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Giorgio Napolitano: puntate sull’Europa

Concordo con quei commentatori che hanno colto la novità di questi tempi: la crisi che avvolge l’Europa nel suo insieme e colpisce in modo specifico i singoli paesi ha spinto l’Europa al centro delle preoccupazioni degli europei. E i risultati delle elezioni che si tengono qua e là nel continente travalicano i confini nazionali, talvolta anche quelli regionali. Non è solo questo o quel Paese che cambia nelle urne ma, ogni volta, l’Unione (tout se tient en Europe).

Nel momento in cui  Sarkozy esce sconfitto vorrei solo ricordare che è stato il primo presidente meticcio della Francia: un francese d’origine ungherese. Allora, quando fu eletto, anche questo fu un dettaglio non di poco conto. Peccato che il presidente meticcio abbia dato poi risposte così confuse e dannose sul tema dell’emigrazione e della convivenza multietnica.

Concordo con chi vede consolidarsi una sfera pubblica europea, uno spazio continentale di dibattito e di reciproca informazione, una rete di punti di vista dipendenti gli uni dagli altri. Mai, sebbene in modi diversi e fra loro contraddittori, si è discusso tanto nei dettagli di UE, Europa ed Europe (per fortuna, perchè non è mai abbastanza! e quell’apparente “troppo” e ancora “troppo poco”).  Approssimazione e retorica non sono mancate. Per esempio chi sarebbero i tanto famigerati “tecnocrati” della vulgata mediatica?  Ma il punto che mi preme sottolineare è che, in sostanza, anche gli elettori che votano “contro” l’Europa, contro l’euro o contro la gestione attuale dell’Europa, in Francia come in Grecia, in Ungheria o in Olanda, in Polonia come in Italia, riconoscono per converso  all’UE un’importanza che raramente l’UE si è vista attribuire in precedenza. Questa “europeizzazione” dei dibattiti in tutti i paesi membri dell’UE, nel bene e nel male, mi piace. Non può che essere positiva. Nonostante tutti gli euroscettici e radicali anti-UE e nazionalisti spinti che non hanno la mia simpatia e che, sommati su scala continentale, formano un fronte molto problematico per il fronte del “più Europa”. Quando gli avversari dell’integrazione europea aumentano è tempo di essere più intelligenti e convincenti di loro.

Vari commentatori hanno sottolineato che per la maggioranza dei greci uscire dall’UE sarebbe una tragedia. A complicare gli schieramenti su scala europea è il diffondersi dell’idea che la Grecia potrebbe benissimo, anzi per alcuni dovrebbe subito uscire dall’euro. A questo punto sarebbe un bene o, come credo, un male per l’UE? Non sono economista, ma mi sono convinto che è un male qualsiasi soluzione che ci spinga a rinunciare a una moneta comune. Un male tutto ciò che non va nella direzione di un rafforzamento dello spirito unitario. Se devo optare, opto per la crescita dell’integrazione politica dell’UE. Il Parlamento europeo mi piace.

So bene che l’UE non è l’Europa e che l’Europa non è l’UE: sono due ordini di grandezza e due livelli diversi. Serbia e Ucraina — di cui tanto si discute in questi giorni in termini “europei” — sono fuori dall’UE. Ma  (2) anche in questo caso tout se tient en Europe (la UE e il suo più diretto vicinato); e (1) all’UE non c’è alternativa. Non per assenza di altri modelli, ma perchè è l’unico progetto intelligente che si possa perseguire.

Siamo in molti ad aver notato negli ultimi mesi sulla stampa, sia cartacea sia online, un aumento delle cartine (carte tematiche).  Bene: anche per via visiva si “europeizza” la nostra visione. Sommando e incrociando  tali cartine, si trova conferma di un importante elemento: l’ingranaggio dell’UE dipende dal buon funzionamento e dall’intesa tra Francia-Germania-Italia + Gran Bretagna + Spagna e Polonia. L’asse portante della costruzione europea, dopo gli allargamenti e attraverso le crisi, è un asse ormai a 6. In una Ue a 27, un nucleo a 6 è già più ragionevole che a 2.

Non suoni come un paradosso, ma proprio in Italia, nel Paese del quale si irride talvolta “l’europeismo a parole”, vive e opera uno degli europeisti più convinti e autorevoli della scena continentale: il Presidente Giorgio Napolitano – da “principe rosso” a  ”Havel” italiano? Un nuovo De Gasperi? Il vero erede di Jacques Delors e di Altiero Spinelli? Ecco il testo di un suo appassionato discorso tenuto in Belgio, a Bruges, il 26 ottobre 2011. S’intitola: Intervento del Presidente Napolitano alla Cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Accademico del Collège d’Europe. Ma il titolo più appropriato è: Puntate sull’Europa.

Puntate sull’Europa consiglia un anziano ai più giovani: anche questo è un bel segno dei tempi.

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