L’89 visto oggi da Mosca
YURI AFANASIEV: LA RUSSIA E L’89
Lucia Sgueglia, Lettera22, Martedi’ 10 Novembre 2009
… Cosa resta dell’89 nella Russia di oggi? — Una memoria sempre più divaricata nel popolo. Per tutti all’epoca era chiaro che dall’89 si era avviato un processo positivo di promozione della democrazia. Ne seguì un periodo transitorio, di passaggio. Ma ecco il punto: per alcuni era una transizione positiva, fase di libertà promettente. Al contrario, per i “Putiniani” l’89-95 è il tempo del caos, l’età oscura della Russia; e solo nel 2000 comincia il recupero: ricostruzione dello stato, ristabilimento dell’ordine, rafforzamento del potere. Per me entrambe le immagini sono errate. Credo che nell’89 sia iniziato un periodo di degradazione della storia russa. E ora ci troviamo al culmine. Perché i russi accettano questo arretramento? Per chiunque, democratico socialista nazionalista o patriota, è molto difficile ammettere di vivere una condizione di sconfitta. Sei immerso in questo processo di degradazione, perciò se qualcuno lo denuncia lo prendi come un attacco personale. Secondo un sondaggio, ora i russi vedono il periodo di Brezhnev come propria età dell’oro – stabilità, tranquillità per il futuro. E l’età brezhneviana è vista come risultato della vittoria nella seconda guerra mondiale, considerata il momento più alto nella nostra storia. Che fu opera di Stalin. Ecco come si arriva alla giravolta ideologica. Putin, razionalmente o intuitivamente, ha colto il link con questo effetto psicologico di massa, e vi ha aggiunto patriottismo, imperialismo, forza. L’entusiasmo e speranza di massa dell’89 russo, forse fu più eccitazione che un vero risveglio. Ricordate il 68 francese? Siate realisti, chiedete l’impossibile. Ecco, noi non abbiamo potuto avere l’impossibile, e alla fine siamo diventati realisti. Leggi tutto l’articolo


Commenti