Un articolo mal impostatato e molto ideologico sulla Germania
Oggi in prima sul Corriere della Sera: FASCINO E LIMITI DI UN’EGEMONIA. L’austerità vuota dell’Europa tedesca, di Ernesto Galli della Loggia
Brutto articolo, mal impostato. Con un livore in filigrana privo di senso. Brutto modo di ragionare sui fatti europei a cui si dà dignità di prima pagina: mah! Nel dettaglio:
- SIAMO SICURI che gli elettorati francese, greco e italiano abbiano appena espresso un voto «antieuropeo» ? Anzi un voto contro “l’Europa alla tedesca”? Cioè a dire: “soltanto burocrazia, convegni, «vertici» e tenuta in ordine dei conti”. “Europa attuale, l’Europa tedesca, vuota e ripiegata su se stessa”? Oppure. essendosi trattati, di elezioni nazionali e regionali, abbiano votato contro le proprie classi dirigenti?
- questi voti “ripropongono con forza un problema con il quale il nostro continente è alle prese da un secolo e più: il ruolo della Germania e la natura della sua supremazia”? Il suo “ruolo di potenza-guida”, la sua “forza” e la “germanizzazione di fatto della costruzione europea”? IL PROBLEMA VA POSTO IN QUESTI TERMINI?
- dal 2002 l’euro ha “definitivamente germanizzato” l’Europa? La “macchina di Bruxelles è sostanzialmente una macchina tedesca: al più con le istruzioni per l’uso in francese”? “È stata la Germania con la sua classe dirigente, infatti, che sempre più ha fornito all’Unione la sua politica economica di fondo, il suo impianto ideologico, i suoi paradigmi sociali e culturali, anche il suo insopportabile «europeisticamente corretto»”? SIAMO SICURI CHE SIA COSI? E SE E’ COSI, CHE FINE HANNO FATTO TUTTI GLI ALTRI PARTNER E PERCHE? GLI ALTRI PARNER NON HANNO ALCUNA RESPONSABILITA? TUTTO COLPA DI UN PAESE CHE ERA IN GINOCCHIO DOPO LA GUERRA?
- siamo assistendo a “un fatto di enorme importanza storica. Riassumibile in questi termini: la Germania, pur destinata da oltre un secolo ad un ruolo virtualmente egemonico in Europa, sembra avere, tuttavia, una grandissima e intrinseca difficoltà ad esercitare tale ruolo poggiandolo sulla costruzione di un adeguato consenso. Le risulta assai difficile, cioè, trasformare la propria potenza economica in una dimensione di effettiva e moderna egemonia politica: in altre parole dare vita a una sfera di opinioni e di sentimenti favorevoli alla sua supremazia, e capaci quindi di prendere la forma di un consenso democratico-elettorale”. In altre parole, “dobbiamo prendere atto del problema vero che da tempo sta di fronte all’Europa: la Germania non riesce a fare con il continente ciò che invece riuscì agli Stati Uniti dopo il 1945 con l’intero Occidente: federare e dominare, ma insieme convincere e sedurre”. Alla Germania infatti ”manca la capacità di incarnare una way of life libera e accattivante; di produrre universi mitico-simbolici capaci di tenere insieme in modo straordinario la prospettiva del sogno, dell’eterna illusione, e però anche quella del realismo, delle cose dell’esistenza quotidiana; di alimentare l’idea di una ricchezza a disposizione dell’intraprendenza di chiunque; di inventare oggetti, specie beni di consumo (dalla gomma da masticare, alla Coca Cola, ai jeans) che alludono irresistibilmente a forme di vita easy, ariose, disinvolte, aperte all’imprevedibilità delle occasioni. Tutto ciò che viene da lì, insomma, sembra andare – perlomeno nella dimensione dell’immaginario (ma non solo: le istituzioni giuridiche e politiche americane sono una realtà) verso l’individuo e la sua libertà. Cioè verso i due massimi valori dei tempi moderni. Nulla a che fare, come si capisce, con l’intrinseco antiindividualismo, con l’idea e l’immagine «pesanti» di organizzazione e di autorità che emanano, viceversa, dall’immagine della Germania; nulla a che fare con i dilemmi metafisici tanto spesso radicalmente eversivi, con la spiritualità austera e profonda della sua tradizione culturale. Senza contare il rapporto non certo semplice, e tanto meno limpido con la libertà e i suoi istituti che storicamente ha avuto la Germania”. NON c’è NULLA di tedesco, insomma, che “al di là delle opportunità del mercato del lavoro e dello smagliante panorama urbano di Berlino, che possa conquistare l’immaginario di un giovane europeo del tempo presente? Che possa attrarre la fantasia delle masse europee, accenderne le speranze e i sogni?”. ACCUSARE LA GERMANIA DI NON ESSERE L’AMERICA?
Al Signor Ernesto Galli della Loggia, vorrei chiedere: ma dove vive? Si è reso conto di quanti GIOVANI anche italiani si sono e si stanno trasferendo in Germania? Ci sarà un perché: perché?
E poi: ma mentre la Germania cresceva e prendeva questo ruolo, dov’era l’Italia, che faceva, cosa proponeva, e oggi cosa ha di meglio da proporre?


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