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Incontro con Varlam Salamov

Arcipelago Salamov. Un grande scrittore nell’inferno del Gulag
Mercoledi 24 febbraio 2009, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dellEuropa Orientale organizza l’incontro-dibattito Arcipelago Salamov. Un grande scrittore nell’inferno del Gulag. Intervengono Giovanni Bensi e Sergio Rapetti.
Con i Racconti della Kolyma, Varlam Salamov viene ad occupare un posto di assoluto rilievo nella letteratura russa del Ventesimo secolo. Salamov non è solo un grande letterato: egli ci racconta la quotidianità del Gulag e il suo orrore assoluto. Nella sua riflessione , ha osservato Stefano Garzonio, dove il lager si pone come il male assoluto, Salamov tende a superare il concetto stesso di “letteratura”, attraverso la brevità, la semplicità, la chiarezza dell’esposizione. Ne deriva una sorta di etnografismo basato sul dettaglio quotidiano, dietro il quale si cela l’idea che “ciò che si soffre con il proprio sangue si realizza sulla carta come documento dell’anima”.
I suoi Racconti della Kolyma costituiscono una testimonianza irripetibile, tanto da spingere il grande regista Andrei Tarkovskii ad annotare nei suoi Diari. Martirologio: “Salamov ci racconta della sofferenza con una verità e un’integrità tali, le sue uniche armi sono queste, che ci costringe a soffrire con chi è stato all’Inferno e inchinarci a lui. Dante era temuto e rispettato perché era stato all’Inferno! Ma era un inferno immaginario il suo, mentre Salamov ha conosciuto l’Inferno vero. Ed è risultato ben più terribile”. Un inferno, il lager, il Gulag, che per Salamov è fatto a somiglianza del mondo, così che lo scrittore riesce a indagare profondamente il processo di disumanizzazione di cui è permeato l’universo concentrazionario.
Alcune mie vite (sottotitolo: Documenti segreti e racconti inediti), è il volume da poco pubblicato dalla Mondadori, a cura di Francesco Bigazzi, Sergio Rapetti e Irina Sirotinskaja. In questo libro sono raccolti dei materiali inediti nel nostro paese (fra cui quelli relativi ai tre cosiddetti processi subiti dallo scrittore). Bigazzi rievoca la scoperta dei documenti negli archivi dell’ex KGB. Rapetti tratteggia un magistrale ritratto dello scrittore, affrontando i temi centrali della sua esperienza spirituale e creativa, e fornisce al lettore uno strumento affinato per avventurarsi nel mondo artistico e spirituale di Salamov, descrivendone la complessa e rigida struttura morale, dall’entusiasmo del giovane rivoluzionario alla essenziale, laconica, precisione del prigioniero nel suo accostarsi alla memoria, al mondo, alla vita.
Liberato dal Gulag dopo la morte di Stalin, Salamov vivrà un’esistenza precaria, segnata da problemi di salute e dai dolori famigliari (la separazione dalla moglie e la figlia che lo rinnega). In questi anni sarà completamente assorbito dal lavoro sui Racconti della Kolyma. Nel 1979 per le sue precarie condizioni fisiche viene trasferito in un pensionato per anziani, cui seguì, nel gennaio 1982, il forzoso trasferimento in un ospedale psichiatrico, dove morì pochi giorni dopo.
“Elemento socialmente nocivo”, Salamov sarà “riabilitato” dalle strutture burocratiche del potere solo nel 2000. La sua grandezza era già stata da tempo riconosciuta fuori dall’Unione Sovietica e dalla Russia. Già nel 1978 Piero Sinatti tradusse in italiano una sua raccolta di racconti.
A discutere sullo scrittore e su questo volume, intervengono Giovanni Bensi e Sergio Rapetti, mercoledi 24 febbraio 2009, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55).
Alcune mie vite di Varlam Salamov è pubblicato da Mondadori (pp. 304, Euro 25,00)

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