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Maddalena Crippa commuove e diverte Napoli (lunedì 22 novembre al Festival della traduzione)

Ecco il Report di Domenico Ingenito da Napoli:
“Ragazzi, è stato emozionante, se ci penso mi rivengono le lacrime agli occhi. Migliore forma possibile degli inizi. E’ stato grandioso, e sarà ancora tutto più bello. Ho appena scritto un report, scusate se trasuda troppa emozione”.
LUNEDI 22 NOVEMBRE – ORE 19.00, Università L’Orientale, Rettorato, via Partenope 10/A. Inaugurazione. Saluti Prof. Lida Viganoni (Rettore dell’Università di Napoli “L’Orientale”). Napoli in traduzione. Voci di Anna Maria Ortese, Ingeborg Bachmann, Hans-Werner Henze interpretate dall’attrice Maddalena Crippa. Intervento musicale al violoncello a cura del Conservatorio San Pietro a Majella. A cura di Domenico Ingenito e Daniela Allocca.
Napoli si fa bella esprimendosi in tutta la sua potenza musicale, teatrale, plurilinguistica e culturale. Il Rettorato dell’Università l’Orientale ospita l’evento inaugurale dell’atteso Festival della traduzione “Tradurre (in) Europa”, punto culminante della Biennale E.S.T., Europa Spazio di Traduzione: 61 eventi con più di 100 ospiti, poeti, critici, attori, musicisti, letterati, articolati in 10 percorsi tematici distribuiti su 8 giorni in 24 suggestivi luoghi con 57 partner locali, nazionali, internazionali (tra cui 10 università). E con 42 lingue parlate ed esaminate al microscopio, senza contare i dialetti e le lingue antiche.
L’ingresso monumentale del Rettorato si apre a tutta la città alle ore 19:30, quando il rettore, Prof. Lida Viganoni, consacra la traduzione come sottile strumento di comprensione profonda e opportunità di rinascita culturale: “tradurre è scrivere a fronte alta, guardando lontano: solo chi è sceso nel particolare senza perdere di vista la linea dell’orizzonte sarà in grado di pensare nello stesso tempo due o più lingue, due o più culture”.
La voce maestosa di Maddalena Crippa, tra le più acclamate attrici italiane di teatro, protagonista de I Demòni diretto da Peter Stein, ha fatto rivivere le pagine di una Ortese che legge Napoli come un testo da ritradurre altrove, in un linguaggio che contamina atmosfere vulcaniche e ispaniche, cieli leggeri e pesantezza del vivere. Per Ortese la scrittura è scandalo, “reato di aggiunta e mutamento”, proprio come la traduzione, rivoluzionario strumento di scavo profondo nelle lingue e nei testi, che aggiunge materia alle forme del mondo e nel mutarle rende loro lealtà in una misura più intima.
La salvezza cui Napoli aspira, resa dalle parole della Ortese, fatta rivivere nella voce di Maddalena Crippa e fortificata dal carteggio tra Hans Werner Henze e Ingeborg Bachmann, consumarsi nel corpo dell’anima di un amore impossibile, è il senso di una continua sopraffazione del bello; lontana dal buio e dalla mistificazione di questi nostri tempi, sorpresi dal trasferimento immediato da un luogo all’altro, da stato interno ad altro stato.
Sono state le nascite e le distruzioni mediate dalla voce dell’attrice, coronata dall’accompagnamento al violoncello di Aurelio Bertucci, che hanno accolto e donato corpo vivo all’invocazione alla salvezza intonata nei Canti di un’isola di Ingeborg Bachaman. Il profondo che chiama Napoli, la stessa profonda materia ctonia fatta di “sassi fusi sotto il suolo” che nelle sinergie internazionali coordinate dall’Orientale portano alla luce tutto ciò che è splendore senza fine nella Napoli che guarda se stessa e al contempo il mondo che la circonda.
Dopo trenta minuti di ascolto in religioso silenzio da parte di una fitta platea di docenti, passanti, studiosi, studenti, giornalisti, librai e sognatori, Camilla Miglio espone il senso vero di questo Festival, che per la prima volta non solo a Napoli, ma in Europa, celebra la traduzione e tutta la sua portata umanistica, non solo dall’alto dell’Accademia verso il basso, ma anche dalla cultura popolare che si fa viva nelle tradizioni colte del patrimonio partenopeo proiettato su Medieterraneo, Europa e Medio Oriente.
Questo è solo il primo, struggente appuntamento che apre una settimana fitta d’incontri: si spera, lascino una traccia indelebile nel tessuto culturale della città. Starà alle istituzioni e ai cittadini dal lungo sguardo cogliere il senso di tutto questo lavoro, dove gratuità del sapere e ricerca di comprensione dell’altro sono un atto di amore in forma pura nei confronti di una delle città più belle del mondo.
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Per altre info sul Festival vedi i post precedenti e successivi

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