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Arte della traduzione

Cari amici,
s
ta per uscire in libreria il n. 111 di Lettera Internazionale. Si tratta di un numero che abbiamo voluto dedicare alla lingua – e soprattutto alla poesia e alla traduzione.
Gramsci scriveva che la lingua è considerata dalle classi dominanti più come uno strumento di politica culturale per la conservazione del potere che non come una risorsa da valorizzare. Perché bloccare la crescita linguistica della gente vuol dire privare la sfera pubblica della sua prima e principale arma di difesa e di controllo politico e sociale. D’altro canto, la comunità civile fatica a capire quanto sia importante coltivare lo strumento della propria lingua e sottoporlo a verifica nel confronto con le altre, o studiandone la storia, e ciò porta a uno scollamento dal mondo, all’impossibilità di formarsi come cittadini responsabili. Significa inibire la forza del pensiero che solo se è comunicato attraverso la lingua può formarsi, esplicarsi, affinarsi e diventare sempre più condiviso e democraticamente creolo. Così entrano in gioco le due arti che da sempre resistono al dualismo pensiero/parola: la poesia e la traduzione che, come tutte le arti, sono creole: forme meticce che vivono e si cibano del continuum tra pensiero e parola, tra grammatiche del mondo e grammatiche della lingua, che devono sempre essere intese come sistemi aperti e ospitali. E se qualcuno pensa che tutto questo sia solo cultura e non politica, si sbaglia di grosso.
Buona lettura a tutti, la Redazione

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