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Montecassino maggio 2011

Diario della cerimonia di Montecassino   
In macchina c’era un navigatore satellitare ma aveva funzioni puramente decorative. Il nostro benevolo autista ascoltava i nostri suggerimenti e secondo il noto principio matematico secondo il quale la media di due suggerimenti sbagliati da una risposta giusta riuscimmo ad arrivare a destinazione. Arrivammo con mezzora di ritardo per cui non vi posso dire niente sull’inizio della cerimonia. Vi posso dire però che era presente la moglie del presidente della repubblica polacca, la figlia del generale Anders e molte autorità.
I discorsi delle autorità per fortuna durarono poco e iniziò la messa. Vicino all’altare era schierata la guardia d’onore assolutamente immobile con bellissime uniformi e il fucile al piede. Le musiche erano molto belle.
All’offertorio molti polacchi si inginocchiarono e tutti gli italiani si alzarono in piedi ognuno secondo le proprie consuetudini. Poi vi fu la comunione per una lunga fila di partecipanti. Dopo la messa ci furono altri discorsi, il più interessante dei quali fu quello della figlia di Anders. Dissse che suo padre la prendeva per mano e visitava insieme con lei tutte le tombe raccontando la vita dei soldati moltissimi dei quali conosceva personalmente. Quando la incontrai dopo la cerimonia le dissi che anche io venivo da bambino in questo cimitero quando veniva suo padre.
In quei tempi la Polonia aveva due governi, uno legittimo perché eletto dal popolo e  rifugiato a Londra durante la guerra ma senza reali poteri e l’altro illegittimo perché imposto dalla Russia ma con  poteri reali. La maggior parte dei paesi tra cui l’Italia riconobbe il governo comunista frutto del tradimento di Yalta. Ma alcuni paesi non lo riconobbero tra cui la Spagna e il Vaticano. A Roma vi erano dunque due Ambasciate una comunista riconosciuta dal governo Italiano e una anticomunista riconosciuta dal Vaticano. Le due ambasciate non si incontravano mai e le cerimonie a Montecassino erano assolutamente separate. Anders veniva ovviamente con l’ambasciatore presso la Santa Sede e i suoi soldati di cui nessuno frequentava ovviamente l’altra cerimonia. Vi era anche una altra cerimonia che si svolgeva il tre maggio presso la statua di Piulsucki nel quartiere Parioli. Li conobbi per la prima volta Anders. Io con i miei nove anni vestivo con una vera divisa polacca e il berretto nero con l’aquila  con la corona. ( i comunisti profanando la bandiera polacca tolsero la corona all’aquila. Giurai che sarei tornato in Polonia soltanto quando l’aquila avrebbe riconquistato la sua corona e così feci ). Anders mi vide, mi sollevò e mi baciò sulla guancia, mi sentii anche io allora soldato della seconda armata polacca.
Dopo la messa ci fu l’appello dei Caduti e il picchetto d’onore che rispondeva presente. Per la prima volta, credo, furono chiamati anche i soldati sepolti in altri cimiteri polacchi sparsi in tutta Italia . Fu la parte per me più commovente della cerimonia e finì con tre spari a salve per onorare i Caduti.
Infine ci fu la deposizione di numerose corone delle tante delegazioni e poi l’assemblea si sciolse per andare al pranzo sociale.
Il dopo pranzo : interviste ai soldati.
Finito il pranzo mi avvicinai ad un soldato e chiesi :
–        Sono del mensile on-line mensile-chopin.it cosa posso raccontare ai miei lettori ?
–         Mensile-Chopin? Bel nome ! Io ho poco da dire. Siamo partiti all’attacco di notte. Dopo poco è successo il finimondo. Quasi tutti quelli che erano vicini a me sono morti ed io non capisco perché sono restato vivo. Fui ferito e riuscii a tornare indietro.
–        Quanti eravate ? 
–        Nella prima ondata eravamo circa ottocento e quattrocento morirono in una sola notte.
–        Ma i tedeschi come facevano a vedervi al buio ?
–        Non ci vedevano ma avevano posizionato di giorno le mitragliatrici in modo da coprire tutto il territorio. Devono aver sentito qualche rumore e si sono messi a sparare nel buio senza vedere niente.
–        Ma i bunker non erano stati bombardati ?
–        Erano molto ben mimetizzati. Si potevano vedere solo a cento metri di distanza e dagli aerei non si vedeva niente. Le bombe secondo me hanno solo peggiorato la situazione creando un riparo perfetto nell’abbazia distrutta e eliminando completamente la vegetazione che poteva diminuire un poco la visibilità.
–        E il secondo attacco ?
–        Io stavo all’ospedale per cui non le posso dire niente. E con un sorriso lievemente canzonatorio disse : lo chieda a quelli che non hanno combattuto, loro sanno parlare molto bene. Comunque vada da quel mio amico qui a destra, lui era nascosto nella “casa del dottore” e le potrà dire qualcosa di interessante.
Andai subito dal secondo soldato e chiesi :
–          Lei era nella “casa del dottore “ ?
–        Si, ero incaricato della stazione radio che serviva per collegare tutti i movimenti. Avevo diciassette anni ed ero molto bravo con questi apparecchi. Parlavamo sempre in inglese per non far sapere ai tedeschi che c’erano dei polacchi e metterli in allarme. Avevo anche dei compiti di osservatore delle linnee nemiche.
–        Portavano dei feriti ?
–        Tantissimi ma era solo un punto di transito per le prime cure, poi venivano subito trasferiti nelle retrovie.
–        Dove stava questa casa ?
–        A metà tra la pianura e la cima del monte.
–        Per cui perfettamente visibile.
–        Infatti, di giorno era impossibile uscire. Di notte andavamo a prendere l’acqua buonissima del pozzo ma senza usare la puleggia per non fare rumore. Le granate dei mortai cadevano dappertutto ma la casa non fu distrutta.
–        Forse i tedeschi non volevano distruggerla. Avranno visto che ci portavano dentro dei feriti e avranno pensato di risparmiarla. Il soldato mi guardò con grande commiserazione :
–        Ma lei dove vive, su Marte ? Sulla terra proprio no, se no non direbbe queste stupidaggini.
–        Ma allora perché non l’hanno distrutta ?
–        Questo proprio non lo so e può dire ai suoi lettori che non so proprio perché sono vivo. Me lo chiedo spesso, mi sembra un miracolo.
Wojciech Janikowski

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