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Est-Sud: Tunisia, Repubblica Ceca, Bielorussia, Baltico e Mediterraneo

Scrive Paola Caridi nel suo Blog: Invisible arabs
“… Non pensavo di trovare conferma alla mia tesi che lega il dissenso eurorientale con quello arabo sul più importante portale tunisino dell’opposizione, nawaat.org, sino a ieri impossibile da vedere in Tunisia, per la censura che strangolava tutto il web nazionale. Astrubal, su nawaat.org, traccia addirittura una linea rossa che unisce un ragazzo di Praga, Jan Palach (che la mia generazione si ricorda ancora oggi come fosse successo appena ieri), con Mohammed Bouazizi, il ragazzo di Sidi Bouzid, un ambulante, che si è dato fuoco a dicembre. Dal suo sacrificio, come allora, è iniziata la web-rivoluzione tunisina. E continuo a chiamarla tale perché solo un mezzo potente come internet è stato non solo brodo di coltura, ma rete, collegamento, agorà per migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di ragazzi. Se è vero che a Facebook, in un paese di oltre 10 milioni di abitanti, sono abbonati due milioni di tunisini, questa ipotesi ha senso. Ha senso perché anche Mohammed Bouazizi, da Sidi Bouzid, era abbonato, e a Facebook – racconta Astrubal – aveva affidato qualche riga. I suoi ultimi pensieri.
Mohammed Bouazizi come Jan Palach. Il dissenso che si fa gesto disperato. Eppure, rimane dissenso e contagia chi era già stato esposto, per anni al virus. Per così tanti anni, da far ricordare all’autore dell’articolo su nawaat.org che il dissenso via web aveva già avuto altri morti e altri martiri. Il primo, il più importante, Zouhair Yahyaoui, il creatore di TuneZine, il primo web-magazine che fece provare a Yahyaoui prigione, tortura e morte. Da samizdat su macchina da scrivere e ciclostile, a e-samizdat affidati al vento di internet: la linea rossa continua, è quella di un dissenso che non si può reprimere più di tanto, perché la pentola – dice una mia amica che ha scelto di rimanere a Tunisi – poi alla fine scoppia.
Detto francamente, non mi aspettavo che un paragone del genere mi arrivasse direttamente sullo schermo dal web tunisino. Non mi aspettavo che la memoria di Jan Palach avesse traversato il Mediterraneo… Solo nel mondo arabo, per spiegare ciò che succede, si citano poesie. E’ nell’animo arabo, nella cultura popolare, nei sentimenti… Leggi tutto.
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VEDI anche: Di fronte alla repressione in Tunisia l’Ue dovrebbe applicare le stesse “sanzioni intelligenti” usate nel 2006 contro il regime bielorusso di Aleksandr Lukashenko: … Considerato quello che sta succedendo in Tunisia, oggi la Spagna, la Francia e l’Italia, i paesi che di fatto gestiscono la politica dell’Ue per il Mediterraneo, oggi hanno il fiato corto e non stanno certo facendo una bella figura. Al contrario la Polonia, la Svezia e i paesi baltici stanno varando, nella loro zona d’influenza, iniziative completamente diverse da quelle di Madrid, Parigi e Roma nel Mediterraneo…., scrive José Ignacio Torreblanca, su PressEurop.

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