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Stranieri in Italia 6,5%

Italia, cresce la popolazione grazie agli immigrati
(Teleborsa) – Roma, 20 nov – Alla fine del 2008 i residenti in Italia sono 60.045.068, circa 426.000 in più rispetto all’anno precedente. Questo incremento si deve al saldo attivo del movimento migratorio (+434.245 unità) che neutralizza l’effetto negativo del saldo naturale (-8.467 unità). E’ quanto emerge dall’annuario statitisco 2009 dell’Istat, che offre un ritratto completo e aggiornato del Paese, a testimonianza dell’ampiezza del patrimonio informativo prodotto dalla statistica pubblica.
Sempre a fine 2008 gli stranieri residenti sono 3.891.295, 458.644 in più rispetto all’anno precedente. Essi rappresentano il 6,5% della popolazione totale. La maggior parte degli stranieri proviene dall’Unione europea (29,1%), seguono l’Europa centroorientale (24,1%) e l’Africa settentrionale (15,6%).
In Italia la fecondità delle donne si attesta nel 2008 a 1,41 figli per donna (da 1,37 nel 2007). Prosegue dunque il trend crescente osservato dopo il 1995, anno in cui, con 1,19 figli per donna, la fecondità ha toccato il punto minimo. All’interno dell’Unione Europea a 27 Paesi (dati 2007), l’Italia si colloca nella parte bassa della graduatoria, affiancata da Germania e Malta, comunque sopra Polonia (1,31), Romania (1,30) e Slovacchia (1,25).
Nel 2008 i matrimoni segnano una battuta d’arresto dopo la ripresa osservata l’anno precedente, passando da 250.360 a 249.242. Il tasso di nuzialità è invece stabile al 4,2 per mille. Pur in calo da diversi anni in termini relativi (dal 75,3% del 2000 al 62,8%), il matrimonio religioso resta la scelta più diffusa per le coppie che decidono di fare il “grande passo”. È soprattutto nelle regioni meridionali a prevalere un modello di tipo tradizionale, la percentuale dei matrimoni celebrati con rito religioso è del 77,3% contro il 51,1% del Nord e il 56,2% del Centro.
Prosegue il processo di invecchiamento della popolazione, al punto che ormai un italiano su cinque è ultrassessantacinquenne. I “grandi vecchi” (dagli ottanta anni in su) rappresentano il 5,6% della popolazione italiana. A fine 2008 l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) registra un ulteriore incremento, raggiungendo un valore pari al 143,1%. Nella graduatoria internazionale (dati 2007), la Germania, con un indice pari a 146,4, è il paese maggiormente investito dal fenomeno dell’invecchiamento, seguita dall’Italia. Bulgaria e Grecia sono gli altri paesi dell’Unione europea in cui la popolazione ha una struttura per età particolarmente anziana.

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