Print This Post Print This Post

Quante parole inutili e dannose su questa povera Europa

Un editorialista si lamenta dell’incredibile debolezza dell’Europa.
IERI, scrive, Europa era sinonimo di scienza, tecnologia, sapere, ricchezza, potere, unità di civiltà, unità tra le élite nazionali.
OGGI, scrive, i popoli sono più lontani di allora, fine dell’unità tra le élite culturali. E via elencando tutti i presunti o reali aspetti negativi: non c’è un popolo europeo, non c’è un patriottismo europeo, non c’è un movimento popolare europeo, non c’è una lingua madre europea, non ci sono capi europei.
Conclusione dell’editorialista? Che ciascun europeo parli la propra lingua e riscopra il piacere della traduzione (contro l’inglese), che si faccia l’Europa poliglotta (come in Svizzera).
IERI e OGGI: impostata così, che falsa dicotomia. Quando mai, onestamente, l’Europa è stata più una, più unita di oggi? Mai.
E per quanto riguarda il poliglottismo? E’ come la (ri)scoperta dell’acqua calda:  l’UE e l’Europa sono realtà poliglotte. La traduzione è la vera lingua dell’UE. Conoscere l’inglese come lingua internazionale fa bene. Ma occorre conoscere anche una terza lingua, quella di un Paese vicino al proprio.

Lascia un comento

 

 

 

Puoi usare questi tag

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>