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Smolensk – spunti italiani

Su La Repubblica Timothy Garton Ash scrive delle “due Katyn” e delle “nuove speranze della Polonia” ricordando come Paesi del rango della Gran Bretagna sono stati per decenni complici della menzogna con cui si attribuirono i massacri di Katyn ai nazisti. Ricorda di aver partecipato alla cerimonia di inaugurazione di un monumento alla memoria di Katyn in un cimitero di Londra nel 1976: “La stele portava nuda e cruda l’iscrizione ‘Katyn 1940′, e la data diceva tutto. Il governo britannico non inviò alcun proprio rappresentante e proibì ai militari in servizio di presentarsi in uniforme. Il governo di sua Maestà non aveva ricevuto ‘prova soddisfacente’ della colpevolezza dei russi, furono le parole ambigue di un portavoce del Ministero degli esteri, a onta perenne della Gran Bretagna”.
La Stampa intervista il presidente del Parlamento Eurorpeo Jerzy Buzek: “La nostra seconda Katyn apre il dialogo con Mosca. Buzek dice di non essere mai stato sfiorato dal dubbio che quello di Smolesk non sia stato un incidente, “è una catastrofe che non ha matrice politica, se non quella di essersi verificata in un luogo molto simbolico”. Si dice convinto che i russi abbiano “fatto il possibile per evitare la tragedia”, e aggiunge: “Abbiamo dovuto attendere un lungo tempo per avere una reazione da Mosca sull’eccidio. Dopo i fatti di sabato ne hanno parlato le radio e le televisioni. Adesso tutti sanno”. “Siamo stati costretti ad anticipare il voto presidenziale. Ora auspico una profonda discussione politica nel nome di una Polonia migliore. Potrà anche essere accesa e dura, tuttavia è necessario pensare al bene comune. Il momento lo richiede”.
Il Foglio interpella due esperti, Francesco Cataluccio e Jerzy Pomianowski, che avrebbe dovuto essere sull’aereo come membro della commissione russo polacca su Katyn, in un articolo dal titolo “Ora la Polonia non vuole impantanarsi nella retorica antirussa”. E’ una analisi che si concentra su chi potrebbe prendere il posto di Kazcynski, sul ruolo del fratello Jaroslaw, sui rapporti con la Russia, e sulla buona performance dell’economia polacca in questi anni, ma anche su quella che viene definita l’incognita di Radio Maria, che a suo tempo sostenne convintamente i fratelli Kazcynski. Lo stesso Francesco M. Cataluccio firma un commento su Il Sole 24 Ore dedicato alla morte dell’élite polacca nell’incidente a Smolensk: “Ma a Katyn la storia non è tornata indietro”.
Fonte: RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini

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