Katyn oggi in Italia
dalla RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini
Katyn – Su Il Sole 24 Ore la corrispondenza da Mosca racconta la decisione del Presidente Medvedev di mettere online le prove dell’eccidio di Katyn. Ci si riferisce a 7 documenti, tra i quali la lettera scritta da Beria nel 1940, in cui il capo della polizia segreta di Stalin propone la pena capitale per i prigionieri di guerra polacchi. Sulla proposta, in inchiostro blu, Stalin scrisse “Za”, ovvero favorevole. E poi il proprio nome, seguito dalle firme degli altri membri del Politburo. Scrive Il Sole che di 183 volumi di documenti, 116 sono ancora tenuti segreti. Medvedev ha promesso che alla pubblicazione di ieri ne seguiranno altre. In attesa delle grandi celebrazioni del 9 maggio per il 65° anniversario della vittoria, il Cremlino enfatizza così il distacco da Stalin per non macchiare il ruolo dell’Urss nella sconfitta sul nazifascismo.
Su La Stampa si scrive anche che il server dell’archivio di Stato russo che ha reso disponibile online i documenti sulla strage è stato mandato in tilt da due milioni di visitatori. La decisione di Medvedev, motivata dalla dichiarazione secondo cui “la Russia non ha nulla da nascondere” ed è “un dovere” compiere questo gesto, viene contrapposta a quello che fu l’attegiamento di Vladimir Putin che, da Presidente, decise di secretare 116 faldoni su 183 del dossier Katyn, e contemporaneamente i tribunali russi respinsero la richiesta di considerare genocidio la strage dei polacchi. Sulla stessa pagina una analisi di Enzo Bettiza, per cui il gesto di Mosca è una scelta “tra simbolismo e realpolitik”: E’ la “diplomazia del rimorso” la nuova linea di Mosca. Con l’Ucraina usa l’energia, con la Polonia riscrive il passato. Così il Cremlino punta ad allargare la sua influenza ad est. Ricorda Bettiza che i due terzi dei faldoni contenenti “come in un racconto metafisico di Borges, tutti i nomi dei carnefici e delle vittime, non sono stati ancora ‘declassificati’. Gran parte resta ancora blindata negli archivi della polizia segreta in Bielorussia che, per quanto satellizzata, non è più Russia”.
Una analisi di Giovanni Belardelli compare invece sul Corriere della Sera: “Adesso anche i russi sapranno dello sterminio (ma ci sono ancora segreti)”. Si ricostruisce anche l’impegno che i vertici sovietici misero, durante e dopo l’epoca di Stalin, nel compiere una opera di falsificazioni che forse non ha l’eguale nella storia contemporanea, attribuendo il massacro ai nazisti. Un’opera di falsificazione in cui venne inzialmente coinvolto lo stesso Gorbaciov, poiché sul finire degli anni 80 dichiarò che i documenti su Katyn non erano stati ritrovati ancora negli archivi sovietici. Scomparsa l’Urss, nel 2004, ai tempi della presidenza Putin, la procura militare della Federazione russa pose il segreto di Stato su una parte dei documenti relativi a Katyn: gli stessi che oggi continuano a restare segreti. Questo “riduce forse l’importanza della decisione” di Medvedev, “ma non la annulla affatto”.


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