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Su Katyn a Roma

ACCADEMIA POLACCA DELLE SCIENZE

CENTRO DI STUDI A ROMA

www.accademiapolacca.it

 

invita cordialmente alla serata di studio

 

Le controversie storiografiche intorno al crimine di Katyń.

Serata di studio in memoria del professor Victor ZASLAVSKY

 

(in collaborazione con l’Istituto Polacco)

 

Martedì, 22 marzo 2011, Istituto Polacco, via Vittoria Colonna, 1, ore 17.30 – 21.00

 

 

Prima parte: 17.30-18.45

 

Relazione

 

Zbigniew KARPUS (Università Nicolò Copernico, Toruń, Polonia)

 

“Soldati sovietici nei campi di prigionia polacchi nel periodo 1919-1922. Anti-Katyń avant la lettre?” (in polacco, traduzione simultanea in italiano)

 

Pausa: 18.30-18.45

 

Seconda parte: 18.45-20.15

 

Tavola rotonda: Victor Zaslavsky come studioso del totalitarismo sovietico (in italiano)

 

Fernando ORLANDI (Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale Levico Terme)

 

La presentazione del libro „Victor Zaslavsky. Viaggiatore attraverso il secolo” (a cura di F. Orlandi), Edizioni del Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale, Levico Terme 2010.

 

Ettore CINNELLA (Università di Pisa)

 

L’indagine scientifica sulla società sovietica: il contributo di Victor Zaslavsky.

 

Francesco PERFETTI (LUISS)

 

Ricordo personale di Victor Zaslavsky.

 

Federigo ARGENTIERI (John Cabot University)

 

Ricordo personale di Victor Zaslavsky.

 

(con la presenza della prof.ssa Elena Aga-Rossi, vedova di prof. V. Zaslavsky)

 

Rinfresco

 

Prof. Zbigniew KARPUS – direttore del Dipartimento dell’Europa Orientale, Facoltà di Politologia e Studi Internazionali dell’Università di Nicolò Copernico di Toruń di cui è Vicepreside. Storico, specialista nel campo delle relazioni tra la Polonia e i suoi vicini dell’est nel XX secolo. Autore di oltre 180 pubblicazioni. Per la sua tesi di dottorato “Jeńcy i internowani rosyjscy i ukraińscy na terenie Polski w latach 1918-1924” (I prigionieri di guerra e gli internati russi e ucraini nei territori polacchi negli anni 1918-1924) ha ricevuto nel 1998 il Premio Storico del settimanale “Polityka”. Di nuovo (insieme ai suoi collaboratori I.I. Kostiuszko, W. Rezmer e E. Rosowska) ha ricevuto lo stesso premio nel 2010 per il libro “Polscy jeńcy wojenni w niewoli sowieckiej w latach 1919-1922. Materiały archiwalne” (I prigionieri di guerra polacchi nelle prigioni sovietiche negli anni 1919-1922. Materiali di archivio.). Ha ottenuto la sua abilitazione nel campo della storia nel 1999 per il suo studio intitolato “Oddziały wojskowe ukraińskie, rosyjskie, kozackie i białoruskie w Polsce w latach 1919-1920” (Gli eserciti ucraini, russi, cosacchi e bielorussi in Polonia negli anni 1919-1920).

 

 “I soldati sovietici nei campi di prigionia polacchi nel periodo 1919-1922. Anti-Katyń avant la lettre?”

La conseguenza di ogni guerra è, tranne numerose vittime e distruzioni, anche il problema dei prigionieri di guerra, soldati presi in cattività durante i combattimenti. Questo si riferisce anche alla guerra polacco-bolscevica degli anni 1919-1920. Per molti decenni nessuno si è interessato alla situazione dei prigionieri di quegli scontri. Quel problema non costituiva neanche l’oggetto delle ricerche degli storici. Solo da qualche anno, quando nel novembre del 1988 Mikhail Gorbaciov durante la visita in Polonia ha rivelato i veri colpevoli dell’eccidio di Katyń, il destino dei prigionieri bolscevichi nei campi in Polonia si è trovato al centro dell’interesse di pubblicisti e storici russi.

Nella prima fase della guerra polacco-bolscevica, nel 1919, i combattimenti in prima linea non erano di grande intensità, quindi il numero di soldati russi presi in cattività dai polacchi non era elevato. Nel novembre 1919 in Polonia si trovavano solo settemila prigionieri bolscevichi. Soggiornavano, come d’altronde i prigionieri ucraini presi in cattività durante le lotte per la Galizia Orientale, nei campi localizzati a: Strzałków (vicino a Poznań), Pikulice vicino a Przemyśl, a Dąbie e a Wadowice vicino a Cracovia. I campi sono stati organizzati dai polacchi senza pensare specificatamente alla guerra che si svolgeva all’est. Erano stati costruiti dai precedenti  invasori della Polonia,  durante la Prima guerra mondiale per i loro propri obiettivi.

Subito dopo l’arrivo dei primi gruppi di prigionieri bolscevichi, nei campi di prigionia polacchi, scoppiarono epidemie di malattie infettive (tifo, dissenteria, colera, influenza). In particolare nel 1919 è stata difficile la situazione sanitaria ed epidemiologica nel campo localizzato negli edifici della fortezza di Brest Litovsk.

Le lotte polacco-sovietiche in Ucraina cominciate nell’aprile 1920, nell’ambito della cosiddetta “spedizione di Kiev”, non hanno influenzato l’aumento del numero di prigionieri nei campi polacchi. A seguito di queste lotte erano stati presi in cattività circa 18 mila soldati russi, di cui solo pochi sono stati in tempo trasportati alle retroguardie. La maggior parte di loro è stata liberata dalla Prima Armata di cavalleria sotto il comando di Semën Budënnyj.

Solo la battaglia di Varsavia, in seguito alla quale, in cattività polacca sono stati presi circa cinquanta mila prigionieri bolscevichi, ha cambiato radicalmente il problema dei prigionieri in Polonia. In seguito alle lotte a Est, arrivarono nuovi internati. Possiamo ammettere che dopo la sospensione dei combattimenti sul fronte orientale (18 ottobre 1920) sul territorio della Polonia si trovavano in tutto circa 110 mila prigionieri bolscevichi. Questi calcoli sono puramente teorici, siccome una parte dei prigionieri (circa 25 mila) subito dopo essere stati presi in cattività, oppure dopo un breve soggiorno nei campi, ha ceduto alla propaganda  e si è arruolata nell’esercito russo, cosacco e ucraino combattendo così dalla parte polacca contro i bolscevichi. Dunque nell’autunno del 1920 in Polonia sostavano al massimo 75-80 mila prigionieri russi. La parte polacca non era preparata a garantire le condizioni necessarie sanitarie e di alloggiamento a un tale numero di prigionieri. Di conseguenza, specialmente a cavallo tra il 1920 e 1921 la situazione sanitaria, ma anche quella di approvvigionamento nei campi, in cui stavano i prigionieri russi, era molto difficile. Ciò ha portato a recrudescenze dell’epidemia di malattie infettive e alla morte di molti prigionieri.

A metà marzo 1921 è cominciato, attesissimo e rimandato da tanto, non per causa dei polacchi, lo scambio di prigionieri tra la Polonia e la Russia Sovietica, durato fino alla metà dell’ottobre 1921; in conseguenza sono tornati in Russia circa 66 mila prigionieri, mentre in Polonia sono tornati 26 mila soldati.

Prendendo in considerazione i dati sopranominati, possiamo ammettere che nei campi di prigionia polacchi sono morti al massimo 16-18 mila prigionieri russi (circa 8 mila nel campo di Strzałków, circa 2 mila a Tuchola e circa 6-8 mila in altri campi) nell’arco dei tre anni trascorsi in Polonia. L’affermazione, che erano morti di più, 60 oppure 100 mila, è decisamente esagerata e soprattutto non è basata su prove credibili, non avendo in pratica nessuna fonte.

La questione che suscita tuttora controversie, accentuata dagli storici e pubblicisti russi, riguarda il numero di morti bolscevichi  nel nuovo campo a Tuchola. Secondo alcune opinioni radicali si tratterebbe di un crimine di Katyń alla polacca avant la lettre, cioè organizzato dai polacchi ai russi vent’anni prima dell’eccidio suddetto. Questo problema fu già esposto nel 1921, quando nella stampa  dell’emigrazione russa, edita a Varsavia si scriveva di Tuchola come di un campo di sterminio, nel quale pare fossero morti 22 mila soldati dell’Armata Rossa. Basandosi sui documenti d’archivio si può però chiaramente constatare, che a Tuchola, durante un anno di detenzione sono morti, in gran parte a causa di malattie infettive, circa 1950–2000 prigionieri bolscevichi. Si tratta di una cifra dieci volte inferiore a quella sopra citata, ma stabilita senza nessun criterio.

I cimiteri dove sono stati sepolti i prigionieri bolscevichi, per tutto il periodo tra le due Grandi guerre erano sotto la giurisdizione del governo polacco. Erano recintati, tenuti in ordine e vi sono stati eretti modesti obelischi (alcuni dei quali visibili ancora oggi).

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