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Memorie della II guerra mondiale sul Baltico

Commemorating the 60th anniversary of Soviet deportations in Estonia
segnalato da Euro-topics, 25-03-2009
The daily Postimees commemorates the 60th anniversary of the Soviet deportation of tens of thousands of Estonians, Lavtians and Lithuanians to Siberia: “Just imagine how your morning would look if this were 1949 and not 2009. You’re awakened by a knock at the door or the ringing of bells and your house is surrounded by soldiers, police and party comrades. Then a few dry sentences destroy your entire world, all your plans for today and the days and years to come. You just have time to wake your children and pack up a few essentials before you’re packed into cattle cars and freighted off in the early hours of the morning. … These deportations were not imposed for any given crime, they were a collective punishment inflicted on entire families, an act of genocide and a way of intimidating those left behind. Such broad-based actions could not have been organised by evil-minded neighbours or local Soviet authorities whose influence was still too weak in 1949. No, this genocide was planned in Moscow, the capital of the state that had overrun Estonia.” (25/03/2009) » full article (external link, Estonian)
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New debate over crimes of the Soviet Union
Postimees – Estonia, segnalato da euro-topics, 26-03-2009
The presentation in Helsinki of a book by Estonian authors Imbi Paju and Sofí Oksanen criticising the Soviet occupation of Estonia and Finland’s role at the time has triggered an intense debate: “The question of enthusiasm about Stalin among the Russian minority in Estonia also came under scrutiny at the event, whereby Imbi Paju quite rightly pointed out that most of the Russians living here do not share this enthusiasm. But what possibilities exist for using mass culture to call attention to the crimes of the Soviet Union? Sofí Oksanen pointed out that for example Hollywood has made many more films about Auschwitz than about the Gulag. … And how should one behave towards people who try to depict the deportations as the propagandistic delusions of Estonia? Therefore it was right of [political expert Iivi] Masso to point out during the panel discussion in Helsinki that in a society there must at least be a consensus on basic values.” (26/03/2009) » full article (external link, Estonian)
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Azuolas Bagdonas on the definition of genocide in Lithuania
Delfi – Lithuania | Thursday, November 13, 2008
segnalato da Euro-topics
In Lithuania the Soviet occupation is often referred to as “genocide” owing to the deportation and murder of countless citizens that took place during this period. Writing for Delfi news portal, Azuolas Bagdonas asks whether the term is justified or whether this designation should be reserved for the Holocaust: “Whether we like it or not, all attempts to concretise legal terms and find the right designation are always influenced by politics, even if this is not always intended. Laws that ban the use of certain designations are not to be criticised because, for instance, they foster anti-Semitism in some mystical way, but because they clash with other political values, including that of freedom of expression.” » full article (external link, Lithuanian)
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Storia degli Stati Baltici dai Crociati alla fine del Comunismo
di Beppe Benvenuto, L’occidentale, 22-03-2009
… solo la fine della Grande guerra trasforma in realtà quelle aspirazioni. Nascono così sulle ceneri della Russia zarista, dal ridimensionamento della Germania imperiale, ma anche in concomitanza con la formazione della Polonia indipendente, i tre staterelli baltici.
La pace separata fra Soviet e imperi centrali di Brest-Litovsk libera le risorse, la conferenza di pace di Versailles farà il resto. Fra le due guerre è però esistenza stentata, laboriosa ricerca di autonomia fra troppi minacciosi e terribili vicini. L’intesa fra Ribbentrop e Molotov chiude peraltro la partita.
Le popolazioni baltiche saranno fra le più bersagliate dall’intero periodo bellico: consistenti porzioni di residenti sradicati, le tradizionali comunità ebraiche ridotte al lumicino (275 mila gli sterminati, grazie anche all’attiva collaborazione di porzioni non trascurabili di locali). Sorte non diversa per i movimenti di opposizione nazionale, sotto duplice schiaffo, russo e tedesco. “L’occupazione tedesca”, scrive Tuchtenhagen, “fu accompagnata in tutti e tre i paesi baltici da forme di collaborazione, ma anche di resistenza”. Se gli estoni e i lettoni entrano nella polizia germanica, non così in Lituania “a causa della più aspra resistenza all’occupazione”. L’arrivo definitivo dell’Armata Rossa per una volta ancora chiude ogni margine di manovra politica e di autonomia. Guerra Fredda e Cortina di ferro faranno il resto.
Intanto, da Mosca, si tentano assimilazione e russificazione anche attraverso spostamenti massicci di popolazioni. L’arrivo di Gorbaciov al Cremlino rompe per sempre un cinquantennale problematico equilibrio basato, essenzialmente, sulla forza. Intanto fra il 1989 e il 1991 è abolita la censura e, di fatto, consentita la nascita di nuovi partiti, ultima tappa prima delle libere elezioni che mettono all’angolo le vecchie oligarchie comuniste. Sarà infine una “valanga” a travolgere ogni residuo legame con gli eredi di Lenin.
L’occasione è fornita dal cinquantenario del famigerato patto fra la Berlino nazista e la Mosca di Stalin. Capita così che per quel funesto anniversario, il 23 agosto 1989, i locali “fronti popolari” organizzino “una catena umana lunga seicento chilometri, da Vilnius a Tallin, composta di milioni di persone che reclamavano la libertà”. Di lì a qualche mese i tre paesi rompono l’indugio e si proclamano indipendenti da ciò che resta dell’Unione Sovietica. Il resto, l’ avvicinamento all’Europa comunitaria eccetera, è storia di oggi e quindi, opportunamente, fuori dalla ricostruzione proposta da questa agile “Storia dei paesi baltici”.

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