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Pulizie patriottiche in Russia e patriottismi avviluppati in Europa

Leggo di “purghe patriottiche”  in Russia dove, con “appropriate” leggi, si vuole “(ri)pulire”  la vita politica e civile “liberandola” dalle “influenze straniere”.
E’, per me, un altro mondo mentale. Sono parole e logiche di altre epoche. 
Non si tratta solo del fatto che così facendo c’è chi sogna di fermare con una diga le onde del mare. O, per essere più prosaici, pensiamo a un uomo sotto la doccia che prova a non bagnarsi coprendosi la testa con il piatto della mano. E’ il fatto di chiudersi su se stessi in atteggiamento di difesa che personalmente mi spaventa (anche se la difesa si presenta sotto forma di attacco). E’ il concepire la società come un individuo, come un corpo solo che bisogna proteggere dai bacilli di un virus esterno e pericolosissimo (cioè il resto del mondo). La parola d’ordine è: “difendere i propri interessi”. Ma si tratta veramente di “patriottismo” o non piuttosto di retorica pseudo-patriottica. Il dubbio è lecito perchè se si legge attentamente le cronache di ciò che avviene in Russia ci si accorge che, alla fine della giornata, ciò che si vuole reprimere in sostanza è qualsiasi forma di critica e di dissenso e di opposizione  (interna ed esterna) al potere in carica.
Invocare il patriottismo è, in apparenza, un modo accettabile di essere nazionalisti. Che male c’è? Terribile è però l’idea che nel dedicare tanta attenzione ai giovani (bambini russi che non possono essere adottati dagli americani, studenti russi che se studiano all’estero devono però garantire il loro ritorno in Russia eccetera) si voglia a tutti gli effetti “plasmare” e consolidare in senso nazionale le élite russe, cementandole in senso anti-occidentale (quindi anche anti-europeo). L’argomento di cui si fanno forti i neo-patrioti russi è che il “popolo” (sempre lui!) sente le proprie élite come “poco russe”, come “mezze straniere”.  Auguri.

Nota – per fortuna esistono altri modelli possibili. Leggo poche ore dopo che l’Università europea Viadrina, al confine tedesco-polacco, apre le sue porte agli stranieri. Lo stesso fa l’Università di Bologna: cerca di internazionalizzarsi.  Intanto, grazie anche ai programmi televisivi di Arte, prosegue la normalizzazione dei legami franco-tedeschi. Ed Euronew accentua la sua dimensione europea. Auguri.

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