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La partita italiana, la partita europea

- Mi chiede un 24enne: ma al summit dei capi di stato e di governo a  Bruxelles qual è la posta in gioco?
- Se non erro, la posta in gioco è il futuro dell’eurozona/dell’UE/dell’Europa.
- Le nostre economie nazionali sono individualmente molto vulnerabili agli attacchi speculativi e agli effetti perniciosi della crisi mondiale che si trascina dal 2008. Poichè nessuno può cavarsela da solo, occorre unirci: subito, nell’immediato. Integrati lo siamo già a dei livelli che ci sfuggono, di cui non siamo nemmeno consapevoli. Nell’UE e nell’eurozona dipendiamo gli uni dagli altri. Per difenderci meglio occorre integrarci maggiormente..
- In una prospettiva di più ampio respiro c’è da dire che la popolazione mondiale dalla fine del 2011 ha superato la soglia dei 7 miliardi di terrestri.  Nel 2006 la popolazione totale dell’Unione Europea (494 milioni di persone) era all’incirca il 7.3% della popolazione mondiale. Ha superato la quota di 501 milioni nel 2009.  Nel dicembre 2011 eravamo 502,489 milioni di abitanti in fase prevalente di invecchiamento: 82 milioni di tedeschi,  65 milioni di francesi, 62 milioni di britannici, 60 milioni di italiani, 46 milioni di spagnoli, 38 milioni di polacchi… Il 7% circa della popolazione  mondiale equivale a un nano demografico. Anche da questo punto di vista unirsi è una questione di sopravvivenza, un pre-requisito per difendere meglio i nostri interessi.
- Oggi in relazione all’Italia non ho sentito parlare d’altro che di una prossima crisi di governo, da far scattare subito dopo il vertice dell’UE. Perchè tanto, già si sa, già si racconta, già si vuol credere e convincere, ha già vinto/vincerà  la Germania di Angela Merkel. E se ha già vinto/vincerà la Germania, l’Italia ha già perso/perderà. E allora, si dice, che ce lo teniamo a fare un Mario Monti con tutta la sua coorte di alieni, se non è in grado di difendere gli interessi dell’Italia in Europa (la ragione per cui è stato messo lì senza passare per un  test elettorale, a  formare un governo non generato dal suffragio universale)? Sembra tutto logico e lineare ma  non lo è. Per niente. Senza entrare nei dettagli/meandri della questione, mi limito ad osservare che, guarda caso, i più accesi e veementi critici dello strapotere tedesco e dell’euro e dell’UE  appartengono proprio a quelle classi dirigenti (greche, italiane) che hanno maggiori responsabilità nell’aver condotto il Paese (la Grecia, l’Italia) allo sfacelo, alla palude odierna, allo sfascio economico, politico, culturale e persino morale attuale. Da una parte ci sono i mediocri, i subalterni, i sudditi degli interessi di parte interessati al proprio esclusivo tornaconto, gli egoisti e i lestofanti che hanno le maggiori colpe e responsabilità per come vanno male le cose. Dall’altra ci sono quelli, detti populisti, che non hanno mai studiato e credono che studiare ovvero essere competenti sia da cretini.  Insieme ci sommergono con una valanga di sciocchezze, impongono alla pubblica narrazione approssimazioni, frasi fatte, modi di dire senza riscontri oggettivi, parole avventate, conati di protagonismo e di narcisismo, minacce inquietanti eccetera. In breve sbraitano e puntano il dito contro il nemico di turno (la Germania, l’euro, l’UE, Bruxelles, i tecnocrati eccetera) e la buttano in caciara convinti come sono che in questo modo faranno dimenticare ai cittadini (greci, italiani) quanto dobbiamo proprio a loro le attuali miserie in cui ci troviamo (in Grecia, in Italia). Siamo assistendo a un tentativo al tempo stesso locale e continentale, nazionale e transnazionale di manipolazione su vasta scala della pubblica opinione. Per autoassolversi, per far dimenticare le proprie malefatte le classi dirigenti e i leader più colpevoli riscoprono quello che ai tempi dell’URSS si chiamava disinformacja. In questo caso negare sapendo di mentire che oggi paghiamo il prezzo degli errori commessi negli ultimi anni.
- sarò naif, sempliciotto, idealista, scemo (come mi è stato detto) ma non esistono alternative locali o regionali o nazionali, alternative all’UE. Nessuno Stato membro dell’UE può salvarsi da solo. Pertanto oggi più che mai, oggi più di ieri sono favorevole, chiedo, vorrei, voglio  accelerare il processo di unificazione dell’UE. Quindi, nell’emergenza del momento, sostengo a spada tratta, cercando se possibile di rimanere critico, chiunque spinga verso “più Europa”.  Appoggio la creazione di un’unità finanziaria, di un’unione bancaria, di un’uinione di bilancio, di un Tesoro pubblico europeo, di un’unione economica. Appoggio il completamento del mercato interno dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni, il rilancio delle infrastutture comuni, il ramificarsi e consolidarsi di una sfera pubblica europea, la ricostruzione  dell’edificio europeo in senso federale, l’unione politica (attraverso i Parlamenti nazionali e il Parlamento Europeo). Appoggio tutte quelle élite e minoranze che ragionano in termini di interesse generale europeo, dell’area UE.
- sia chiaro: l’Unione Europea non è un dogma, una nuova ideologia. E non sono convinto che i poteri forti tedeschi siano meglio o peggio dei poteri forti italiani o francesi o inglesi o spagnoli. Anche io osservo le divisioni in corso, i disaccordi, le discrepanze e i divari, le divergenze e le recriminazioni reciproche. Pur nel variare delle geometrie vedo bene gli abissi che ci sono tra chi appartiene al nucleo centrale dei paesi e chi ai paesi periferici. Ma nella guerra economico-finanziaria in corso io una posizione la prendo, scendo in campo, scelgo maggiore integrazione. Per necessità, ma non solo per necessità. Oltre la necessità, per convinzione sempre più convinta (scusate il bisticcio di parole). Con tutte le possibili e auspicabili discussioni su quale sia/siano la via/le vie migliore/migliori per arrivarci in modo conveniente e in tempi rapidi. Perché nell’optare per gli Stati Uniti d’Europa ci sono mete finali e obiettivi intermedi. Gli Stati dovranno cedere parti della loro sovranità? Le cederanno e si renderanno conto che non di cessione si tratta ma di lungimirante investimento. E chi paventa la nascita di un super-Stato europeo si ricrederà, anche quando il bilancio comunitario raggiungerà il 5-7% del Pil dell’intera UE (adesso siamo intorno all’1%).
- al 24enne che mi chiede cosa penso, ebbene: questo penso.

Per altri commenti vedi: Condannati all’Europa, 28 giugno 2012, di matteotacconi

1 commento perLa partita italiana, la partita europea

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