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Italia-Polonia si gioca sul campo del Parlamento europeo

Ecco perché Buzek batterà Mauro
Matteo Tacconi, Europa 11 giugno 2009
Cresce il peso di Varsavia nella Ue: a farne le spese potrebbe essere il candidato di Berlusconi all’europarlamento.
Stavolta la Polonia non vuole farsi sfuggire la presidenza dell’europarlamento. Nel 2004 la sfiorò, ma la candidatura, avanzata dai lib-dem, del compianto intellettuale Bronislaw Geremek, ex cervello di Solidarnosc e ministro degli esteri, fu affossata da socialisti e popolari, che decisero di spartirsi la torta, alternandosi il diritto a dirigere l’orchestra degli eurodeputati.
Ha iniziato il catalano Josep Borrel, ha terminato il tedesco Hans-Gert Pöttering.
Ora la Polonia ci riprova, con qualche possibilità in più.
Varsavia ha sdoganato Jerzy Buzek, che è stato leader della coalizione di centrodestra – l’Akcja Wyborcza Solidarnosc (azione elettorale Solidarnosc) – che guidò il paese tra il 1997 e il 2001 richiamandosi all’esperienza del sindacato che fece tremare il comunismo. Buzek, eletto nelle liste della Piattaforma civica, la formazione attualmente al governo, affiliata al Partito popolare europeo, chiaro vincitore di questa tornata elettorale, se la dovrà vedere con l’italiano Mario Mauro, il candidato di Berlusconi.
Può farcela.
Il testa a testa, si mormora, potrebbe volgere presto a suo favore.
Buzek ha del resto diverse carte da spendere. A livello biografico, innanzitutto. In patria il suo governo lanciò una serie di ottime riforme, armonizzando il sistema nazionale con quello comunitario e spianando la strada verso l’ingresso in Europa, arrivato nel 2004. Può contare, inoltre, sul sostegno dell’opposizione. Secondo quanto riferisce Gazeta Wyborcza, i gemelli Kaczynski, malgrado l’inimicizia che marca i loro rapporti con Donald Tusk, appoggiano la sua candidatura e cercheranno di convincere i Tory di Cameron e i civico-democratici cechi, con cui formeranno a Strasburgo un nuovo gruppo euroscettico, a votarlo.
Un altro fattore che depone a favore di Buzek è il possibile appoggio tedesco. Pare che la Cdu/Csu, che dall’alto dei suoi 42 seggi costituisce il segmento più robusto del Ppe, sarebbe propensa a sposare la causa polacca, sia per rimediare al torto fatto a Geremek cinque anni fa, sia perché Mauro convince solo a metà. Senza nulla togliergli, il suo curriculum, in effetti, è meno prestigioso di quello di Buzek, come tra l’altro sono meno le preferenze personali incassate, 158mila (oltre 400mila quelle del concorrente), nonché lo score registrato dal Pdl rispetto a quello della Piattaforma civica, che ha conquistato il 44 per cento. L’incognita potrebbe venire dai francesi, che con 30 deputati sono la terza forza all’interno del Ppe, dietro gli italiani (34-35) e i polacchi (28).
Ma gli analisti dicono che i transalpini non s’assumerebbero il rischio di spaccare il partito.
Infine, c’è da sottilineare che Buzek non dispiace affatto a qualche esponente socialista, che ne apprezza i risultati ottenuti da primo ministro e l’indole laica. La sua fede luterana scongiura la possibilità che possa subire le influenze della potente curia polacca. La militanza in Comunione e Liberazione di Mauro, invece, fa apparire “troppo pio” il candidato italiano, scrive Gazeta Wyborcza, agli occhi dei progressisti. Insomma, è improbabile che lo votino, neanche in presenza di una riedizione dell’accordo del 2004, tra l’altro tramontata. In più una parte del Pse è dell’avviso che l’Est si meriti un riconoscimento e che sia la Polonia, il paese più importante (e interessante) dell’Europa centro-orientale, a doverselo prendere. Varsavia ormai ha un suo peso dentro l’Ue. Gli deriva dalla stazza geografica e demografica, ma anche dalla voglia di dire la propria in Europa, di recitare un ruolo sul palcoscenico comunitario e su quello internazionale, dall’affidabilità e dalla capacità di farsi trovare sempre pronta, dal fatto che l’Ovest ascolta sempre di più la sua voce. Varsavia non è più una capitale dell’Europa di “seconda classe”. Ormai merita i galloni da protagonista.

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