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Chiese: greca e latina

Un Vangelo cantato

di MANUEL NIN

 La liturgia di inizio di pontificato del vescovo di Roma ha una compo-nente orientale. Con l’espressione “componente orientale” facciamo ri-ferimento alla presenza del vangelo cantato in lingua greca, e anche alla tradizione plurisecolare della parteci-pazione del Pontificio collegio greco di Roma nelle liturgie del vescovo di Roma. Questa tradizione, risalente alla fine del XVIsecolo, mette in luce da una parte l’origine greca in quan-to alla lingua della stessa liturgia ro-mana, e dall’altra parte la dimensio-ne veramente cattolica di questa Chiesa e del ministero del suo vesco-vo. Le parti orientali di tradizione bi-zantina nella liturgia di inizio di pontificato di Papa Francesco sono presenti nella liturgia della Parola.

Nella processione iniziale il diacono greco apre il corteo dei concelebran-ti, reggendo il proprio evangeliario che viene collocato sopra l’altare . Dopo i riti iniziali della liturgia e avviandosi alla proclamazione del vangelo, il diacono greco riceve la benedizione del Santo Pa-dre prima di prendere l’e-vangeliario dall’altare. Do-po il canto dell’acclama-zione quaresimale al po-sto dell’Alleluia, il dia-cono greco, con le for-mule della Divina Li-turgia Bizantina, invita l’assemblea all’ascolto sapiente del Vangelo nell’acclamazione in lingua greca: «Sapien-za. In piedi ascoltiamo il Santo Vangelo», e il Santo Padre benedice l’assemblea: «Pace a tutti», quella pace pro-messa dal Signore stesso nel Vangelo. L’assemblea risponde: «E col tuo spirito». Il diacono prosegue con l’annuncio della lettu-ra del vangelo: «Let-tura del Santo Vange-lo secondo Matteo». E quindi la risposta dossologica dell’as-semblea: «Gloria a Te, Signore, gloria a Te». Alla fine del Vangelo, di nuovo si canta la risposta dossologica dell’assemblea: «Glo-ria a Te, Signore, glo-ria a Te». L’evangelia-rio viene riportato al Santo Padre, che con esso benedice l’assemblea, mentre il coro canta l’acclamazione: «Per molti anni, Si-gnore!», che è l’acclamazione che nella liturgia bizantina presieduta dal vescovo il coro canta dopo la processione con l’evangeliario nel piccolo ingresso, dopo la proclama-zione del Vangelo, dopo la proces-sione con i doni nel grande ingresso e dopo la comunione. La tradizione della partecipazione del Pontificio collegio greco alle ce-lebrazioni liturgiche più importanti del Papa risale al pontificato di Sisto V(1585-1590), che concesse al colle-gio greco il privilegio di cantare in greco l’Epistola e il Vangelo nelle messe papali solenni.

L’uso, pero, della presenza di ambedue le lingue liturgiche, latino e greco, nella litur-gia del vescovo di Roma risale al pe-riodo tra la fine del VII e l’inizio dell’VIIIsecolo, quando si succedet-tero a Roma diversi Papi di origine orientale; infatti le persecuzioni ico-noclaste e quelle dei califfi abbasidi in Oriente portarono all’esilio in Occidente molti orientali che parla-vano greco. Anastasio il Biblioteca-rio, che visse nel IX secolo, racconta che Papa Benedetto III (855-858), benché romano di origine, ebbe cura di preparare un codice dove furono trascritte, in greco e latino, le profe-zie che, nel rito romano, venivano lette il Sabato Santo e il Sabato pri-ma di Pentecoste. Dall’Ordo Roma-nusI, ripreso poi dall’Ordo Romanus X, scritto nell’XI secolo, sappiamo che si leggeva la profezia in latino e, di seguito, se il Papa lo considerava opportuno, essa veniva ripetuta in g re c o . Nel concilio di Pisa del 1409, nel-la celebrazione dell’incoronazione di Papa Alessandro V, latino di rito ma nato a Creta, l’Epistola e il Vangelo furono cantati in latino, greco ed ebraico. Durante l’incoronazione di Nicolò Vnel 1447, un cardinale can-tò il Vangelo in latino, mentre un ar-chimandrita basiliano lo cantò in greco. SistoVnel 1586 fece soppri-mere gli uffici di diacono e sud-diacono greco e li fece trasferi-re agli studenti del collegio greco. Con questo il Papa dava un segno di stima verso il collegio. I titoli di diacono e suddiaco-no greci rimasero quin-di legati al collegio, e fu fino al 1870 che, nei giorni di celebrazioni papali in cui diacono e suddiacono erano pre-senti, una carrozza del palazzo Apostolico an-dava a prelevarli. Nel 1724 papa Bene-detto XIIIriprese l’uso antico della lettura in greco, da parte di un alunno del collegio greco, della prima del-le profezie del Sabato Santo e, alternativa-mente in latino e gre-co, la prima di quelle del sabato prima della Pentecoste; lo stesso Papa volle che i mini-stri greci celebrassero con i propri paramenti e non con quelli latini. Ancora nel Venerdì Santo del 1725 lo stesso Benedetto XIII fece leggere in greco l’Ap o-stolo e il Vangelo del giorno. A partire del 1896, con l’arrivo dei benedettini nel collegio greco sotto papa Leone XIII, viene ripresa nor-malmente la presenza di due semina-risti del Collegio nelle celebrazioni papali solenni.

La prassi lungo il XX secolo e quindi quella anche attuale per quan-to riguarda la partecipa-zione del Pontificio col-legio greco alle celebra-zioni papali solenni è quella del canto dell’Epistola e del Van-gelo in lingua greca nel-la liturgia in coena Dominidel Giovedì Santo, e il canto del Vangelo in greco nelle canoniz-zazioni e in alcune liturgie partico-larmente solenni, nonché nella litur-gia di funerale del Sommo Pontefi-ce, in cui viene cantato anche un Tr i s à g h i o n bizantino in lingua greca; quindi nella liturgia di inizio di pon-tificato. Ci furono anche due celebrazioni speciali avvenute negli anni 1908 e 1925 a cui il collegio greco partecipò in maniera diretta. Il giorno 12 feb-braio 1908 si celebrò, nell’Aula delle beatificazioni alla presenza di Pio X, la Cappella Papale per la celebrazione del quindicesimo centenario della morte di san Giovanni Crisostomo. La liturgia fu celebrata dal Patriarca greco melchita di Antiochia Cirillo VIIIGeha, con il coro e i ministri del Pontificio collegio greco di Roma. Nell’introduzione al libretto pubbli-cato in quell’occasione, si indica che nella suddetta aula, non essendoci un altare “isolato”, cioè staccato dal muro, che permettesse di essere gira-to nelle diverse processioni e incen-sazioni della Divina Liturgia Bizan-tina, fu collocato un altro altare “iso-lato” e, di fronte a esso, due leggii con due icone di Cristo e della Ma-dre di Dio. Accanto a esse fu collo-cato un terzo leggio con l’icona di san Giovanni Crisostomo. È interes-sante notare che nell’introduzione al libretto liturgico citato, viene ancora indicata questa annotazione: «dagli officianti si osserverà integralmente il rito greco (…) Il Sommo Pontefice, capo supre-mo di tutti i riti, opere-rà nel medesimo tempo anche quale Presidente dell’assemblea liturgica greca, al quale sono ri-messi e riservati i prin-cipali atti di onore e di giurisdizione (…) Egli adopererà la lingua li-turgica greca».

Il testo della Divina Liturgia di san Giovanni Crisosto-mo utilizzato in quella occasione fu quello pre-parato nel 1907 da uno dei professori residenti nel Pontificio collegio greco, il benedettino Placido De Meester. La seconda celebra-zione è quella tenutasi il 15 novembre 1925 in occasione del XVIcente-nario del concilio di Nicea del 325. Anche in questa occasione la li-turgia fu presieduta dal Papa, Pio XI, e come celebrante principale fu invitato anche questa volta il patriarca greco melchita di Antiochia Dimitrios Ca-di. Costui, però, morì improvvisa-mente il 26 ottobre a Damasco, e fu sostituito dal metropolita greco cat-tolico romeno di Fagaras Basilio Su-ciu. La liturgia fu celebrata nella ba-silica di San Pietro. Come nella pre-cedente celebrazione del 1908, fu collocato, davanti all’altare della confessione, un altare “isolato” con dei leggii a modo di iconostasi. In entrambe le celebrazioni citate viene indicata nell’introduzione agli appo-siti libretti, che la celebrazione della liturgia greca fu “integrale”, cioè senza aggiunte né mescolanze con la tradizione liturgica romana. Il Papa — Pio Xnella prima cele-brazione e Pio XI nella seconda — presiedeva da un trono-cattedra col-locato a sinistra di chi guardava l’al-tare. Era rivestito coi propri para-menti, coperto con la tiara, e impar-tiva le benedizioni in lingua greca lungo la celebrazione della Divina L i t u rg i a . All’inizio parlavamo della compo-nente orientale della liturgia di ini-zio pontificato di Papa Francesco. La presenza delle diverse lingue, so-prattutto quella latina e quella greca, evidenzia la componente veramente cattolica della celebrazione liturgica.

 © Osservatore Romano – 20 marzo 2013 – riportato da VEDI

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