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Europa Europa Europe

Lettera Internazionale n. 114 — L’Europa fuori d’Europa  

I Balcani in Europa: tra stereotipi e futuro, Marija Todorova        Qualche passo “facile” verso la riconciliazione, Slavenka DrakulićPensare l’Europa senza pensare. Il discorso neocoloniale sui e nei Balcani occidentali, Tanja Petrović

Due, tre cose sull’Albania. Appunti di viaggio,

Alessandro Leogrande   

Skanderbeg e i suoi nemici, Fatos Lubonja                                     

Da Sarajevo a Praga. Identità multipla vs confini mentali,

Raymond Rehnicer

Il soggetto oltre i confini. Oltre i confini del soggetto,  Enrica Lisciani-Petrini

Muhajir di Bosnia. Racconto di un viaggio in fondo al destino, Predrag Matvejević

I Giuliani e l’Adriatico, Stelio Spadaro e Patrick Karlsen

Il passato che non passa e il diritto all’oblio, Stefano Lusa         

Pane al pane, vino al vino, Živko Skračić                                         

Ricordo, nostalgia e simpatia in Adriatico, Franco Botta  

Lingua materna: un gioco simbolico che apre mondi,
Chiara Zamboni

Adri-mediterraneo, tra tempeste e oblio

Mediterraneo: camera senza vista, Jurica Pavičić                         

Oriente e dis-Oriente. Il secolo lungo in Adriatico, Oscar Iarussi

Per un’Europa a trazione adri-mediterranea, Onofrio Romano

Una storia tra due mari. Per un Mediterraneo unito, Italo Garzia

Raccontare l’Adriatico, Marilena Giammarco e Giovanna Scianatico

Appartenenza adriatica, Fabio Fiori                                                    

Adriatico noir, Enrica Simonetti

 I libri e i film

Recensioni a cura di Biancamaria Bruno, Vittorio Cielo, Dario Gentili, Saverio Verini, Luca Viglialoro

 Gli artisti di questo numero

Maurizio Donzelli, Mircea Cantor, Vittoria Mazzoni a cura di Aldo Iori 

Cari amici, cari lettori,

sta per uscire in libreria il n. 114 di L.I. dedicato all’Europa, fuori d’Europa e alle tempeste e agli oblii della Regione adri-mediterranea. Si tratta di un numero in cui, ancora una volta, torniamo a sottolineare la parzialità della Weltanschauungdi chi vive nel Primo Mondo. Chiusi nel nostro continente europeo, non pretendiamo null’altro se non l’impero del mondo. L’Europa si è dibattuta per secoli tra la pulsione confederativa e quella nazionalistica, fino a quando non è nata l’Unione Europea, il cui scopo primario era tenere lontana la guerra dal suo territorio. Da questo punto di vista, il progetto è stato un successo che, però, ha spostato il problema un po’ più in là, oltre i confini europei e al di là del mare, dove inizia il territorio sconfinato della frontiera, ancora terreno di conquista e di colonizzazione.
A forza di imporre per il mondo il modello europeo di dominio politico economico, e soprattutto culturale, anche i “colonizzati” hanno finito con interiorizzare l’“europeità”, sovrapponendola e adattandola alla loro storia e alla loro geografia, esaltando identità, religioni, nazionalismi e cesarismi fino al massacro, ripercorrendo le tappe più drammatiche della storia europea. Quando un colonizzato diventa colonizzatore, lo fa per europeizzarsi, per aderire a quel modello per essere accettato, e ciò a scapito della valorizzazione dei propri tratti culturali che potrebbero invece essere messi in circolo per rinnovare la visione del mondo degli europei.

Ciò che l’Europa non ha calcolato è che questo modello, che Edward Said ha chiamato Orientalismo e che Marija Todorova chiama Balcanismo, che interessa tutto il Secondo e il Terzo Mondo, si sta rivelando un boomerang, complice l’attuale crisi economica. Siamo “noi” a imitare “loro”, rimanendo incartati in un modello antagonistico. E lo slancio verso un futuro europeo confederativo e allargato, non ostile ma empatico, di cui pure tutti i politici a parole sentono la necessità ineluttabile, si è bloccato.

Il nostro Paese, però, grazie ai suoi connotati storici, potrebbe riposizionarsi là dove la sua geografia l’ha messo milioni di anni fa – priva di un impero coloniale, anzi terra di conquista da parte di europei e di non europei, l’Italia è nata tardi come Stato, e ancora non riesce a contare su uno “spirito nazionale” unitario, paragonabile a quello di altri stati europei. Questi “difetti di fabbricazione” – sempre rispetto al modello europeo – possono essere volti in positivo, dandoci la possibilità di configurarci come un vero ponte tra le culture che ci circondano, perché in nessun luogo come nel nostro Paese le culture degli “altri” hanno contribuito a formare la nostra. Riprendere il nostro posto di “naturali” mediatori, riaffermando la nostra autorevolezza nella politica estera, sarebbe fondamentale anche per imparare a trattare i temi dell’immigrazione in maniera più civile.

Nel tappeto di Maurizio Donzelli, scelto per la nostra copertina, la forma floreale al centro, visibilmente esuberante, potremmo essere noi italiani, e il fondo su cui sembra arrampicarsi, quasi un muro un po’ screpolato, in realtà è un giardino, lo splendido giardino mediterraneo.

Buon anno e buona lettura a tutti! La Redazione di Lettera Internazionale

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