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Una seconda Katyn? NO

Basta! con lo stereotipo della “seconda Katyn”
— NO. A Smolensk è stato un incidente. A Katyn un crimine di massa, un classicidio, una pulizia di classe al limite della pulizia etnica. A Smolensk hanno perso la vita 96 persone, a Katyn oltre 4 mila, in tutti gli eccidi del 1940 di cui Katyn è il simbolo più noto oltre 22 mila. Sovrapporre e confondere i due eventi non solo non è storicamente giusto, ma, distorcendo e mistificando quanto accaduto a Smolensk,  “banalizza”  Katyn e fa torto alle oltre 4 mila vittime polacche eliminate in quella foresta. E non mi interessa se – come mi ha detto un amico – la formula “giornalisticamente funziona ed è attraente per il lettore”. L’equazione Smolensk= seconda Katyn è sbagliata, punto.
— Neppure sono d’accordo con chi scrive che ora in Polonia c’è il vuoto politico assoluto. Al contrario, la vita va avanti, le istituzioni funzionano, i meccanismi democratici ci sono e hanno retto, le persone scomparse sono state in parte sostituite. In parte si tratta del “normale” vuoto pre-elettorale in cui tante cose si “fermano” in attesa dei nuovi equilibri che usciranno dai risultati elettorali. Certo, tutti i polacchi hanno risentito il duro colpo emotivo suscitato dall’incidente aereo di Smolensk. Tutti elaborano il lutto, chi più chi meno, chi più lentamente chi meno. Ma la maggioranza non si può dire che abbia oggi “il vuoto dentro”. Anche questa è un’esagerazione. Non metto in dubbio il dolore di chi ha perso una persona cara o di chi partecipa al lutto collettivo. Nutro crescenti idiosincrasie per un certo modo superficiale e al contempo mistificante di descrivere le società, di trattare temi seri, importanti. Il problema è soprattutto dei giornalisti, ma non solo. In tutti gli ambienti trionfa il modello  “bar sport” in cui ciascuno dà fiato alle trombe…
— Per dirla in altre parole: nei tanti testi che si leggono in giro sulla Polonia, pochi sono quelli che cercano di “fotografare” il più possibile la situazione, analizzando il “terreno” per quello che è, cercando di capire. La maggioranza degli autori usa frasi fatte e facili metafore, ripete il sentito dire, recita a copione, “fa la sceneggiata”.

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