. Segnaeventi

giovedì 6 novembre ore 17.00 – ROMA
90° anniversario
dell’Indipendenza
ritorno_polonia

In programma: proiezione del film „Przedwiosnie” /”Preannuncio della primavera”/
di Filip Bajon
con la presentazione di Paolo Morawski
Istituto Polacco di Roma
Via Vittoria Colonna, 1
Roma
ingresso libero 
Info:
tel. 06 36 00 07 23
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90° anniversario dell’Indipendenza polacca – nov 1918
In programma: proiezione del film „Przedwiosnie” /”Preannuncio della primavera”/ di Filip Bajon, un film del 2001, ma storico, in costume, sul passato lontano, sugli anni dell’indipendenza, subito prima e subito dopo Un film tratto dal romanzo pubblicato nel 1924-25, dello scrittore Stefan Zeromski (1864-1925) (per gli italiani: grande studioso di Leopardi)
Sua targa commemorativa a Firenze, in piazza d’Azeglio
DIMORÒ IN QUESTA CASA NELL’ANNO 1913
STEFANO ZEROMSKI
SCRITTORE POLACCO
1864 – 1925
FERVIDO ASSERTORE DI GIUSTIZIA SOCIALE
CHE NELL’EPOPEA "CENERI" CON ARTE IMPAREGGIABILE
NARRÒ LE EROICHE VICENDE DEI POLACCHI
IN TERRA ITALIANA
E NEL ROMANZO "CHARITAS"
EVOCÒ UNA VIVA IMMAGINE DI FIRENZE
POLACCHI E ITALIANI NEL I° CENTENARIO
DELLA SUA NASCITA POSERO
+ Indipendenza, 1918 improvvisa, evento imprevisto dovuto a una concomitanza di circostanze impreviste, concentrate in poco tempo. Per la prima volta dalle guerre napoleoniche le potenze spartitrici erano in lotta loro. Potenze centrali e Italia da una parte, contro Russia, Francia, Inghilterra dall’altra + i polacchi carne da macello, armati dai vari contendenti + presa del potere dei bolscevichi che fa cadere l’Impero russo + emergere del nazionalismo ucraino + ma al tempo stesso sconfitta delle potenze centrali + idealismo americano di Wilson + Stupidità di alcuni generali tedeschi + destrezza dei polacchi che colgono l’occasione al balzo, quasi un fatto compiuto già il 7 ottobre 1918 Varsavia proclama l’indipendenza.
+ Situazione particolare: Dopo 123 anni. 6 generazioni dalla prima spartizione. Nessuno si ricordava il prima. “Prima” era un mito, un ricordo, un riferimento per il futuro. Rapporto tra futuro come ritorno al passato, chiave molto forte di interpretazione che dura fino a oggi.  Anche se oggi diverso: secondo un sondaggio pubblicato questa mattina:
Jaki okres w ostatnich stu latach był najlepszy dla Polski?
solo il  12 proc. wybrało II Rzeczpospolitą (lata 1918-39). Kiedy Polacy okazali się największymi patriotami? W czasie II wojny (1939-45) – 73 proc… II RP (1918-39) – 9 proc. Za najważniejsze wydarzenia w ostatnim stuleciu Polacy uważają: obalenie komunizmu i upadek PRL (24 proc.), wybór Karola Wojtyły na papieża (21 proc.) oraz odzyskanie niepodległości w 1918 roku (20 proc.).
+ Indipendenza a sorpresa, fortuna insperata ma indipendenza difficile: territorialmente metà della Polonia di una volta (quasi 400 mila km2) + 5 anni di guerre e di conflitti e di trattative ai tavoli diplomatici, di plebisciti e di trattati per stabilizzare le frontiere di questa Polonia più piccola (Poznania, Slesia, Ucraina, Lituania, con i bolscevichi) + opposizione britannica molto forte alla Polonia (Lloyd George)
+ situazione a macchia di leopardo: all’interno: miscuglio etnico-nazionale-religioso: più del 30% polacchi non polacchi più del 35% e non cattolici = molte minoranze dentro i nuovi confini, specie sulla parete orientale = 2 visioni fondamentali: “nazionale” di Dmowski e quella “plurinazionale” di Pilsudski + nel 1922 un esaltato di destra uccide il primo presidente della Polonia appena insediato Gabriel Narutowicz perché eletto vittoriosamente con “voti non polacchi”+ molte cospicue minoranze polacche fuori dai nuovi confini.   
+ situazione a mosaico: tre tessere da comporre, da incastrare, da incollare (territori delle tre potenze spartitrici = L’Austria, la Prussia, la Russia).
Da una nazione senza Stato (no Polonia ma polacchi) a uno Stato che si deve costruire la nazione (amalgamare i polacchi, unificare, uniformare il paese):
FOCUS: situazione a mosaico: tre tessere da incollare. Territori delle tre potenze spartitrici. Condizioni di vita molto diverse: 
= L’Austria: la situazione migliore, maggiori spazi di libertà nell’autonoma Galizia, lingua polacca, partecipazione politica, contatti con Vienna, Parigi, la Galizia = il Piemonte polacco, poli di Leopoli e Cracovia, MA regione trattata come serie B, base per risorse naturali, paese agricolo, affollato, agricoltura arretrata, povertà, analfabetismo, emigrazione (1 milione verso America tra 1850 e 1914 + stagionali in Germania). Parte più abbandonata a se stessa.
= la Prussia: agricoltura più ricca e moderna, uso molte macchine e fertilizzanti chimici, industria agro-alimentare, rete creditizia e finanziaria, polacchi ostacolati nell’acquisto di terre, germanizzazione (kulturkampf) e politica anti-polacca e anti-cattolica (protestanti), polo di Pozen, MA università solo a Berlino e Dresda, MA vittoria demografica polacca, + rovesciamento della scolarizzazione a proprio vantaggio, paradosso = maggiore consapevolezza polacca, crescita, attivismo politico organico collegato alla società, capacità di imitare i modelli tedeschi e cechi, dinamismo editoriale polacco. La parte più avanzata, la più vicina al modello occidentale, la più capace di rivalsa nei confronti degli occupanti tedeschi. 
= la Russia: situazione peggiore, specie dopo l’insurrezione del 1830 e 1863, trauma della sconfitta, repressioni, russificazione, anti-cattolicesimo (ortodossi) cancellare il nome persino di Varsavia e della Polonia (paese lungo la Vistola), analfabetismo, polacco proibito, MA Varsavia polo industriale, sviluppo urbanistico ed economico (beneficio dei mercati russi), movimento cooperativo, certa vittoria culturale polacca che si allarga alle campagne, resistenza alla russificazione + diversi situazione dei polacchi nell’immensità russa.
Siamo abituati a pensare a un mosaico in tre parti, no = regionalizzazione e tante realtà:
+ LEGGI citazione
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Siamo abituati a pensare a un mosaico in tre parti: + una quarta parte: la Polonia fuori dalla Polonia, l’emigrazione, verso le Americhe, in Europa, emigrazione in Occidente ruolo importante culturale + emigrazione verso l’Impero russo (convenienza, carriera nell’amministrazione dello Stato, possibilità di lavoro + resti delle deportazioni in Siberia + colonizzazione delle terre), = quarto elemento da amalgamare “quelli che tornano”. Esilio esterno, esilio interiore. Eroe si sente straniero in patria.
+
Situazione del tutto nuova MA si affronta il passato con i bagagli che si hanno: peso del passato, cicatrici dopo le spartizioni + Permanenza del passato – dei vari strati del passato, delle spartizioni e dell’epoca pre-spartizioni: sarmatismo, messianesimo, romanticismo, cultura nobiliari, la natura e il ruolo delle èlite, introiezione dell’idea di patria (come entità spirituale, orizzonte ideale di valori, spazio domestico), il passaggio da una concetto politico di polonità a uno etnico, identificazione prima assente del polacco = cattolico, l’idea del sacrificio, la Polonia come vittima innocente, come martire, il rifiuto del compromesso con i regimi imposti, il culto della lingua e della cultura come ultimo baluardo della propria identità.
+
Contesto nemico: Germania poi nazista e i bolscevichi: per loro la Polonia non doveva esistere. Abbiamo tendenza a leggere il ventennio alla luce dei suoi esiti  negativi: poca democrazia dopo il 1926 + patto Ribbentro-Molotov, IV spartizione, la II guerra mondiale.
+
Invece i primi anni: fantastici, un’esplosione di vitalità, di gioia, di dinamismo, di aspettative, di creatività, di speranze. Anni magnifici, la speranza di una nuova vita, “la parola Europa ci eccitava quanto la parola Polonia” – scrive Gombrovicz. Emergono Varsavia come capitale, il cabaret, il caffè, sbocciano le università, si moltiplicano le personalità artistiche innovative e originali. La moda, gli sport, i viaggi, il femminismo, la nuova posizione della donna, i libri, le riviste, il cinema, la radio, Anni Venti dominati dalla gioia, MA anche di prime delusioni, valzer parlamentare, caos politico, ombre scure da subito con assassinio di Narutowicz. Insomma: L’ennesimo drastico cambiamento territoriale, demografico, economico, sociale, politico, culturale, mentale – con tutti i suoi alti e bassi.
+ Ricerca nuova identità:
– ci si confronta col proprio passato, si attinge alla memoria, all’eredità della Rzeczposopolita 2 nazioni, riannodare i fili recisi, far rivere qualcosa del vecchio mondo scomparso. Per esempio: l’inno nazionale è il canto delle legioni polacche in Italia in epoca napoleonica (1797). MA anche conservazione tratti arcaici della società rurale e della vita nobiliare intorno al maniero, richiamo dello stile di vita degli avi
– ci si proietta verso il futuro, recuperare tempo perso, mettersi al passo col proprio tempo, con le tendenze internazionali, stare nel presente. MA “moderno” è il nazionalista Dmowski…
– non uno buono uno cattivo = strana dinamica
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La testimonianza del romanzo di Stefan Zeromski riguarda proprio quei primi anni. Finito 1924, pubblicato con data 1925. Racconta quel periodo intersecando vari sguardi generazionali, uno dominante quello dell’adolescente e poi del giovane Cesary Baryka che arriverà in Polonia da Baku, Azerbajdjan. Il suo lo vedremo è uno sguardo non convenzionale, disincantato, a tratti idealista a tratti amaro. Da una parte è affascinato dalle nuove idee del suo tempo, dall’altra talvolta anche inorridito da come queste idee vengono realizzate. Scarto tra astrazione e disillusione. Tra adolescenza e vita adulta. Da una parte la rivoluzione del 1917 dall’altra i tempi lenti dei cambiamenti politici. 
+ Il tema è: come ri-aggiustare la Polonia? Come ricostruirla?  La risposta nel romanzo.
Un romanzo molto interessante, anzi unico nel genere perché presenta vari punti di vista, dando pari dignità a tutti, alle ragioni di tutti: i comunisti rivoluzionari, i patrioti polacchi idealisti, i politici polacchi realisti che si trovano al potere dopo il 1918 o comunque nei gangli del nascente Stato polacco. Il romanzo mette in scena inoltre la presenza continua della guerra, dei soldati. Descrive anche il dinamismo delle città, di Varsavia, che cozza con la lunga durata della vita nei manieri e nelle proprietà di campagna (cultura nobiliare polacca), ambedue a loro volta fanno a pugni con la vita dei contadini e con le condizioni dei proletari urbani.
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Il suo romanzo è dominato dal rapporto con la Rivoluzione russa, poi dalla guerra polacco-bolscevica, infine lotte dei comunisti polacchi. All’inizio si assiste all’urto di varie nazionalità in Russia: armene, azere, polacche, russe. Alla fine l’urto tra varie concezioni socio-politiche della Polonia. Si è polacchi all’estero, poi si è stranieri polacchi in Polonia. Malessere di chi è trapiantato dai luoghi natii in un ambiente che sente estraneo. Un mondo insomma pieno di contraddizioni, di luci e di ombre, dove persino gli amici sotto l’impatto degli eventi possono trasformarsi in nemici, dove in un attimo si passa dalla fratellanza al bagno di sangue.
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A queste contraddizioni, a questi dilemmi ideologici, Zeromski, che fu anche candidato al Nobel, era particolarmente sensibile, impegnato politicamente dalla parte dei socialisti, attento alle questioni sociali, alla tecnica, ruolo dell’elettricità. Zeromski esprime amarezza per i problemi sociali non risolti, per le aspettative non realizzate. Visione amara, forse pessimistica? Pessimismo e delusione per utopia socialista.
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Przedwiosnie, prima della primavera, anticipo di primavera, tra primavera e inverno – Titolo? Tappa dello sviluppo, periodo intermedio, di passaggio,
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Non è la prima volta che il suo romanzo diventa film. Il primo già nel 1928.
Questa è la seconda volta (2001). Il film qui si avvale di attori come Krystyna Janda, Daniel Olbrychski,
         per chi ha letto il romanzo, la sua attenzione alla trasposizione da un linguaggio a un altro
         per chi non ha letto il libro, la sua attenzione al linguaggio del cinema e della TV, a tratti realista, altre volte simbolico, altre volte ancore più televisivo che cinematografico (prima il film in 2 ore poi l’anno dopo anche un serial TV di 5 ore)
         sul film non aggiungo altro per non privare nessuno del piacere di scoprirlo o di rivederlo

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