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Accade in Europa: Giorgio Napolitano, Bronisław Komorowski, Joachim Gauck rendono omaggio a Gustaw Herling-Grudzinski a Napoli

Giorgio Napolitano, Bronisław Komorowski, Joachim Gauck
rendono omaggio a Gustaw Herling-Grudzinski a Napoli

«Sono oggi qui (…) a nome della Repubblica italiana, anche a titolo di risarcimento delle incomprensioni e chiusure faziose che possono talvolta averlo fatto sentire isolato rispetto a certi circoli politico-intellettuali di questa città e possono averlo amaramente ferito. È un risarcimento dovuto, anche se tardivo. Grazie a quanti gli sono stati sempre vicino. Onore a Gustaw Herling-Grudzinski» – chi parla è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Non è un fatto banale, non sono parole banali.

La scena è successa qualche ora fa [martedì 20 novembre 2012] a Napoli, Villa Ruffo, Via Crispi. Il napoletano di nascita Giorgio Napolitano ha reso omaggio al napoletano di affetti Gustaw Herling-Grudzinski:

«Oggi l’Italia onora insieme con la Polonia Gustaw Herling-Grudzinski combattente della libertà, pellegrino della libertà, testimone del secolo. Una testimonianza che partì dalla terribile esperienza delle prigioni sovietiche e del gulag sul Mar Bianco. Un’esperienza di combattente, e propriamente di soldato, che lo condusse alla battaglia di Montecassino e ad altre per la liberazione dell’Italia. Un pellegrinaggio che si concluse nel 1991 quando all’Università di Poznan, nella Polonia tornata libera e indipendente, dichiarò: “Ho cessato di essere uno scrittore in esilio e sono diventato uno scrittore polacco che vive a Napoli”. Un grande scrittore polacco del Novecento, che ci ha lasciato non solo pagine belle e forti letterariamente ma meditazioni profonde sulla vita e sulla storia».

Ancora sono (piacevolmente) sorpreso che il massimo politico italiano si sia soffermato a ragionare sulla figura, sulla storia, sull’opera di uno dei grandi scrittori polacchi del Novecento che viveva a Napoli: «Possiamo ben dire infatti che il suo esempio e la sua eredità appartengono egualmente alla Polonia e all’Italia». Che incredibile percorso intellettuale e umano ha compiuto l’ex comunista Napolitano per dirsi «felice di poter condividere» un momento che altrimenti sarebbe stato molto polacco: lo scoprimento di una targa commemorativa bilingue dedicata all’anti-comunista (di simpatie socialiste) Herling-Grudzinski sulla casa dove quest’ultimo visse dal 1955 al 2000, anno della sua scomparsa. Un uomo – ha ricordato il Capo dello Stato – «costretto ad abbandonare il suo paese per farvi ritorno solo dopo 50 anni», un uomo che ha vissuto «L’amarezza e la sofferenza per l’esilio e per la condizione del suo paese, tra oppressione totalitaria e sovranità calpestata», esperienze per sua fortuna che «furono temperate dall’incontro, nato dalla provvidenziale visita del 1944 aVilla Tritone in Sorrento, con l’ambiente più nobile – intellettualmente e moralmente più nobile – in cui potesse trovare rifugio in Italia: la famiglia Croce, l’Istituto di Studi Storici Croce. Nei 45 anni trascorsi qui, che ne fecero un napoletano e italiano d’adozione, poté contare sull’affetto della moglie Lidia, trasmessosi alla figlia Marta, alla cui sapienza e premura dobbiamo la cura della sua eredità letteraria e della sua memoria»[1].

Lidia Croce era lì, in piedi, fragile nell’emozione che visibilmente l’attanagliava, forte nel sorriso raggiante di vera contentezza. Un attimo prima chiedeva divertita: «Chissà cosa direbbe Gustavo?» Chissà. Facile pensare che si sarebbe divertito anche lui. Immagino che avrebbe scherzato con  i molti presenti.

«A mio padre». Con queste tre parole aveva cominciato la cerimonia Marta Herling, quasi a ricordare alla folla festosa dei convenuti il vero motivo per il quale eravamo tutti lì. C’erano tra gli altri l’Ambasciatore Wojtek Ponikiewski insieme a molti rapprersentanti dell’ambasciata, il giornalista Jas Gawronski, Krysia Jaworska, studiosa di letteratura polacca all’università di Torino e la più giovane delle memorie storiche del Secondo Corpo d’armata polacco in Italia, Tadeusz Konopka, già portavoce di Solidarnosc in Italia, oggi corrispondente dell’Ansa a Varsavia, Piotr Brozyna, imprenditore culturale sempre a Varsavia…

«A mio padre – (…) nella casa che lo accolse per oltre la metà della sua vita, nella città in cui visse, nell’Italia sua seconda patria, e nella casa comune dell’Europa che ci unisce intorno alla Targa offerta dal Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Polonia (…)
La casa che mio Padre visitò nei mesi della primavera del 1944, quando con l’esercito di Anders giunse in Italia, fu Villa Tritone a Sorrento, che ospitava Benedetto Croce e la sua famiglia. La descrisse nelle luci mediterranee del golfo, e nella penombra dello studio del filosofo – nel suo racconto del 1951. La chiamò ‘Casa aperta’ e ‘Interludio bellico in Italia’ furono i mesi che vi trascorse e che narrò in quelle pagine. Il suo primo scritto in Italia fu composto lì: “Guida essenziale della Polonia per i buoni Europei”, tradotto dalle sue parole in inglese nell’italiano di Elena Croce. Gli anni dopo la guerra e nell’esilio, li trascorse a Roma dove, con Jerzy Giedroyc fondò “Kultura”, a Londra dove scrisse “Un mondo a parte”, e poi a Monaco per lavorare a Radio Free Europe. A Monaco rivide Lidia Croce e decisero di trasferirsi a Napoli, nella Villa che oggi ci accoglie. Fu questa la casa, dove, per riprendere le parole del suo discorso per l’Aquila Bianca, ha “fondato una famiglia”, ed ebbe il suo studio: una emozione che rivela nel Diario inedito del 1957 (…)
Qui ha vissuto nella sua splendida Napoli – come un giovane nipote ha voluto chiamarla, perché splendida è la Napoli del nonno. Una vita isolata, ossigenata dalle regolari permanenze a Parigi nella gloriosa casa di Kultura. Col tempo si è arricchita nella città che a lui cominciò ad aprirsi e a voler intrecciare un dialogo, negli anni in cui “la riconquista dell’indipendenza e democrazia in Polonia” lo fecero “risuscitare in patria” e gli consentirono i viaggi, a partire dal memorabile del 1991, che hanno accompagnato e rasserenato i suoi ultimi radiosi anni. Così il suo studio non ci appariva più chiuso, ma aperto nel raccoglimento e nell’atmosfera che lo hanno sempre permeato».  

Non era solo il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano al pianoterra di Villa Ruffo a leggere i foglietti che aveva scritto di suo pugno. Prima di lui aveva parlato, a braccio, in tedesco, il Presidente della Repubblica federale di Germania, Joachim Gauck. Bel discorso, anche il suo: su un polacco passato per la Siberia dei gulag sovietici che era ed  è d’esempio anche per i tedeschi per il comportamento tenuto sia durante la seconda guerra mondiale sia dopo, durante la guerra fredda. Anche ascoltare Gauck citare la battaglia di Montecassino – che vide contrapposte truppe scelte naziste e alleati (tra cui molti motivati soldati e ufficiali polacchi) – non è stato evidente.

Aveva preceduto il Presidente della Repubblica federale di Germania nei saluti il Presidente della Repubblica di Polonia Bronisław Komorowski, anche lui intervenuto a braccio, in polacco. Altro bel discorso che si poteva leggere come un invito all’umiltà che la politica deve talvolta avere di fronte alla cultura. Da polacco, il Presidente Komorowski ha voluto sottolineare la statura che Herling aveva nell’emigrazione polacca, la seconda grande emigrazione polacca; il suo essere pienamente parte dei sogni polacchi di libertà: «apirazioni che non si realizzano mai pienamente, ma senza le quali non ci sarebbero neppure risultati limitati». Da europeo, il Presidente polacco ha messo in evidenza nel suo discorso l’attraversamento dell’esperienza totalitaria che hanno compiuto nel XX secolo Italia, Polonia e Germania – ciascun Paese a modo suo, a differenti livelli. E non ha sbagliato Bronisław Komorowski quando ha spiegato che Villa Ruffo sta «crescendo di rango», è ora un doppio simbolo, un duplice luogo di memoria. E’ la casa di Herling, che si oppose al male totalitario,  ed è la casa di Benedetto Croce, che si opppose al fascismo italiano. Croce è Croce in Italia e in Europa. Herling è Herling per i polacchi e per molti europei. In una dimensione continentale e nella prospettiva di un’Europa sempre più integrata, oggi, grazie a una targa, grazie a tre Presidenti, Croce e Herling si rafforzano a vicenda[2]. Sotto il comune denominatore della lotta contro ogni totalitarismo.

Anche questo non appare banale. Anche questa, verrebbe voglia di pensare, è una vittoria postuma di Gustaw Herling la cui prefazione a I racconti della Kolyma di Salamov venne censurata a fine anni Novanta dall’Einaudi, perché considerata da alcuni troppo sbilanciata sul versante storico-politico, perché il gulag che ne risultava trascendeva se stesso per diventare metafora assoluta della condizione umana, perché i lager comunisti erano affiancati a quelli nazisti sotto la voce del Male (con l’unica differenza, per lui, che nei campi nazisti dominava la volontà e l’azione di sterminio fatta di camere a gas, mentre nei lager sovietici veniva applicata con lenta conduzione una morte fatta di freddo, fame, stenti e lavoro massacrante)[3].

A cogliere ed evidenziare i nessi tra Croce e Herling e tra Herling e Croce è stato lo stesso Presidente Giorgio Napolitano che, insieme al Presidente Bronisław Komorowski, dopo Villa Ruffo ha partecipato all’avvio del 65° Anno accademico dell’Istituto di Studi Storici fondato da Benedetto Croce.

Intervenendo alla commemorazione del filosofo napoletano a sessant’anni dalla scomparsa, Giorgio Napolitano ha cercato di proposito di dare una valenza più generale all’evento, «perché è nel periodo più tormentato e drammatico della storia d’Italia, che la personalità di Benedetto Croce si dispiega in tutta la sua ricchezza, offrendo prove che sfuggono a ogni rappresentazione convenzionale della sua figura. Mi riferisco a un arco di quasi dieci mesi, dalla caduta di Mussolini e del regime fascista alla liberazione di Roma. A partire dal 25 luglio, è un succedersi incalzante di eventi che scuotono la compagine nazionale, nel tragico scenario di una guerra che ha seminato e continua a seminare distruzione, morte, miseria, privazioni, in nessun luogo come a Napoli, la Napoli di Benedetto Croce».

Convulsa era Napoli in quegli anni, occupata dalle forze alleate «di molteplici nazionalità, in prevalenza americana». Tra le tante testimonianze, ecco quella diretta del Capo dello Stato: «non vi sembri un fuor d’opera ricordare qui quel che di incancellabile è rimasto nell’animo di un giovane che tra i 17 e i 19 anni visse la Napoli dei “cento bombardamenti” – 22 mila vittime civili fino al settembre del ’43 – e del durissimo inverno 1943-44. Quel che è rimasto di incancellabile, dunque, nell’animo di chi oggi vi parla. Le lunghe ore trascorse in diecine e diecine di notti, insieme con una moltitudine impaurita, nel profondo di un immenso ricovero antiaereo, nelle viscere dello storico palazzo Serra di Cassano nel cuore di Napoli. Lo spettacolo degli edifici colpiti accanto a quello in cui abitavo, delle macerie nelle strade centrali della città, tante volte attraversate intatte e piene di vita. L’incubo di una guerra che anno dopo anno sembrava non dovesse aver fine. I mesi di quell’inverno succeduto al collasso dell’8 settembre, vissuti senza distinzioni di ceto sociale da tanti napoletani al freddo, in abitazioni sconnesse per le bombe cadute tutt’intorno, e in penosa ricerca di magro cibo. Mentre ancora incombeva la minaccia dei bombardamenti, quelli tedeschi, meno frequenti e massicci dei bombardamenti alleati, ma pur sempre micidiali per distruzioni e lutti».

Cito con abbondanza dal discorso del Presidente della Repubblica perché è vibrato di passione, e più volte si è emozionato citando, anzi rileggendo e commentando Benedetto Croce sotto l’occhio attento di Gennaro Sasso, che ha passato una vita a rileggere e commentare, riga dopo riga, le pagine di Croce.

Ecco la conclusione del discorso del Capo dello Stato:

«… Insegnamenti da meditare. Come è da meditare, di Croce, il messaggio europeo, che si leva oltre il frastuono delle armi, mentre infuriano l’occupazione tedesca in gran parte dell’Italia e una guerra ferocemente devastatrice nel cuore dell’Europa, le cui sorti sono ancora incerte come lontano è ancora il crollo di Hitler. Mi riferisco al saggio Il dissidio spirituale della Germania con l’Europa, concepito nel dicembre 1943: di quelle pagine, di straordinario spessore culturale e umano, citerò solo l’affermazione illuminante della natura storica del male estremo rappresentato dal nazismo, fenomeno “storicamente nato e storicamente morituro … Il dissidio della Germania con l’Europa, che la storia ha suscitato, può e deve essere dalla storia composto, e a questo fine debbono tendere tutti gli sforzi della civiltà europea …”. Lo sguardo di Croce sembra proiettarsi già verso il compito che sarà da affrontare a guerra finita : quello della riconciliazione nella libertà e nella democrazia, in una nuova prospettiva di piena, pacifica e operosa unità europea.
Era la prospettiva, condivisa con Luigi Einaudi, che egli aveva già delineato, con geniale anticipazione, nel 1932 nella sua Storia d’Europa. Dedicata a Thomas Mann, essa era stata studiata e discussa da Gustaw Herling con altri giovani polacchi nei pressi di Varsavia tra la primavera e l’estate del 1939, ma sarebbe stata tradotta e pubblicata in Polonia solo nel 1998 anche per impulso di Herling e con la sua postfazione: mentre una dotta prefazione scrisse l’indimenticabile Bronislaw Geremek rendendo omaggio a Croce come “uno dei grandi visionari dell’Europa unita”.
Mi si lasci concludere esprimendo gratitudine al Presidente polacco Komorowski che ha voluto associarsi al ricordo sia di Gustaw Herling sia di Benedetto Croce, a lui e al Presidente della Repubblica Federale Tedesca Gauck, con i quali mi sono incontrato qui a Napoli per testimoniare e ancor più rafforzare l’amicizia che lega l’Italia, la Germania e la Polonia, e il nostro comune impegno a costruire quell’Europa libera, pacifica, democratica che Croce ed Herling sognarono e per cui combatterono»[4].

È stata una bella e intensa giornata, che il piovigginare non ha guastato. Tornando a Roma in treno mi sono trovato a pensare, a 300 chilometri all’ora, che l’Europa ha fatto dei passi da gigante. Che l’Europa c’è, ed è già andata oltre l’Est e l’Ovest e il Nord e il Sud. Continuo a ripermi che c’è da sorprendersi, che non è banale che tre Presidenti della Repubblica – un polacco (ex oppositore del comunismo della PRL), un tedesco (ex oppositore del comunismo della DDR), un italiano (ex comunista, il cui lascito più grande è il suo settennato da Presidente decisamente europeo) – s’incontrino a casa di un filosofo italiano (liberale antifascista) per rendere omaggio a uno scrittore polacco (socialista oppositore nell’emigrazione) vissuto tra Napoli e Parigi, un uomo che deve la sua prima fama di scrittore ad una traumatica esperienza di prigionia nella Siberia sovietica, poi raccontata in un denso e terso libro che ebbe tra i suoi primi e più entusiasti lettori un grande filosofo inglese (Bertrand Russel).

È una storia molto europea, di quelle alla Herling. All’evidenza Europa non è più un’anziana signora che un vecchio toro continua a rapire…

Su questa giornata spero di avere altri dettagli, altre riflessioni da aggiungere. Intanto mi premeva registrare l’evento a caldo.

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[1] Fonte: http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2564
[2] Non è un caso: proprio oggi (20-11-2012) un giornale polacco ha pubblicato una lunga riflessione sull’attualità del pensiero liberale di Benedetto Croce, vedi Marek Klecel, Wielkość i upadek “religii wolności”, «Rzeczpospolita» (http://www.rp.pl/artykul/952960-Wielkosc-i-upadek–religii-wolnosci-.html).
[3] Cfr. sulla vicenda Gustaw Herling, Piero Sinatti, Ricordare, raccontare. Conversazione su Salamov, l’ancora del Mediterraneo, Napoli 1999.
[4] Fonte: http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=2562

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COMMENTI:

Caro Paolo,
Bellissimo pezzo “a caldo”, ma pieno di elementi di schietta e pacata riflessione storica, il tuo, Paolo. Alle volte, come stavolta, vale la pena di registrare subito anche le proprie emozioni di fronte a fatti storici e naturali di enorme portata come questo, e penso in particolare – per noi italiani “buoni europei” – al discorso del Presidente Napolitano (ricordo che “Guida essenziale della Polonia per i buoni Europei”  fu il primo articolo pubblicato da Herling in italiano nel 1945).
Perché “naturali”? Perché io che scrivo, invecchiando, ho sempre più la convinzione che, per gli uomini, seguire davvero la propria “naturale” umanità e non le ideologie e le menzogne, anche terribili, in cui la storia e la politica riescono a irretirli, non può non portare al riconoscimento di alcuni semplici valori, come quelli che sono stati celebrati ieri, a Napoli, nel nome di Gustaw Herling, uomo e scrittore.
Luigi Marinelli
Prof. Ordinario di Slavistica – Lingua e letteratura polacca, Roma
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Herling: la dichiarazione di Napolitano e’ una bomba, peccato che dal suo partito non si sia levata una voce di autocritica quando era vivo. Ma se non fosse stato della famiglia Croce, Napolitano se ne sarebbe ricordato?
Giovanna Tomassucci
Prof. Associato di Letteratura polacca, Pisa

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