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Polacchi di Haiti

INTERVISTA DI WOJCIEH JANIKOWSKI A IJOLA MARTINELLI SULL’INCONTRO ALL’ISTITUTO POLACCO SUI POLACCHI NERI AD HAITI
Wojciech: Mi è dispiaciuto molto di non essere venuto ma avevo promesso ad Alessandra di partecipare alla sua mostra.
Ijola: Ti sei perso un evento straordinario. Erano presenti la simpaticissima ambasciatrice di Haiti Geri Benoit, il nostro ambasciatore Jerzy Chmielewski, il direttore dell’Istituto polacco Jaroslaw Mikolajewski, gli autori della mostra fotografica i reporter Swiatoslaw Wojtkowiak e Barbara Kaja Kaniewska e l’antropologo Leszek Kolankiewicz. E’ stato presentato il film sui polacchi ad Haiti “ Les polonais”. Lo puoi vedere sul you tube all’indirizzo: parte 1 = parte 2 = parte 3 = parte 4 = Lo hai già visto?
W.: Sì e mi ha impressionato la fierezza con la quale uomini dalla pelle nera affermavano di essere polacchi. Perché ci tenevano tanto ad essere polacchi ?
Ij.: Erano i discendenti di un contingente polacco mandato da Napoleone per soffocare la rivolta della popolazione nera contro i francesi. Erano circa 4500, molti di loro, non riconoscendosi nel ruolo di oppressori, si schierarono dalla parte dei ribelli, in centinaia rimasero sull’isola e fondarono alcuni villaggi di montagna tra cui il più importante Cazale in cui è nata l’ambasciatrice di Haiti a Roma che abbiamo incontrato l’altra sera. La Polonia è per loro la patria della libertà e per questo si considerano polacchi con grande fierezza.
W.: Hanno anche subito delle persecuzioni.
Ij.: Sì, il loro spirito indipendente era mal visto dalle dittature di Haiti particolarmente nel 1969; ai tempi del terribile dittatore Duvalier nella località Cazale 29 persone sono state trucidate e 60 case bruciate.
W.: Molti hanno dichiarato di voler venire in Polonia per conoscere i propri parenti.
Ij.: Spero che li aiuteranno a compiere questo loro sogno perché sono molto poveri. Molti di loro hanno cognomi di famiglie polacche importanti, come ad esempio Potocki accorciato in Potò per esigenze linguistiche locali.
W.: Ho visto guardando su internet le foto della mostra all’ Istituto, alcuni di loro che erano proprio bianchi sembravano polacchi sbarcati da poco da un aereo.
Ij.: La popolazione è in massima parte meticcia con alcuni neri ed alcuni bianchi. Ma vivono senza dare alcuna importanza al colore della pelle con un forte spirito di solidarietà. Non conta il colore della pelle, ma il senso di appartenenza all’identità polacca nel cuore.
W: Come vivono ?
Ij.: La popolazione di Cazale vive in maggior parte occupandosi della coltivazione di frutta e ortaggi e di piccolo artigianato. Hanno bisogno di tutto: di scuole, di centri medici e principalmente di strade perché nel periodo delle piogge la località diventa irraggiungibile.
W.: Nel 1983 è venuto da loro Giovanni Paolo II.
Ij.: E’ la data più importante della loro storia. E’ stata per loro una gioia indescrivibile ed insieme hanno pregato la Madonna Nera polacca portata più di duecento anni fa dai loro progenitori .
W.: Come hanno fatto a mantenere per più di duecento anni tradizioni polacche tagliati completamente da ogni legame con la Polonia ?
Ij.: I valori ideali sono eterni. La Polonia ha combattuto sempre per la sua libertà pagando enormi tributi di sangue. Anche loro hanno fatto lo stesso in nome della loro origine polacca e per questo facciamo parte della stessa nazione. Inoltre secondo la costituzione polacca i figli di padri polacchi, ovunque nascano, sono legalmente polacchi. Abbiamo dunque dei connazionali valorosi di pelle nera ed io personalmente ne sono molto fiera.
Wojciech e Ijola

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