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Conferenze d’assalto a Roma

Prof. Wiesław Godzic
Siamo governati dalle celebrità?
(conferenza in lingua inglese)
28 gennaio 2014 , Ore 18.30
ACCADEMIA POLACCA DELLE SCIENZE, Biblioteca e Centro di Studi a Roma,
vicolo Doria 2 – 00187 Roma

Prof. Wiesław Godzic, professore ordinario, critico cinematografico e studioso
di mass media. Ha tenuto i corsi presso le Università della Slesia (fino al 1983)
e Jagellonica (fino al 2003); attualmente è docente presso la Scuola Superiore
di Psicologia Sociale a Varsavia, dove ricopre il ruolo di Presidente della
Cattedra di Mass Media Audiovisivi. Il suo campo di ricerca riguarda la
semiotica e la retorica delle trasmissioni mediali. Borsista presso varie
istituzioni internazionali (Fundacja Kościuszkowska, Cemtral European
University, Getty Foundation, del Deutscher Akademischer Austauschdients e
varie fondazioni governative norvegesi). Ha tenuto corsi presso le università
americane Cleveland State University e Rochester University, presso
la Middlesex University a Londra, a Bergen e Torndheim in Norvegia. Dal 2002
è il direttore del trimestrale “Kultura popularna”. Si è occupato di retorica del
linguaggio cinematografico (la metafora cinematografica) ed è stato il primo in
Polonia a trattare delle relazioni tra la psicoanalisi e i mass media. Ha
pubblicato Znani z tego, że są znani. Celebryci w kulturze tabloidów [Noti per il
fatto di essere famosi. Le celebrità nella cultura dei tabloid] (WAiP 2007), e
redatto un manuale accademico Media audiowizualne [I media audiovisivi] per
il quale ha ricevuto il premio dei giornalisti (WAiP 2010). Il suo libro Kuba i
inni. Twarze i maski popkultury [Kuba e gli altri. I volti e le maschere della
cultura pop] (Sedno 2013) è stato pubblicato nella primavera 2013. Prof.
Godzic è socio dell’Associazione dei Cineasti Polacchi e consigliere esperto di
diverse stazioni televisive.
 
RIASSUNTO
La parola “celebrità” è stata usata per la prima volta in Polonia
da Wiesław Godzic nel libro Znani z tego, że są znani. Celebryci w kulturze
tabloidów [Noti per il fatto di essere famosi. Le celebrità nell’età dei tabloid]
pubblicato nel 2007. L’introduzione di Zygmunt Bauman sottolineava
l’importanza dell’argomento e il libro, pionieristico in Polonia e in questa parte
dell’Europa, è stato ben accolto. Non da tutti, però; soprattutto non dai
“protagonisti celati” del successivo libro di Godzic, Kuba i inni. Twarze i maski
popkultury” [Kuba e gli altri. I volti e le maschere della cultura pop]. Il
protagonista di questo è Kuba Wojewódzki*, noto showman cinquantenne,
conduttore, nella rete televisiva privata TVN, di uno show “scandaloso” sul
piano dei costumi, ma serio sul piano dei valori presentati. Lo show, seguito
volentieri da un numero molto alto di telespettatori, registra invece nei social
network molti “hate”. I „protagonisti nascosti” sono invece rappresentati dalla
stampa incapace di dominare questo fenomeno, indecisa sul fatto se un tema
serio possa essere trattato in forma leggera, o se, viceversa, una forma
pomposa o chiacchiericcia, ma greve, non produca troppo spesso una
spazzatura intellettuale.
 
L’autore pone una domanda: “Siamo (già?) governati dalle celebrità?”. E
si concentra su due aspetti. Il primo definisce la tendenza sempre più diffusa
fra i politici a sfruttare le modalità di persuasione e comunicazione finora
proprie alle celebrità (lo show che ha presentato in Italia l’ex primo ministro
Silvio Berlusconi costituisce un ottimo esempio di “celebrizzazione” della vita
pubblica). La scena politica è e sarà in futuro governata dalle celebrità: di
fronte a tale constatazione, i nostri dubbi non dovrebbero riguardare il fatto,
ma la sua interpretazione. Conviene cioè porsi la domanda se questa „svolta
demotica” (demotic turn secondo Graeme Turner) possa in qualche modo
aiutare a riflettere sul ruolo delle regole democratiche nel mondo
contemporaneo?
 
Il secondo aspetto riguarda invece il “luogo di origine” delle celebrità:
l’autore si domanda cioè se le celebrità abbiano dei luoghi di origine o se
questa funzione sia assorbita esclusivamente da Hollywood? Simili riflessioni
sono sviluppate sull’esempio di star asiatiche presenti in Polonia, e in
particolare su Bilguun Ariunbaatar**.
 
Il titolo di una raccolta inglese di saggi di Umberto Eco sulla cultura dei
mass media, Apocalypse postponed (Apocalisse posticipata), rende molto bene
l’ambiguità del suo rapporto con la cultura di massa: Godzic condivide la
funzione storica della divisione in esso implicita, mentre non è d’accordo con
un’altra definizione, quella di slow-motion apocalypse (secondo Jonathan
Franzen). La definizione usata da Eco suggerisce che, come una spada di
Damocle, una fine immediata del migliore dei mondi incombe su di noi, ma
non è necessario che qualcosa di tragico accada nel corso della nostra vita. La
seconda espressione rimanda invece a un processo che vede approssimarsi la
fine del mondo. In realtà si tratta di una versione rinnovata della
contrapposizione fra “apocalittici” e “integrati”, in cui questa volta compaiono
le celebrità, le quali rappresentano i nostri sogni celati: vestirsi in modo
stravagante, avere un aspetto giovanile, lasciarsi andare… Deridere loro
significa allora deridere sé stessi, ma essere con loro troppo permissivi
significa avvicinarsi pericolosamente al narcisismo.
 
In Polonia non si è riusciti ancora a trovare una ragionevole posizione in mezzo.

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