La II guerra vissuta a Roma da un ragazzo polacco
LA GUERRA VISTA DAI RAGAZZI POLACCHI A ROMA
di Wojciech Janikowski
Quando la guerra era finita io avevo dieci anni. Quello che mi stupisce oggi è che allora percepivo la guerra come una situazione assolutamente normale che sarebbe durata per sempre. La fame era normale visto che tutti avevano fame ed era segno di cattiva educazione lamentarsene. Le bombe erano normali visto che cadevano sugli altri. In via Cornelio Celso , dove abitavo , una bomba era caduta su una palazzina che era stata rasa al suolo. Nessun morto perché gli abitanti si erano rifugiati in campagna . Tutto bene dunque. La strada era cosparsa di fotografie e di lastre fotografiche. Ne presi qualcuna perché mi dispiaceva vederle per terra. C’erano rappresentati diversi uomini barbuti e molti bambini che non conoscevo. Misi le fotografie in un cassetto e lì restarono per sempre. Quando vidi le immagini del terremoto all’Aquila le trovai proprio uguali a quelle della guerra. La guerra è finita ? Per niente, solo che adesso continua nelle zone terremotate ad opera della natura con case rase al suolo e fotografie sparse per la strada.
Una differenza però c’è : mentre nella guerra il pericolo viene dal cielo, nel terremoto il pericolo viene dalle viscere della terra. Sono brutti tutti e due. Quando il mio letto a Roma cominciò a tremare durante il terremoto in abruzzo ebbi la stessa sensazione dell’allarme aereo : da qualche parte succedevano dei guai. Quando ci fu il bombardamento di San Lorenzo io e mio fratello invece di andare nel rifugio andammo sul terrazzo dell’istituto Massimo dove abitavamo per maggior sicurezza. Vedemmo in cielo centinaia di fortezze volanti che sembravano tanti puntini lucenti al sole e vedemmo scendere giù come uno sciame di moscerini migliaia di bombe. Mio fratello si precipitò a casa nostra per vedere se era successo qualcosa, per fortuna non era successo niente, c’era solo una puzza terribile perché era stato bombardato anche il cimiero del Verano e moltissime tombe erano scoperchiate. A piazza Galeno ,vicino a casa nostra, una scheggia aveva tranciato il filo dell’alta tensione del tram che era caduto su di una povera vecchietta fulminandola. Il papa era andato a confortare i feriti di san Lorenzo, Mussolini se ne stava tranquillo a villa Torlonia a cento metri da casa nostra, i militari tedeschi passeggiavano per le strade, insomma tutto era tornato normale . Polacchi, italiani e tedeschi ascoltavano tranquillamnte Chopin con i dischi e volte anche alla radio.
I bombardamenti di notte erano frequenti. Gli abitanti dei piani superiori venivano a casa nostra al piano terreno, reputata più sicura. Le cantine erano considerate troppo umide. Noi ragazzi ci rifugiavamo sotto il canapé del salotto ,posto di assoluta sicurezza. Lì spesso si facevano discussioni politiche in cui io cercavo di spiegare con scarso successo, vista la situazione, che gli americani erano buoni e i tedeschi cattivi.
Quando non si sentivano gli spari della contraerea a volte io e mio fratello andavamo in terrazzo e spesso si vedevano incendiati i paesi come Frascati e Albano sulle montagne. Non percepivo niente di tragico perché pensavo che le popolazioni stavano nei rifugi e le case sarebbero state ricostruite, magari anche più belle .
Mio fratello, Alf Gavronski e Pawlikowski tutti sedicenni ebbero la bella pensata di raggiungere gli americani sbarcati ad Anzio per arruolarsi. Furono naturalmente presi da militari tedeschi loro coetanei e messi al muro per essere fucilati. Venne una incursione aerea, i tedeschi scapparono nei rifugi e i tre Caballeros tornarono sani e salvi a casa.
Mio padre era costantemente attaccato alla radio ad onde corte per avere notizie. Un giorno disse che gli sembrava che la guerra potesse finire. In effetti quale tempo dopo arrivarono i carri armati americani sulla via Regina Margherita, vicino a casa nostra. Distribuivano caramelle e cioccolta alla folla che si era radunata sui marciapiedi. Alcuni genitori del nostro palazzo dicevano ai loro figli che non bisognava andare perché non si poteva festeggiare una guerra persa con caramelle e cioccolata. Dato che la relazione tra caramelle, cioccolata e guerra era piuttosto vaga andammo tutti a festeggiare i carri armati americani inaugurando i primi casi di disobbedienza civile del futuro ordinamento democratico.


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