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Intanto a Varsavia si discute del 1989

Gentile Paolo,
ecco un piccolo contributo alla discussione del 25 con una lettura di alcuni avvenimenti di cui sono stata testimone a Varsavia e che si sono svolti in occasione del ventesimo anniversario del crollo del muro.
Cari saluti.
Tiziana Cincinnato
* * *
Tra gli avvenimenti accaduti recentemente a Varsavia, che meritano attenzione in quanto segnalano mutamenti all’interno della struttura sociale della giovane democrazia polacca, c’è l’apertura del centro culturale Nowy Wspaniały Świat [Il nuovo meraviglioso mondo]. Dal sei all’otto novembre, con questo nome di derivazione huxleriana, la nuova giovane sinistra polacca, al battesimo “Krytyka polityczna” [Critica politica], ha festeggiato l’apertura dell’attesa sede varsaviana in via Nowy Świat, 63, a due passi dall’Università. Davanti all’ingresso centinaia di universitari hanno aspettato fino a notte fonda per poter entrare nel “Nuovo meraviglioso mondo”, che ha regalato l’esibizione di tre icone polacche della musica rock e hip hop.
Ma i giovani polacchi che rapporto hanno con la loro storia e che posizione assumono nei confronti della politica? La generazione nata nell’Ottantanove ha raggiunto la maggiore età nel 2007, appena due anni fa quando si presentò davanti alle urne per la prima volta, contribuendo in parte alla vittoria del partito neoliberale Platforma obywatelska [Piattaforma civica]. I laureati emigrati nel Regno Unito non sono stati meno determinanti, in quanto anche il loro voto andò al partito di Tusk. Il leader di Platforma obywatelska si era rivolto spesso a loro durante la campagna elettorale, incoraggiandoli a rientrare per costruire una Polonia moderna e qualificata.
Quanto questi giovani, oggi, si sentano ancora rappresentati dalla maggioranza è difficile dirlo. Si può supporre che le nuove generazioni siano alla ricerca di realtà politiche alternative in cui identificarsi ed esprimano il loro dissenso nei confronti dei partiti neoliberali e conservatori, sempre più lontani dalla società civile e coinvolti in continui scandali.
“Krytyka Polityczna”, presente in Polonia dal 2002 e guidata dal trentenne pubblicista Sławomir Sierakowski, costituisce un gruppo che inizia a raccogliere consensi e adesioni da parte dei giovani polacchi. Merito questo, soprattutto, della fitta rete d’attività che propone sull’intero territorio nazionale. Visitando la pagina web http://www.krytykapolityczna.pl/si apprende che “Krytyka polityczna” nasce anche come Associazione dedicata a Stanisław Brzozowski, possiede dal 2007 la propria casa editrice e pubblica regolarmente l’omonima rivista quadrimestrale (6.500 copie); ha, inoltre, venticinque club che la rappresentano, nelle maggiori città della Polonia. Sotto la voce “O nas” [Su di noi] della pagina web il gruppo fornisce le linee guida del proprio pensiero politico, che sono le seguenti:
- ravvivare la forte tradizione polacca dell’impegno civile operando nel campo della conoscenza, della cultura e della politica;
- portare avanti un progetto di lotta contro le discriminazioni economiche e culturali;
- creare nella sfera pubblica un luogo dedicato ad accogliere un progetto sociale, senza il quale non potrà esserci alcuna possibilità per la politica di sinistra. Alla realizzazione di tale progetto dovrà concorrere, accanto al lavoro strettamente accademico (traduzioni, cicli di seminari, pubblicazioni di libri e saggi), il dibattito pubblico incentrato sulla letteratura, sul teatro e sull’arte.
“Krytyka polityczna” chiude la presentazione sul web con il proposito di costruire il fondamento di una sinistra umana e moderna che, richiamandosi alle correnti attuali della filosofia politica e alla brillante tradizione del pensiero politico polacco, possa essere una risposta adeguata alla sfida del futuro della Polonia, ma anche dell’Europa e del mondo.
Dopo i festeggiamenti dell’inaugurazione per la nuova sede varsaviana, “Krytyka polityczna” ha organizzato la conferenza “Stare i nowe mury w Europie. Polska, Czechy, Słowacja i Niemcy 20 lat po upadku muru berlińskiego” [Vecchi e nuovi muri in Europa. Polonia, Cechia, Slovacchia e Germania 20 anni dopo il crollo del muro di Berlino], dove si è discusso molto di vecchia e di nuova Europa. All’evento ha aderito anche la Fondazione Heinrich Böll Stiftung di Varsavia, che dal 2002 sostiene le campagne a favore dell’integrazione europea, della difesa dell’ambiente e dello sviluppo democratico dell’Ucraina.
La conferenza è durata due giorni, a partire dal pomeriggio dell’undici novembre, giorno di festa nazionale in Polonia per la riconquistata indipendenza nel 1918, dopo ben centoventitrè anni d’assenza dello stato dalla cartina geografica d’Europa.
Il primo ospite internazionale della conferenza è stato Timothy Garton Ash, storico e giornalista esperto delle problematiche dell’Europa Centro−Orientale. Egli si è soffermato sul modello di rivoluzione pacifica creato da Solidarność negli anni 1980 − 81 e su come questo modello sia stato il fondamento della successiva rivoluzione di velluto. Le osservazioni dello studioso si basano su fatti dettagliatamente analizzati nella nuova pubblicazione in lingua polacca Jesień wasza wiosna nasza [Il vostro autunno la nostra primavera], uscita in occasione della Conferenza e che ha inaugurato la nuova collana di “Krytyka Polityczna” dedicata alla storia. Il libro è una riedizione di due precedenti lavori di Garton Ash, pubblicati in Polonia rispettivamente nel 1989 e nel 1990, dal titolo Polska rewolucja: Solidarność 1980 −1981 [La rivoluzione polacca: Solidarność 1980 − 1981] e Wiosna obywateli. Rewolucja 1989: widziana w Warszawie, Budapeszcie, Berline i Pradze [La primavera dei popoli. La rivoluzione del 1989: vista da Varsavia, Budapest, Berlino e Praga]. La prima novità del libro è l’aggiunta di un’ampia postfazione dedicata alla dichiarazione, il tredici dicembre del 1981, dello stato di guerra, da parte di Jaruzelski e ai motivi di questa soluzione che, secondo il generale, fu “il male minore” per la Polonia, minacciata da una imminente invasione della Russia. La seconda aggiunta è un’analisi del rapporto conflittuale all’interno di Solidarność tra i lavoratori e gli intellettuali, questione questa oggetto di molte dispute degli anni Novanta. Rispetto alla precedente edizione il volume contiene, inoltre, un nuovo calendario degli avvenimenti storici aggiornato fino al 2009, una bibliografia ampliata e un breve escursus della storia di Solidarność dal 1981 fino al 1999.
Nel corso della conferenza, oltre alla vendita del libro di Garton Ash, sono state distribuite gratuitamente due nuove pubblicazioni della Fondazione Heinrich Böll Stiftung: Kobiety w czasach przełomu 1989−2009 e Rok 1989 − 20 lat poźniej. Kraje postkomunistyczne a integracja euroepejska. I libri affrontano molti dei temi dibattuti nel secondo giorno di conferenza. Uno di questi temi è “il ritorno all’Europa” degli stati dell’ex blocco sovietico, dopo i non facili processi di democratizzazione per poter far parte della realtà comunitaria. A cinque anni dall’allargamento dell’Unione Europea, che non comprende, fra l’altro, i Balcani e l’Ucraina, è evidente come non esista ancora una solida identità europea. Dopo il crollo del muro anche i sogni sono crollati. Il sogno della fine dei conflitti tra la Russia e l’America, l’illusione di destinare all’ecologia gli investimenti per gli armamenti. Durante la conferenza si è fatto riferimento ai nuovi muri sparsi sul pianeta, non solo a quelli in Medio Oriente, ma al muro virtuale presente in Cina, dove il divieto di navigare in rete isola i giovani cinesi dal resto del mondo.
Il politologo Aleksander Smolar ha denunciato la stanchezza dell’Unione Europea e la sua incapacità di proporsi nei confronti degli stati membri, per il momento, non come entità politica, ma solo in funzione d’assistenza. Il progetto degli Stati Uniti d’Europa sembra svanito o in ogni modo rimandato. Secondo lo studioso americano Timothy Snyder l’esperienza storica dei paesi postcomunisti può rappresentare un grande potenziale per la costruzione dell’identità europea. L’unico rischio da evitare in questo percorso è non inciampare in quella che lo storico definisce la prassi europea, vale a dire l’abitudine a raccontare la storia in chiave ideologico − nazionale. Snyder si è soffermato anche sul possibile ruolo strategico in materia di politiche ecologiche ambientali, che la Polonia potrebbe rivestire nei futuri rapporti con l ’America.
Alla conferenza si è dato spazio anche a temi economici grazie alla partecipazione di Jerzy Osiatyński, ex ministro delle finanze nel governo di Hanna Suchocka e deputato al Sejm negli anni 1989 − 2001. Il suo intervento ha preso in analisi le riforme economiche realizzate dal piano Balczerowicz e la terapia shock a cui fu sottoposta la Polonia, dopo il crollo del comunismo, per convertire rapidamente l’intero apparato economico dello stato al sistema del libero mercato. Il giornalista francese Bernard Guetta si è soffermato sulle ripercussioni sociali e politiche delle riforme del piano Balczerowicz, che in Polonia causarono l’impennata dell’inflazione, la sfiducia dei polacchi nei processi di trasformazione e il ritorno dei postcomunisti al potere.
Il giornalista ceco Jan Macháček ha fornito un quadro poco incoraggiante sulla situazione dopo l’Ottantanove nella Repubblica ceca, dove l’élite ha smesso di interessarsi alla vita politica del paese favorendo la crescita indisturbata di lobby e dove la mancanza dell’osservazione delle leggi ha generato un profondo senso di sfiducia nei cittadini.
La conferenza, con l’intervento della giornalista Rita Pawlowski, ha affrontato il tema del ruolo delle donne subito dopo la riunificazione della Germania e la nascita, nei paesi dell’ex blocco sovietico, dei primi movimenti femministi di protesta contro i disagi e l’esclusione dalla vita pubblica e politica. Si è messo in evidenza, nel corso del dibattito, il paradosso che hanno vissuto le donne dell’Est, la conquista della libertà per loro ha corrisposto, infatti, ad una limitazione dei diritti economici, sociali e riproduttivi. Con il muro è crollato venti anni fa anche il sogno di emancipazione e parità dei loro diritti.

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