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Segno dei tempi. Successo vero del Festival della traduzione a Napoli.

Comunicato finale
In un momento di estrema difficoltà per la città di Napoli e per l’Università italiana il festival “Tradurre (in) Europa”, tappeto babelico steso su luci e ombre, istituzioni e università, gallerie e caffé, librerie e musei, ha dimostrato che la cultura partenopea e italiana, ma anche l’opinione pubblica, sono ben sveglie e vive, se solo si propone all’attenzione qualcosa di importante e profondo. Le centinaia di giovani e meno giovani partecipanti ai più di 80 incontri proposti dal festival tornano a casa forse confortati. Si è  sperimentato il contrario della paura dello straniero, delle lingue, delle culture lontane. Si sono riscoperte le culture oltreconfine, più vicine ma spesso non meno imperscrutabili: la città risuonava di accenti e gesti, note e immagini in lingue e linguaggi orientali, occidentali, africani, sudamericani, o dall’estremo nord. Voci dall’antica Grecia, dall’antica Persia, ma anche da Medioevo latino, irlandese, germanico. romanzo. Gare di traduzione da classici latini in forma di poetry slam che hanno coinvolto le scuole di tutta Italia.
C’è un bisogno diffuso di riflessioni di qualità, di “parole alte dette ad alta voce”, di lezioni in senso ampio, di profondità, intelligenza, scavo; di corpo a corpo tra le diverse lingue, di formazione alla cittadinanza nel mondo.
Molte sono state infatti, accanto alle indimenticabili letture di grandi classici in molte lingue, le indicazioni formative e professionalizzanti, con affollatissimi incontri ad hoc sul mestiere, la pratica, le difficoltà e le gioie del tradurre.
E’ emersa in tutti gli incontri l’importanza della lettura e della ri-lettura. Non possiamo accontentarci di ascoltare un classico una volta per tutte, non possiamo restare fissi in una idea di passato che si trasformi in norma incontrovertibile. E’ questo, anche, il lato profondamente politico dei discorsi che percorrevano il festival: l’idea di profondità, di apertura, ma anche la dinamica delle lingue che incarna una energia trasformatrice e di per sé democratica, contro ogni fissazione e sclerotizzazione del reale. Perchè tradurre e rileggere insieme, in collettività, in pubblico, significa rimettersi in gioco e sottoporsi a verifica; significa ricordare pubblicamente l’etica delle scelte. Tradurre è ogni volta scegliere e prendersi la responsabilità di una scelta.
Questa la sintesi di molti discorsi affrontati da traduttori e autori accorsi da tutto il mondo a raccontare la propria esperienza e a leggere il proprio lavoro. La risposta del pubblico, soprattutto dei giovani, è stata straordinaria; ha funzionato quella che si chiamerebbe in gergo una “best practice”: la sinergia tra Università, con il forte impulso innovatore che promana dall’Università di Napoli L’Orientale, elementi della cultura locale, sul territorio, relazioni internazionali di una rete europea che si è anche allargata oltreoceano.
Il festival della Traduzione di Napoli, abbracciando retrospettivamente le tappe di Parigi, Vienna e Procida, si consegna alla memorie e speriamo al futuro come una sorta di Università volante, un seminario a tappe e permanente. Infatti non finisce qui, e già a Napoli si organizzano nuovi piccoli incontri multilingue, a grande richiesta. Camilla Miglio
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Gentili amici, sovrani di sguardi,
non vi nascondo che la rotonda napoletana sulla poesia medievale è stato uno dei momenti più intensi del Festival; ho ricevuto riscontri estremamente positivi, soprattutto da parte di giovani studiosi e studenti. E questo in seguito alla grazia con cui avete generosamente offerto le più belle perle della Vostra scienza. Inoltro la presente anche a Camilla Miglio, organizzatrice del Festival, per tenerla al corrente del meraviglioso slancio propositivo che l’incontro ha
prodotto.
Sono sempre più convinto del fatto che le letterature del passato hanno bisogno dell’esercizio vivo della voce perché restituiscano all’umano di oggi tutta la presenza vera che le alimenta. L’incontro, lo scambio, la declamazione e il confronto sono quindi in primo luogo atti di natura politica, al fine di contrastare la polvere e l’oblio a cui questi tempi vogliono ridurci, appiattendo la profondità della storia in questo triste eterno presente senza sensi né forme
d’orizzonte.
Pertanto, la proposta avanzata da FS è estremamente interessante. Io nei prossimi anni non sarò in Italia ma ho deciso di mantenere ben saldi i contatti e gli scambi con questo paese ormai sprofondato sino al collo nelle sabbie mobili dell’ignoranza e del nichilismo, sarei davvero lieto di partecipare sia al convegno Compalit che all’incontro di Lisbona.
Credo, inoltre, che sia giunto il momento di contrastare l’individualismo scientifico che contraddistingue il paradigma dominante delle nostre accademie. Come lascia intendere con grande acume GA, i terreni letterari che noi coltiviamo con studio e ricerca sono solcati da vasi comunicanti che si abbracciano reciprocamente da ogni lato e per ogni meridiano. Non tener conto di questi sostrati profondi significa relegare al definitivo irrigidimento autistico l’oggetto dei nostri studi.
Infine, vi invito a non perdere mai di vista la portata estetica del vostro lavoro. I miei maestri l’hanno fatto troppo spesso, e molti della mia generazione ne hanno pagato le conseguenze. In questa terribile crisi che attraversiamo, nel crollo di ogni valore, solo la bellezza potrà salvarci, se còlta nel suo più ampio versante etico.
Noi quasi-trentenni non sappiamo più cosa farcene di collezioni d’ossa.
Vi abbraccio, ché vi sfiori il mio più caloroso saluto. DI
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Carissimo F e cari amici,
la proposta è di quelle che personalmente mi solleticano, e non poco. La possibilità di far dialogare la letteratura bizantina con gli altri Medioevi è, almeno per me, un’occasione da non lasciar perdere. Ad es. a tavola con Domenico Ingenito, scambiando quattro chiacchiere, ci siamo resi conto di quanto sarebbe stato interessante, se ci fosse stato il tempo per un dibattito, parlare della poesia mistica persiana e bizantina e del comune retroterra neoplatonico.
Un caro saluto a tutti GA
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carissimi,
ingraziandovi tutti per la partecipazione alla tavola rotonda di Napoli, faccio seguito all’appello di Corrado Bologna ad attivarci per salvaguardare  l’interesse alle culture testuali del medioevo proponendovi di valutare la possibilità di creare un panel medievista nel prossimo convegno dell’Associazione Italiana di Letterature Comparate (che riguarderà il tema Letteratura e Legge, in data su cui aspetto informazioni) e/o una sessione medievista nel convegno di Lisbona (6-8 giugno 2011) organizzato dall’International Comparative Literature Association, ICLA), e in particolare dal suo Comitato di Storia delle Letterature Europee. Sarebbe, nel segno di un allargamento di Curtius alle letterature non classiche, una doppia occasione per continuare i discorsi di Napoli e il bel gruppo che mi pare si sia formato in quelle tre ore.
Un caro saluto FS
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cara dott.ssa S,
ad evento terminato, due righe per ringraziarla di tutto il lavoro, l’impegno e la competenza che avete profuso nella organizzazione di un evento così ricco e importante. E’ stata una bellissima esperienza, anche emozionante, trovarsi su un palco di teatro, con tanto pubblico accorso per sentire poeti e scrittori. Grazie di cuore per tutto.
Spero di avere altre occasioni di incontro.
Molti auguri per il suo lavoro!
a presto MAS
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cari tutti,
complimenti, complimenti, complimenti! Per la qualità de l’organisazione, la qualità degli eventi et la qualità de l’accoglienza! Que festival stupendo!
Vi ringrazio tutti di questa settimana indimenticabile!
Baci, abracci, buon Natale e auguri D
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Colgo l’occasione per ringraziarvi immensamente di avermi incluso così felicemente nel festival, che ha riunito i nostri cuori e i nostri sforzi organizzativi per creare un inedito nel panorama culturale italiano. Persone come voi amano quello che fanno e lo trasmettono creando iniziative e coinvolgendo il prossimo; questo è stato per me un’ispirazione intera, pregnante. Non dobbiamo adesso cullarci negli allori, né permettere che il gesso accademico risucchi la forza vitale del festival. Dobbiamo organizzarci secondo me per il dopo-festival, perché quello che si è creato cresca ancora con altre nuove iniziative e smuova il nostro paese.
Vi abbraccio tutti quanti, nessuno escluso, per queste giornate piene di vita e di viva cultura! O
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Diciamolo senza perifrasi: si torna da questo festival con le stive piene anche se dopo solo 1 giorno e mezzo di incontri (7!). Tanto di cappello!  E che cappello! Si sente l’orchestra e il gioco di squadra – fatto raro oltre che non banale. In treno ho raccolto pure il parere entusiasta di 2 degli ospiti…. PM
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…è stato splendido, appunto, rivedervi – o conoscervi. grazie mille a tutti di tutto. IF
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Intervista di Armando Adolgiso a Camilla Miglio
sul sito: Armando Adolgiso.it, Cosmotaxi, Tradurre (in) Europa: Camilla Miglio
Coordinatrice dell’iniziativa è stata Camilla Miglio.
Germanista e traduttrice, ha insegnato nelle Università di Pisa e di Napoli “L’Orientale”. Ora insegna alla Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Roma “La Sapienza”.
Ha pubblicato numerosi saggi sulla poesia del Novecento, sulla storia della cultura in ambito tedesco, sulla letteratura dell’età di Goethe, sulla teoria e storia della traduzione. Ha tradotto volumi di Enzensberger, Kafka, Waterhouse, Liebeskind.
Ha fondato il sito “Il Porto di Toledo. Testi e studi intorno alla traduzione”; ed è project manager del progetto “EST-Europa spazio di Traduzione” finanziato dall’Unione Europea. Al centro dei suoi interessi di ricerca negli ultimi anni: questioni di geografia letteraria e geopoetica; approfondimento dello spazio letterario delle letterature di lingua tedesca extraterritoriali (ebraico tedesche o tedesche delle minoranze dell’Europa centro-orientale); studi sulla traduzione (teoria e storia), in particolare le questioni legate alla riscrittura e alla citazione e alla traduzione tra Oriente e Occidente e le modificazioni del canone ad essa legate; studi sul ritmo e sui rapporti tra scrittura e arti (figurative e musicali). Nel 2010 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Federale di Germania il Bundesverdienstkreuz, e nel 2005 il “Premio Ladislao Mittner per la Germanistica” del DAAD e del Ministero degli Affari Esteri tedesco.
A Camilla Miglio ho rivolto alcune domande.
AA -Da quali esigenze e con quali premesse è nata l’idea di questa manifestazione?
CM -L’idea è nata dal lavoro di base di un gruppo di docenti e studenti dell’Orientale, che si è raccolta per anni introno a un seminario interdisciplinare “occidentale-orientale”, e dai corsi di teoria e Storia della Traduzione nella stessa università.
La particolarità, dal primo momento, è stata esporsi a lingue e suoni non conosciuti, prima ascoltati nel loro valore fonico, poi osservati sul testo (di solito proiettato da PC), provvisto di versione interlineare. Progressivamente si sono creati gruppi di traduzione in cui solo alcuni componenti conoscevano la lingua originale, e avevano il compito di spiegarla agli altri. Questo concreto lavoro di mediazione “metalinguistica” ha sviluppato in una intera generazione di studenti, ma anche in un buon gruppo di docenti, una grande sensibilità linguistica e culturale che va oltre l’idea di una traduzione come corrispondenza biunivoca tra lingua 1 e lingua 2, ma si configura come spazio in cui si esplora il diverso e lo sconosciuto, senza paura. I seminari storico-culturali, di cui cito solo alcuni titoli: “Esistono gli intraducibili?”, oppure “Patrie, territori mentali”, o ancora “Patrie in traduzione”, hanno fornito gli strumenti teorici per attrezzare e far partire una ricerca.
Abbiamo fondato un sito di studi e testi intorno alla traduzione lerotte.net in cui ancora raccogliamo i risultati del nostro lavoro. Ci siamo poi federati con altri centri di ricerca, a Vienna e Parigi 8, e abbiamo tentato la strada del finanziamento europeo. Ed eccoci qua. Una cosiddetta “best practice” che dimostra quanto ancora l’Università Italia sia viva, se solo si lascia spazio alla discussione vera, profonda e attenta, e al passaggio di saperi tra generazioni
.
AA – Al termine di quest’importante sessione di studi, fra le urgenze, culturali ed espressive, venute fuori sul piano internazionale, qual è quella alla quale lei attribuisce maggior rilievo?
CM – La presenza di una rete di giovani studiosi cittadini del mondo, e certamente d’Europa, che condividono un grande amore per l’arte e per la letteratura, ma anche una concreta consapevolezza dei processi politici e sociali che tendono a soffocare le iniziative e le scienze nuove. Lo sguardo non eurocentrico che nasce proprio dall’approfondimento della storia della cultura e dei transiti linguistici e culturali in Europa. La capacità di uscire dalle strettoie dell’Accademia, in questo momento assediata da venti di normalizzazione, non solo in Italia.
AA – Dal cinema ai fumetti, dal teatro ai versi in musica, dal romanzo alla poesia alla saggistica (tutti campi affrontati nel convegno) dove le sembra che esistano i maggiori problemi di traduzione dalle lingue straniere occidentali alla nostra?
CM – Lo scoglio maggiore resta sempre la poesia: c’è bisogno di molto coraggio per rendere in libertà e ri-creare un’opera che porti in sé le caratteristiche ritmiche e sensuali di una poesia. Per tutte le diverse declinazioni della traduzione vale comunque lo stesso principio: capacità di adattamento, e dunque attitudine all’ascolto sottile dell’altro.
AA – Per concludere: esiste l’intraducibilità? Se sì oppure no, perché?
CM – A sorpresa, vediamo come sia urgente riflettere sulle parole-chiave della filosofia. E’ quello che ci ha insegnato il gruppo di traduttori europei al lavoro intorno al “Dizionario degli intraducibili filosofici” diretto da Barbara Cassin. Dire Esprit, o Geist, o Spirito apre nelle tre lingue mondi e associazioni completamente diverse. Ma è pur vero che l’intraducibilità è anche un elemento positivo: è la “forza”, la “energia” circolante nelle parole, che rende sempre necessaria una nuova traduzione, una metamorfosi di adattamento: ad ogni passaggio di confine linguistico il pensiero si arricchisce. Leggi tutto

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