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Sui polacchi in Italia

Ogni collettività ha un suo specifico. Quella polacca? Dalla sua ha una presenza antica in Italia e una vitalità nuova. Rispetto ad altre collettività, mi colpisce sempre quanto i polacchi siano da una parte “invisibili” in quanto inseriti nella società italiana, poco problematici, attivi, dinamici; e dall’altra quanto i polacchi siano culturalmente presenti sulla scena italiana. Non c’è Paese dell’Europa del Centro-Est che possa vantare un tale dispiegamento di energie creative in tutti i campi dell’arte e della letteratura, della poesia come del cinema o delle arti grafiche e fotografiche. Mi pare che il perimetro della collettività polacca sia racchiuso tra queste schematiche coordinate:
– I 100 mila e passa rappresentanti della Polonia in Italia sono eredi di una tradizione antica di contatti  (con un ricco bagaglio di memorie comuni polacco-italiane e anche di luoghi di memoria che funzionano nei due sensi, anche se non sempre nello stesso modo. Vedi per esempio i rispettivi inni nazionali che contengono riferimenti degli uni agli altri; o Montecassino che è al centro di innumerevoli memorie non sintetizzabili);
– sono i rappresentanti di un Paese vitale, dinamico, elastico, interessante, culturalmente in perenne ebollizione, in cui prevale , dopo una fase difensiva, un europeismo attivo;
– infine si presentano come ottimi lavoratori che lasciano un’immagine positiva di sé (sull’integrazione si può osservare il fenomeno estremo di quei polacchi, in genere polacche, che si italianizzano al punto da dimenticare quasi la lingua polacca nel giro di un decennio e persino di non voler conservare radici nel proprio paese d’origine); 
– come tutte le collettività, si portano all’estero le divisioni all’opera in patria, ma in modo contenuto (conta più la provenienza geografica che l’appartenenza politica). Alle divisioni polacco-polacche si aggiungono gli elementi di differenziazione tra le diverse ondate migratorie. Ma anche questa distinzione oggi va però stemprandosi. Ho l’impressione che la nuova linea divisoria tra i polacchi in Italia ricalchi il regionalismo italiano.
– collante di tutte le categorie e generazioni di polacchi sembra essere la religione cattolica e il culto di Giovanni Paolo II. Ho l’impressione tuttavia che anche in questo caso prevalga l’individualismo polacco. Almeno all’estero si tratta di un culto più privato che collettivo.
– per tutte queste ragioni collettività pare parola più appropriata di comunità per definire l’insieme dei polacchi in Italia, in quanto la prima evoca una strutturazione  più lasca.

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