Print This Post Print This Post

Intervista tra libri, blog, riviste

Nuove pagine della storia polacca su Internet
Intervista a Paolo Morawski di Anna Kwiatkowska, Polonia Wloska, 15° Anno – numero 2-3-4 (55/56/57), 2010 AUTUNNO/INVERNO — VEDI: PW 2(55) 2010
Tu lavori in RAI, ma nel tempo libero studi la storia polacca ed europea. Come nasce la tua passione storica e la tua attività di saggista su temi polacchi?
Di storia polacca mi sono interessato negli anni 70 e 80 come giovane apprendista, beneficiando di varie borse di studio in Italia, in Polonia e in Francia. Il mio tema di ricerca era allora la Polonia del Rinascimento come “India d’Europa”. Ma la passione è poi rinata… alla radio. Il caso volle infatti che tra il 1989 e 1991 mi trovassi, per mia fortuna, ai microfoni di Radio Tre RAI, come ideatore e conduttore del programma “Orione. Osservatorio internazionale di cultura e musica”. Furono proprio gli anni cruciali che vanno dall’emancipazione dei cosiddetti Paesi dell’Est al crollo dell’URSS. Quella “full immersion” nella fine del socialismo reale e nell’inizio di una nuova configurazione dell’Europa, vissuta alla radio giorno per giorno, per lunghi mesi di fila, cambiò radicalmente il mio rapporto con la Polonia. Innanzitutto con la ritrovata indipendenza polacca finì una certa vena di malinconica tristezza, di “esilio interiore”, sentimenti tipici della condizione dell’emigrato che volente o nolente ci si porta dentro quando si passa da un Paese all’altro. Poi, con l’Ottantanove accadde un fatto inedito: riscoprì la mia origine polacca su nuove basi. Come un fatto “neutro”, per così dire, fuori dalle logiche della guerra fredda e del conflitto ideologico Est-Ovest, oltre le lacerazioni della seconda grande emigrazione polacca. Un percorso esistenziale di ricerca e di studio che mi avrebbe portato alla pubblicazione di Polonia mon amour. Sottotitolo: Dalle “Indie d’Europa” alle “Indie d’America”, un libro scritto a 4 mani con mio fratello Andrea ed edito nel 2006 dalla Editrice Ediesse di Roma. Il libro è una raccolta di saggi che ripercorrono soprattutto i diciassette anni trascorsi dalla caduta del comunismo all’ingresso della Polonia nell’Unione Europea, procedendo a ritroso dal 2006 al 1989, con alcune mirate incursioni nel passato remoto per meglio spiegare quello recente. Vi si parla di Polonia e NATO, di Polonia e UE, ma anche delle molte Polonie storiche, con una particolare attenzione ai rapporti bilaterali tra polacchi e tedeschi, polacchi e ucraini, polacchi e russi, senza dimenticare di indagare su alcuni importanti legami polacco-italiani.

“Polonia mon amour”  è oggi un blog del tutto indipendente dal libro.
Si, sono partito dal libro, ma poi lo strumento elettronico è diventato altro: un centro di raccolta informazioni e opinioni su temi mirati. Più che per inseguire l’attualità, questo blog mi serve da ripostiglio personale, da schedario. Al tempo stesso è un archivio consultabile pubblicamente, sempre online gratuitamente, in cui raccogliere materiali in varie lingue (italiano, polacco, francese, inglese soprattutto) su una serie di argomenti che mi interessano, che mi vengono segnalati da amici e lettori o che l’attualità suggerisce quando non impone. L’argomento principale rimane la Polonia, a 360°, con tutte i concetti chiave che le ruotano attorno: Est/Ovest, Europa del Centro, Europa Mediana, Europa. E poi: storia, memoria, geo-storia, geo-politica, cultura/e, lingue/traduzione. Con alcune intersezioni principali: Italia-Polonia. Germania-Polonia. Ucraina-Polonia. Russia-Polonia. Francia-Polonia. Polonia-UE. La mia idea è che il Novecento vada ripensato da cima a fondo prendendo aria dall’altitudine dell’osservatorio del XXI secolo. Come ripensarla? E chi lo farà? Nell’attesa, “Polonia mon amour” raccoglie in ordine sparso ma precisamente catalogati, ritagli di giornali, note di lettura, schede, date, eventi, personaggi, spunti, piste di ricerca eccetera. Questo lavoro di documentazione personale lo considero un utile stimolo allo studio, un invito alla lettura attiva, uno sprone a non fermarsi, a continuare a cercare.

Da un blog digitale sei però tornato alla carta stampata con “Pl.it – rassegna italiana di argomenti polacchi”.
Ho partecipato alla nascita e alla realizzazione dei primi tre numeri di “Pl.it”, ma solo perché me lo ha proposto lo slavista Luigi Marinelli che aveva avuto una fortunata intuizione. Dopo aver curato la Storia della letteratura polacca (Einaudi, Torino 2004) aveva capito, infatti, che in Italia c’era (e c’è) lo spazio per una pubblicazione polacco-italiana a tutto tondo, vale a dire interdisciplinare, capace di mettere insieme giovani e meno giovani, accademia e non-accademia, autori italiani e polacchi, con testi sia tradotti che inediti o scritti appositamente. Per farsi un’idea, basta scorrere le sezioni dell’indice del primo numero: «Cultura letteraria, Traduzioni e letture, Lingua e stile, Linguaggi artistici e grafica, Musica, Cinema, Teatro, Storia e società, Italia-Polonia, Luoghi, Profili, Recensioni e segnalazioni, Allo specchio: autorecensioni, Cercasi editore (libri che vorremmo vedere tradotti in italiano), Eventi, Voci e sguardi d’autore»… In sostanza: abbiamo unito le nostre esperienze e passioni, ma anche aperto nuovi cantieri. Luigi Marinelli, che insegna all’Università di Roma, ha portato nell’impresa il suo lavoro di coordinatore, una visione d’insieme, una rete di contatti invidiabile a livello nazionale e internazionale, e la partnership dell’editore Lithos di Roma (senza il quale…). Io mi sono divertito ad alimentare il progetto con molte proposte e curiosità sul versante soprattutto storico, anche se non esclusivamente. Di fatto, intorno alla rivista si sono coalizzate molte energie e sinergie, universitarie, individuali, professionali, istituzionali. Personalmente, oltre che con Luigi Marinelli e Marina Ciccarini, ho lavorato a stretto contatto con Silvia Parlagreco, Alessandro Amenta, Marek Szczepanowski, Anna Wawrzyniak Maoloni. Ma, non vorrei essere frainteso. “Pl.it” è una rete umana e professionale molto ampia, estesa a tutta l’Italia, un “work in progress” a cui hanno contribuito molti talenti: studiosi, traduttori, correttori di bozze, impaginatori e grafici. Inoltre, tengo a sottolinearlo, senza l’Editore Lithos – e senza le varie istituzioni di Roma (l’Ambasciata di Polonia, l’Istituto Polacco, il Centro Studi dell’Accademia Polacca delle Scienze, l’Ufficio Turistico Polacco, la Fondazione J.S. Umiastowska), di Milano (il Consolato Generale di Polonia), di Torino (la locale Comunità Polacca), di Firenze (la locale Associazione dei Polacchi) che ci hanno generosamente appoggiato di volta in volta – “pl.it” non avrebbe avuto il successo che ha avuto.

I primi tre numeri di “Pl.it”, ciascuno molto corposo, quale percorso disegnano?
Il primo volume – La Polonia tra identità nazionale e appartenenza europea – esce agli inizi del 2007 con il dichiarato intento di rendere omaggio «alla svolta epocale, e a tutti ben visibile» qual è l’ingresso nel 2004 della Polonia nell’Unione Europea, come partner a pieno titolo. È una impostazione quasi dovuta a pochi mesi da uno degli eventi maggiori della storia polacca. Nell’editoriale si chiarisce peraltro che «l’idea di “Pl.it” viene da lontano. Accoppiate (e anzi, nel suo logo, abbracciate), le due sigle che compongono il titolo della rivista, impiegate oggi nell’universo internet per indicare le rispettive nazioni, altro non sono che una riproposizione in chiave attualizzante del vecchio binomio Polonia-Italia…».
Il secondo volume (2008) è più mirato storicamente. Già nel titolo – Polonia 1939-1989: la “quarta spartizione” – si anticipa una tesi forte. Per mezzo secolo, per quasi tutta la seconda metà del Novecento, la Polonia comunista (PRL) ha vissuto negli spasmi e sulla scia degli effetti perversi di una scellerata alleanza tra nazisti e sovietici che, innescando l’invasione combinata della II Rzeczpospolita (e la conseguente ennesima suddivisione delle sue spoglie), ha scatenato lo scoppio della seconda guerra mondiale, trauma dei traumi del XX secolo polacco ed europeo.
Segue il terzo volume (2009), forse il più difficile, perché sull’Ottantanove, sul dopo Ottantanove, sugli ultimi vent’anni: 1989-2009. La nostra Polonia.
L’esperienza non è finita. Tra i vari progetti per il futuro stiamo pensando con Luigi Marinelli e Marina Ciccarini di realizzare nel 2011 un quarto volume di “Pl.it” interamente dedicato al poeta e saggista premio Nobel Czesław Milosz (È nato nel 1911, tra poco saranno cent’anni).

Intanto hai dato vita alla rivista online “poloniaeuropae” .
Anche in questo caso si tratta del frutto di un fortunato incontro.
Da tempo vado pensando che la seconda guerra mondiale sia un periodo cruciale per la comprensione del nostro tempo. È un evento che ha devastato il Novecento investendo anche il XXI secolo. Il che equivale a dire: è vero che siamo proiettati verso un futuro digitale, a tratti fantascientifico, ma per tanti versi viviamo ancora pienamente immersi nelle conseguenze di lunga durata di quella tragedia “polacca”, “ebrea”, “italiana”, “europea”, “mondiale”, che sta a fondamento della costruzione europea e che rappresenta anche la data di nascita dello spazio euro-mediterraneo. Come documenta la contabilità dei lutti, si è combattuto soprattutto – oltre che nel Pacifico – nel Centro e nell’Est dell’Europa. Non solo. Come l’odissea del secondo Corpo d’Armata del generale Anders ci ricorda, si è combattuto pure in Medio Oriente e in Nord Africa (mentre il mondo arabo-musulmano ha combattuto nelle fila degli Alleati anche sui fronti europei).
Nel prisma della seconda guerra si è scomposta l’intera Europa. La cesura del 1939-45 ha segnato la “fine del mondo di ieri” e “l’inizio” di una nuova fase che, per effetto anche di altri fattori, già ci porta a ragionare in termini sempre più planetari, non più solo e soltanto relativi a Europa/Occidente ma per esempio al G20 (venti potenze sparse su tutti i continenti). Inoltre, per quanto ci riguarda più da vicino, il futuro culturale e mentale del continente europeo si gioca oggi proprio in relazione alla capacita di costruire un minimo territorio comune sul piano delle memorie, per ora assai divise.
L’ho presa alla lontana, ma è anche sulla scia di questi ragionamenti che è nata l’idea di “poloniaeuropae”. Facendo leva su tre o quattro “necessità” personali e, forse, generazionali. Da una parte, appunto, il desiderio di indagare e documentare la cesura della seconda guerra mondiale. Dall’altra, la voglia di continuare a creare spazi di riflessione e d’incontro in italiano sulla Polonia, vista in una dimensione plurale, al fine di suscitare nuove curiosità verso un paese lontano e al contempo vicino. Una Polonia esaminata soprattutto dall’osservatorio Italia, ma con un campo visivo che abbraccia tendenzialmente l’intera Europa, appena delimitata dai suoi diversi mari. Oppure un’Europa rivolta indietro quanto proiettata in avanti, colta attraverso una finestra particolare (quella polacca) e attraverso un filtro peculiare (quello italiano). Terzo obiettivo: mettere al centro di “poloniaeuropae” la storia – i documenti, i fatti, e soprattutto l’analisi di come la scrittura, il ricordo individuale e i riti collettivi rielaborano il passato nel breve e nel lungo termine. Infine, quarto: approfittare delle opportunità di comunicazione che offre l’elettronica per inventare un sito-rivista, un web-log, un archivio in rete in forma di libro che sia gratuito, a tutti accessibile e soprattutto facile da usare, facile da sfogliare, navigare, leggere, stampare.
Così, il 14 marzo 2010 – con una redazione minima (Daniela Pigliapoco, Kasia Jachimowicz, Federico Ugolini) e grazie all’apporto fondamentale dell’Ufficio Consolare dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia a Roma e della Fondazione Romana J.S. Umiastowska (che negli ultimi anni, nell’ambito delle sue attività culturali, ha potenziato le iniziative di carattere storico) – è nata la rivista http://www.poloniaeuropae.eu/, il cui primo campo di esplorazione è: Ricordare la seconda guerra mondiale, con particolare attenzione al modo in cui, attorno alle singole vicende belliche e della ricostruzione, le esperienze e i punti di vista dei polacchi si intersecano con altre sensibilità e altri punti di vista, in patria e all’estero.

Storie. Spazi. Idee in rete — recita il sottotitolo di “poloniaeuropae”. Perché?
“Storie”, perché quello che ci lega e divide come europei è, oltre alla lingua, innanzitutto la storia, ciò che riconosciamo come tradizione; quindi i nostri modi diversi o comuni di intendere i fatti, talvolta gli stessi fatti; donde un plurale di narrazioni individuali e collettive, antiche o recenti quando non in atto, che difficilmente si lasciano ricondurre a un unico denominatore.
“Spazi”, perché non c’e storia senza geografia, tempo senza spazio, fatto senza luogo, contenuto senza contenitore, e viceversa. Ricordarlo non e banale. “Spazio”, inoltre, evoca più aperte estensioni, più ampi cieli e orizzonti, fisici e mentali. In una visione d’insieme, lo spazio continentale, allargato a est e a sud all’intero ambito euro-mediterraneo, dal Baltico al Mar Nero all’Atlantico, è uno spazio veramente affascinante, che — come la stessa Polonia, come la stessa Italia, come ieri l’Est e oggi il Centro-Est — si presenta plurale, eterogeneo, differenziato, dinamico, non esattamente delimitabile, mutante.
“Idee”: parola sempre giovane, meno lisa forse di “dialoghi” o di “incontri”, che comunque sono di attualità. Le idee racchiudono forme di incontro, di dialogo. Evocano un senso di ebollizione creativa, vitale. Il dialogo, un muoversi generoso in avanti e indietro. L’incontro, un senso di accoglienza, un andare verso. E richiama pure, nell’etimologia, il corpo a corpo, meglio se critico, con l’altro — tema, oggetto, territorio, persona o gruppo umano che sia.
“In rete”, infine. Perché la rete è réseau, network. E consente di raggiungere tutti gli interessati superando i problemi di distribuzione. E anche in questo caso i contenuti sono gratuiti.

Lascia un comento

 

 

 

Puoi usare questi tag

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>