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Il 1939 polacco

ACCADEMIA POLACCA DELLE SCIENZE
CENTRO DI STUDI A ROMA
invita cordialmente alla conferenza di
dottore di ricerca Sandra CAVALLUCCI
sul tema: “Polonia 1939: vittima o colpevole?”
la discussione con la partecipazione del prof. Jerzy W. Borejsza
martedì, 10 novembre 2009, alle ore 18.00
presso la Biblioteca del Centro di Studi dell’Accademia Polacca delle Scienze, vicolo Doria 2 (Piazza Venezia)
Relatore: Laureata in Scienze Politiche nel 1998, ha conseguito il dottorato di ricerca nel 2003 in Storia delle relazioni internazionali con uno studio sulle relazioni etniche ed economiche nella regione dell’Alta Slesia nel periodo tra le due guerre. Dal 2004 è stata per due anni titolare di assegno di ricerca presso il Dipartimento di Studi sullo Stato dell’Università di Firenze per approfondire il tema delle relazioni strutturali tra Polonia e Germania nelle regioni di confine. Nel 2005-2008 è stata professore a contratto di Storia delle relazioni internazionali e attualmente è professore incaricato di Storia dell’Europa orientale presso la Facoltà di Scienze Politiche di Firenze. Fino al 2008 è stata tutore per l’area storica nell’ambito del “Corso superiore di preparazione alla carriera diplomatica e carriere internazionali” presso l’Istituto di Ricerche e Studi Internazionali. Insegna Storia contemporanea europea, Storia d’Italia e Storia delle mafia presso l’Istituto Lorenzo de’ Medici di Firenze.
Sta scrivendo un libro sulla Polonia alla vigilia della seconda guerra mondiale – che sarà pubblicato a breve. Ha scritto articoli sul medesimo argomento e in generale sulla storia recente della Polonia.
Riassunto: Nel 1939 la Polonia si trovò sotto i riflettori internazionali a causa del suo rifiuto di piegarsi alle richieste tedesche. Molti storici hanno ritenuto la determinazione polacca a resistere il frutto di calcoli insensati e di una smisurata ambizione. La Polonia, e in particolare il suo ministro degli esteri Józef Beck è stata accusata di aver sabotato i tentativi di dar vita a un fronte della pace e di aver sdegnato l’assistenza sovietica. Tuttavia, nel 1939, la Polonia non aveva alcuna effettiva possibilità di mutare le scelte delle grandi potenze e di impedire il riavvicinamento nazi-sovietico. Il ministro Beck non aveva più opzioni accettabili che gli permettessero di salvaguardare la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale del suo Paese.
La Polonia – facendo tesoro degli insegnamenti della storia – aveva basato tutta la sua azione internazionale sulla cosiddetta “politica di equilibrio”, tesa a mantenere le migliori relazioni possibili con Berlino e con Mosca. I binari di questa politica furono gli accordi di non aggressione con l’Unione Sovietica (1932) e con la Germania (1934). Il corollario dell’equilibrio fu il persistente rifiuto di partecipare a combinazioni multilaterali e il costante rifiuto di scegliere tra campi contrapposti. I due versanti dell’equilibrio erano garantiti esternamente a ovest dall’alleanza con la Francia, a est dall’alleanza con la Romania e dalle vivaci relazioni con il Giappone.
L’equidistanza da Berlino e da Mosca rimase il cardine di ogni valutazione politica, da arricchire con la creazione della “terza Europa”. Si trattava di aggregare un blocco di Paesi rigorosamente neutrali incuneati tra la Germania e l’Unione Sovietica, dal mar Baltico al Mar Nero secondo le suggestioni della gloriosa Polonia Jagellonica. I tentativi di dar vita alla “terza Europa” fallirono a causa delle incomprensioni tra i Paesi candidati e nonostante i tentativi polacchi di mediazione. Quando, infine, la terza Europa sembrò a portata di mano, l’espansione tedesca cancellò ogni traccia degli sforzi polacchi di dar vita al gruppo dei neutrali.
La strategia polacca – come è noto – non funzionò. Per correre ai ripari Beck decise di affidarsi alle promesse occidentali di assistenza per garantire la sopravvivenza del Paese. La garanzia britannica e la rilettura dell’alleanza con la Francia dovevano puntellare il versante occidentale dell’equilibrio che vacillava sotto le spinte revisionistiche di Hitler. Tuttavia i negoziati che si aprirono tra Varsavia, Londra e Parigi all’indomani dell’annuncio della garanzia britannica misero in evidenza la qualità dell’impegno occidentale a favore della Polonia: un impegno morale ma non sostanziale.
La fiducia nelle promesse anglo-francesi e la convinzione che Hitler e Stalin non potessero trovare un terreno comune furono i più gravi errori di valutazione del ministro.
A posteriori è facile ritenere la Polonia responsabile dello scoppio del secondo conflitto mondiale. Ma nel 1939 tutte le decisioni polacche ebbero motivazioni logiche che non è possibile archiviare come il risultato di una percezione sbagliata della realtà internazionale. E, sempre a posteriori, è forse possibile sostenere che proprio le difficili scelte compiute in quel lontano 1939, rappresentarono una garanzia che la Polonia, prima o poi, sarebbe rinata.
Per informazioni: tel.: 06.6792170 — fax: 06.6794087 — e-mail: accademia@accademiapolacca.it

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