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Herling e l’Umbria nel 1987

segnalo in lettura una pagina dal “Diario scritto di notte” di Gustaw Herling: Umbria, 20 – 26 luglio [1987], pubblicata oggi sul sito di Margherita d’Amico.
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Umbria, 20 – 26 luglio 1987
  Di nuovo l’Umbria, la regione d’Italia per me più bella, nei miei viaggi italiani è un bagno rigeneratore. Ogni volta è così, sicuramente. Da Orvieto, di cui mi sono innamorato molto tempo fa insieme a Herbert, all’umbro – toscana Cortona, dove tanto avrebbe desiderato trascorrere la sua vecchiaia e morire, Wittlin. E in mezzo: Assisi, Gubbio, Todi, Perugia, Spoleto. Umbria dolce, la chiamano alcuni. Terra mistica, la definiscono altri. Salve Umbria verde, la salutò in una celebre poesia, Carducci.
  Questa volta l’ itinerarium del mio viaggio è piccolo, ed è legato ad un soggiorno di una settimana a Bevagna, una cittadina che non conoscevo, dove le suore benedettine gestiscono un pensionato nel loro monastero. Bevagna si trova ad otto chilometri da Foligno. Finora avevo sempre evitato Foligno, dalla quale mi respingevano i ricordi non troppo piacevoli della guerra. Mentre Goethe aveva trascorso appena mezza giornata ad Assisi (non visitando la basilica di San Francesco), tanto aveva fretta di recarsi a Foligno.   Oggi è una tappa per i viaggiatori che non possiedono la macchina: sono frequenti i treni che da lì conducono rapidamente a Assisi, a Spoleto, a Perugia.
  Ecco la sua piazza, la grande piazza, che nella città deturpata dagli edifici moderni, riluce  come una perla in un intarsio di scadente fattura. Deserta nella pausa del pranzo, svuotata dagli uomini ed anche dai colombi. Si può, dimenticando l’arsura, trotterellare a lungo avanti e indietro intorno alla cattedrale chiusa, splendido incrocio fra l’imponenza del frontone e la leggerezza del rosone e delle colonnine ornamentali. Qui, annuncia una lapide sulla parete della cattedrale, nell’anno 1206 il giovane figlio di un mercante di Assisi, il futuro San Francesco, “compì il primo passo della sua vita evangelica, vendendo le merci e il cavallo che possedeva, per ricavarne i danari necessari a ricostruire la chiesa di San Damiano nella vicina Assisi”. E di fronte, nel palazzo del comune, il bibliofilo Orfini offrì al mondo nell’anno 1472 il primo esemplare a stampa della Divina Commedia.
 Bevagna, la romana Mevagna  che conserva ancora il colonnato romano coi mosaici raffiguranti la fauna marina, è un gioiello in miniatura. Sebbene piccola, la sua piazza ha tutto il diritto di comparire nella prima fila delle celebri piazze delle più rinomate cittadine umbre. Due chiese romaniche, la cattedrale di San Michele Arcangelo e quella più piccola di San Silvestro, che colpiscono per il loro disegno architettonico possente, volutamente buio nelle navate segnate da una fila di colonne massicce, con i lunghi gradini che conducono all’altare. Una deliziosa fontana è al centro della piazzetta, ed è anche il punto di incontro della vita sociale a Bevagna, la sera. Al tramonto dal chiostro del monastero delle suore benedettine, si vede “l’Umbria verde” di Carducci, l’Umbria dei campi e dei vigneti.  Ma non è verde fino alla fine, poiché nel paesaggio si intromettono a un certo punto ampie striscie di terra coltivata a girasoli. Io in Umbria rimango sempre incantato dal grigiore dorato della pietra. La stessa pietra nel paesaggio e negli edifici, come se fra la natura e l’uomo viga da tempi remotissimi un patto di armonica consonanza.
Traduzione di Marta Herling
Il brano è tratto da: G. Herling Grudzinski, Dziennik pisany noca 1984 – 1988 /Diario scritto di notte/, Warszawa, Czytelnik, 1996, pp. 348 – 350.

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