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Ritrovate per caso

VITTO ALLOGGIO E BELLE DONNE
Repubblica — 13 ottobre 1990   pagina 17   sezione: MERCURIO – SCAFFALE
Non trascurate mai di essere ospitali, ché in questo modo più d’ uno ha ospitato in casa degli angeli senza saperlo afferma la Lettera agli Ebrei. Alludendo all’ ospitalità occasionale o rituale non dobbiamo però dimenticare le diverse forme di accoglienza imposta agli uomini dagli uomini. Sovrani, principi e potenti laici ed ecclesiastici hanno sempre preteso e ottenuto di essere ricevuti in modo solenne, alloggiati e sfamati a spese dei propri sudditi o fedeli. Ciò fu tanto più vero in Europa tra il V e il XIII secolo, al tempo delle corti itineranti. Chiunque esercitava un potere aveva bisogno di spostarsi, quindi di essere accolto, non si sa bene se con o senza il consenso della vittima. Certo è che l’ ospitalità obbligatoria, pilastro fondamentale del sistema di dominio tardoantico ed altomedievale, ha lasciato nelle fonti continue lamentele sugli abusi, le pretese eccessive e gli atti di violenza da parte dei suoi ingrati beneficiari. Recita un proverbio danese: il pesce e l’ ospite cominciano a puzzare dopo il terzo giorno. Si può essere ancor più radicali. Nel 1013 un conte bavarese raccomanda sul letto di morte ai figli: Non dovete mai ribellarvi al re, ma neanche invitarlo in casa vostra: così facendo andreste incontro a sicura rovina. Agli ospiti di riguardo infatti il malcapitato alloggiatore doveva fornire un ricco paniere di vivande, stoviglie, stanze, letti decenti e altri oggetti d’ uso, nonché stalle e foraggio per gli animali; talvolta anche un alloggio per il seguito di servitori e di ospiti. Spesso, inoltre, il potente di turno aveva il diritto di pretendere una bella donna per la notte. D’ altra parte, in una tenuta feudale nei pressi di Metz ma l’ obbligo è attestato anche in Italia settentrionale ci imbattiamo nel corso del Trecento in un servo (fugator ranarum) che corre nottetempo intorno alla casa che accoglieva il signore, percuotendo gli stagni vicini con una pertica e gridando ai gracidanti batraci: Or, paix, raines, Messire dort!. Come sorprendersi se nei secoli l’ ospitalità gratuita è stata una prerogativa delle classi alte, e se ancora oggi lo apprendiamo a p. 229 dello studio pioniere di H.C. Peyer un personaggio come la regina d’ Inghilterra prende quartiere in un albergo o locanda pubblica solamente in caso di temporale improvviso? – Paolo Morawski
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POGROM E RIVOLUZIONE
Repubblica — 27 ottobre 1990   pagina 17   sezione: MERCURIO – SCAFFALE
Tra le espressioni meno simpatiche della nuova Russia, c’ è la minacciosa associazione Pamjat. Per i suoi membri, gli unici responsabili dello scoppio della Rivoluzione d’ Ottobre, i veri artefici del comunismo sovietico una ideologia cosmopolita straniera accampata sul territorio nazionale sono gli ebrei, colpevoli di tutto il male che è accaduto in Russia dopo il 1917. Da Trotskij a Sverdlov, da Radek a Zinov’ ev, gli ebrei hanno avuto una posizione dominante nel partito comunista russo insistono i fedeli di Pamjat Contro le loro intollerabili manifestazioni di antisemitismo e di sciovinismo russo sono più che mai necessarie le precisazioni degli storici. E’ , questo, uno degli innumerevoli apporti che riserva la lettura della documentatissima ricerca di Jonathan Frankel dedicata al conflitto tra internazionalismo socialista e nazionalismo ebraico. La parte iniziale del suo voluminoso lavoro è dedicata alla lunga crisi russo-ebraica degli anni 1881-1917, periodo che vide la brutale emarginazione degli ebrei nell’ Impero russo di Alessandro III e Nicola II. Una crisi segnata da ondate periodiche di pogrom e di vessazioni da parte delle autorità; e da un’ emigrazione di massa che portò gli ebrei dell’ Europa orientale a centinaia di migliaia verso nuovi centri sparsi per tutto il globo. Ciò nondimeno, sebbene violentemente perseguitati, quasi sei milioni di ebrei continuarono a vivere nell’ Impero. Agli inizi del XX secolo, essi si resero contro che la loro sorte dipendeva dall’ esito delle trasformazioni politiche in atto in Russia. O emigrare o partecipare: questa era l’ alternativa. L’ inasprirsi delle ostilità da parte del potere ufficiale rese tuttavia impossibile ogni compromesso con il sistema zarista. La comunità ebraica non ebbe alla fine altra scelta che sperare nella vittoria dell’ opposizione. Il che, nel 1900 circa, voleva dire lavorare per la vittoria della causa rivoluzionaria. Secondo le statistiche ufficiali, all’ epoca quasi il trenta per cento degli arrestati nell’ Impero russo per ragioni politiche era rappresentato da ebrei. Nel 1905 la percentuale salì a trentaquattro. Dalla terribile esperienza dell’ ultimo quarto di secolo gli ebrei di Russia hanno maturato un odio implacabile per il regime dispotico… Il cuore straziato del popolo ha proferito un giuramento irrevocabile: lotta senza quartiere contro ciò che ancora sopravvive nel regime, scriveva un testimone. E, infatti, quando nel 1905 scoppiò la rivoluzione, moltissimi ebrei la interpretarono come una vendetta per venticinque anni di umiliazione e persecuzioni, nonché l’ ingresso con grande ritardo della Russia in Europa. – Paolo Morawski

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UNA CERTA IDEA DELL’ EUROPA
Repubblica — 02 febbraio 1991   pagina 17   sezione: MERCURIO – SCAFFALE
Come altri giovani studiosi, Giuliana Gemelli si trovò a disagio nell’ Italia ideologica degli anni Settanta. Spinta dall’ insoddisfazione, cercò nutrimento altrove, approdando Oltralpe in un consapevole atto di ribellione nei confronti della propria generazione. L’ incontro tra Giuliana Gemelli e Fernand Braudel uno dei massimi protagonisti di questo secolo sia come storico sia come organizzatore di cultura, architetto di istituzioni, promotore di istanze riformatrici e instancabile tessitore di strategie intellettuali si è, invece, protratto e arricchito negli anni, dando alla ricercatrice bolognese un triplice privilegio: l’ accesso agli archivi privati e ai dattiloscritti inediti dello studioso francese; la conoscenza approfondita del suo esteso réseau di rapporti personali e di relazioni internazionali; infine l’ assidua frequentazione di due fondamentali istituzioni parigine da lui dirette: la VI Sezione dell’ Ecole Pratique des Hautes Etudes e la Maison des Sciences de l’ Homme. Giuliana Gemelli ha finito così per scrivere una densa biografia, in cui pagine importanti vengono dedicate alle strategie culturali statunitensi elaborate da istituti come Rockefeller e la Ford Foundation, che volevano ricostruire un’ Europa che credevano di conoscere e che non cessava invece di essere sfuggente. La conclusione? Fu anche dalle incomprensioni tra Fernand Braudel e i social scientists americani che nacque una certa idea dell’ Europa! – Paolo Morawski

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