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lDi libri alla radio

Radio 1 L’argonauta parlerà di Naufraghi della pace alle 23,15 di domenica 1 marzo
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Guido CRAINZ, Raoul PUPO, Silvia SALVATICI (a cura di) Naufraghi della pace
Il 1945, i profughi e le memorie divise d’Europa
Saggi. Storia e scienze sociali
Saggi di: Federico Argentieri, Davide Artico, Eva Banchelli, Giulia Caccamo, Francesca Cavarocchi, Guido Crainz, Costantino Di Sante, Antonio Ferrara, Paolo Morawski, Mila Orlić, Raoul Pupo, Jessica Reinisch, Silvia Salvatici, Marta Verginella
pp. XII-264, rilegato
2008    L. 54.215     € 28,00     ISBN 9788860362711 
«Naufraghi nella tempesta della pace»: un documentario della «Settimana Incom» del 1947 evocava così la tragedia dei profughi dell’Istria. Si aggiungevano a milioni e milioni di altri «naufraghi», frutto degli sconvolgimenti della guerra e del dopoguerra: milioni di persone sradicate dalla propria terra dalle deportazioni operate dalla Germania nazista e dalla Russia staliniana, ex prigionieri, donne e uomini in disperata fuga dall’inferno della Shoah o dalle zone martoriate dagli spostamenti del fronte. E a questa marea di profughi se ne somma un’altra, alimentata da milioni di persone espulse a forza dai paesi dell’Europa centro-orientale. Il dramma delle popolazioni tedesche ha qui un rilievo centrale: già con la fuga disperata davanti all’Armata rossa nell’ultima fase della guerra, e poi con le espulsioni dell’immediato dopoguerra dalla Cecoslovacchia, dalla Polonia, dall’Ungheria, dalla Romania, dalla Jugoslavia, ove il loro dramma si aggiunge a quello degli italiani dell’Istria. Si pensi ai polacchi e agli ucraini vittime di feroci espulsioni reciproche da territori in cui avevano convissuto per secoli, e ad altre sofferenze ancora: si inizieranno allora a intravvedere i contorni di una fra le pagine più rimosse della storia europea. I saggi a più mani che compongono il volume sono volti a illuminare alcuni squarci di questa vicenda, in cui drammi personali e collettivi si intrecciano: le sue origini lontane e al tempo stesso il suo collocarsi nel difficile dopoguerra di un’Europa profondamente piagata e già avviata verso le nuove divisioni e lacerazioni della guerra fredda. Essi evocano, infine, le profondissime ferite di memoria che quel trauma ci ha lasciato, nella convinzione che elaborare collettivamente il lutto di un tragico passato è un momento necessario nella costruzione di un futuro comune.

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