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La Chiesa polacca dopo il 1989

La Chiesa polacca vista da Adam Boniecki
di Elzbieta Cywiak
(che ringrazio per aver messo a disposizione i suoi appunti sulla conferenza che Don Adam Boniecki ha tenuto presso l’Istituto polacco di Roma lunedì 22 Novembre 2010, alle ore 18.00, sul tema: “Il contesto religioso in Polonia dopo il 1989”)
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“Senza il Cristo non è possibile capire la storia della Polonia”. Questa affermazione, ormai famosa, pronunciata da Giovanni Paolo II il 2 giugno 1979 a Varsavia, davanti ad una sterminata folla di connazionali, ha contrassegnato il ciclo di conferenze “Il Cristianesimo in Polonia”, organizzato dall’Istituto Polacco di Cultura a Roma. Gli incontri che hanno esaminato dal punto di vista prettamente storico l’affermarsi in Polonia della tradizione cattolica latina oltre alla formazione del suo pluralismo religioso, sono stati conclusi da Don Adam Boniecki che ha dedicato il suo intervento al contesto religioso in Polonia dopo il 1989. 
Questo sacerdote-giornalista (per undici anni direttore dell’edizione polacca dell’“Osservatore Romano” e attualmente direttore di “Tygodnik Powszechny”, settimanale cattolico di taglio socio-culturale e d’opinione), amico di Wojtyla sin dai tempi dell’episcopato a Cracovia, ha confermato, nella sua articolata e disinvolta esposizione, il suo fascino oratorio e la sua fama di fautore di un cattolicesimo aperto al dialogo. Come punto di partenza Don Boniecki ha scelto di mettere in rilievo il contributo essenziale offerto da Papa Wojtyla per liberare la Polonia e la sua Chiesa dal regime ateo-comunista, ma forse ancora di più la straordinaria rivoluzione spirituale che egli estese al cattolicesimo polacco.
Così la Chiesa polacca, dopo la svolta del 1989, non solo ha acquistato in tutto il paese la sua piena visibilità, ma ha anche assunto un carattere meno provinciale, rifacendosi ad una dimensione più universalista. E’ utile alla comprensione richiamare uno degli esempi più pregnanti indicati da Don Boniecki, quello secondo cui, dopo le aperture compiute da Giovanni Paolo II dal soglio pontificio agli ebrei, certi atteggiamenti e discorsi a volte tradizionalmente presenti tra il clero polacco (come il complesso problema dell’antisemitismo nel paese) hanno cominciato ad essere percepite come del tutto fuori luogo.
Ma è la nuova situazione in cui si è trovata la Chiesa polacca con le profonde trasformazioni dell’intero sistema politico ed economico della Polonia che ha richiamato maggiormente l’attenzione del sacerdote-giornalista. Soprattutto dopo la firma del Concordato tra la Santa Sede e la Repubblica di Polonia (1993), ratificato ben cinque anni dopo (1998) quando già fu promulgata la nuova Costituzione nel 1997. In questo modo la disciplina statale in Polonia ha acquistato in materia religiosa una certa stabilità e si è avvicinata ai modelli elaborati nei paesi a democrazia liberale. Tuttavia Don Boniecki con la franchezza che gli è propria, non ha sottaciuto alcuni aspetti del Concordato che, agli occhi di ampi strati della società polacca, sembrano garantire alla Chiesa privilegi sia giuridici sia finanziari. Così come non ha tralasciato il difficile e delicato capitolo della cosiddetta “lustracja”, cioè quel processo di verifica il cui obiettivo era quello di svelare chi avesse intenzionalmente collaborato con la polizia segreta comunista e che ha portato alla scoperta delle carte riguardanti il clero (da ricordare il caso del Presule Wielgus costretto a rinunciare alla carica di arcivescovo di Varsavia).
Nessuno sconto comunque ha voluto concedere Don Boniecki nel giudicare l’attuale Chiesa polacca messa di fronte alle sfide del dialogo del cattolicesimo con l’altro pensiero sviluppatosi in Europa, quello laico, illuminista e liberale, anche nei temi dell’etica sessuale. Ha lodato uno dei vescovi polacchi, Tadeusz Pieronek per aver escluso la scomunica da parte della Chiesa di coloro che si esprimono a favore della fecondazione “in vitro” a differenza di altri esponenti dell’Episcopato, ma ha stigmatizzato “il profilo basso” assunto dalla Chiesa polacca riguardo al conflitto manifestatosi tra i polacchi sulla collocazione pubblica della Croce davanti al Palazzo presidenziale di Varsavia per commemorare la tragedia dell’aereo avvenuta nei pressi di Katyn  nell’aprile scorso. Poiché la Chiesa avrebbe dovuto intendere la Croce come segno di riconciliazione, del sacrificio e della solidarietà umana e invece, in quel caso, ciò aveva assunto un significato molto più che confessionale, addirittura del logo di un partito politico, del segno di lotta e di contrapposizione. L’incontro con Don Boniecki ha confermato in pieno, quindi, il  ruolo preminente della Chiesa in quella parte della religiosità cattolica polacca che si rivela la più aperta e rispettosa per chi crede e pensa diversamente, tollerante in base proprio al precetto di amore verso il prossimo, anche se diverso.
Roma, 24 novembre 2010, Elzbieta Cywiak

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