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Paul Celan a Roma

Progetto Celan in Italia

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Il 27 gennaio è il giorno della memoria, ma fare memoria è un atto continuo. Si dispiega nella profondità del tempo e nella quotidianità di gesti come leggere, osservare, guardare, scrivere, condividere. Paul Celan è tra i poeti in grado di insegnare a chi legge, studia, ascolta, l’atto del fare memoria. Memoria di qualcosa di inconfigurabile che lui chiamava“l’Accaduto”.

Paul Celan, secondo George Steiner “il più grande poeta del Novecento”, è riuscito a pronunciare lo sterminio senza mai nominarlo. Ci è riuscito per giunta in tedesco, lingua-madre e lingua degli assassini di sua madre. Nato nel 1920 in Bucovina, enclave multilinguistica già austroungarica, poi rumena e oggi ucraina, Celan condusse una vita errante: Czernowitz, Bucarest e Vienna, poi Parigi, dove morì suicida nel 1970.  Diceva: “Ognuno resta legato alle proprie date, colpito dall’accento acuto della Storia, piuttosto che cullato dal circonflesso dell’Eterno”. E motivava la sua scrittura proprio a partire da una data, il “20 gennaio”, il giorno in cui fu decisa la “soluzione finale” sul Wannsee a Berlino, nel gennaio 1942. Le date, siano il 20, o il 27 gennaio, s’incidono nel nostro modo di ricordare, raccontare la memoria, pensare il futuro; cambiano la nostra posizione nel mondo, anche oggi più di sessant’anni dopo.

La parola Olocausto, dal greco olo-kaustos, tutto-bruciato, legata a una tipologia di sacrificio diffusa in area ebraica, cananea, greca, fu introdotta nel lessico corrente da Elie Wiesel (premio Nobel per la letteratura e scampato a Auschwitz); la parola Shoah, già attestata nei Salmi ma diffusasi in Palestina nei primi discorsi sul genocidio nazista dal 1940, indica letteralmente una catastrofe naturale. Celan non disse mai Olocausto, néShoah. Diceva: l’Accaduto. Tutta la sua poesia è un farsi parola di quell’Accaduto. Accaduto per volontà umana: non fu certo un sacrificio religioso, né un evento atmosferico, ma una deliberata distruzione operata da uomini, nella Storia.

In un appunto del 1968 Celan annota però una parola, inusuale per quanto antica, per direl’Accaduto in relazione al suo impegno di poeta: Hurban. Hurban è parola che nasce dalla radice ebraica Het-Resh-Bet (HRB), tre lettere dell’alfabeto ebraico che danno origine al campo semantico di ciò che resta, delle rovine, dei residui in generale, da quelli archeologici a quelli biologici. Ma soprattutto ha un valore teologico. Hurban è la parola che designa la prima distruzione del Tempio di Salomone prima dell’Esilio di Babilonia, e poi del secondo Tempio di Gerusalemme accaduta nel 70 d.C., a partire dalla quale si misura il tempo della diaspora. Hurvah è una delle più belle sinagoghe di Gerusalemme, distrutta e rinata più volte.

Perché questa parola interessava tanto Celan? Essa racchiude in tre consonanti la distruzione per mano empia dell’uomo, la presenza di rovine e residui, ma anche la possibilità di una ricostruzione. Mettiamola accanto ai versi della poesia che Celan non a caso intitola Residuo cantabile (1967): “- Labbro interdetto, fai sapere/ che qualcosa accade, pur sempre/ non lontano da te”. “Qualcosa accade” in un doppio senso: accadono violenza e distruzione, ma si apre anche una possibilità di costruzione. Ma già in un’altra poesia, la terribile Stretta (1959), Celan ci porta per mano “nel luogo ove essi giacquero”, “luogo senza nome”, in cui la scrittura stringe voci spezzate, resti e frammenti di corpo, vite e luoghi polverizzati, e tuttavia apre lo sguardo verso la ricostruzione: “Dunque/ ancora s’innalzano templi. Una /stella /ancora fa luce./ Nulla,/ nulla è perduto”.

Paul Celan in Italia 2007/2014. Un  percorso tra ricerca, arti e media  prova a mettere insieme diversi saperi e ambiti della cultura, della ricerca, della didattica – studenti delle scuole superiori e studenti universitari, studiosi maturi e studiosi più giovani, artisti della parola, della grafica e dell’occhio, della musica e dell’incisione, che negli ultimi sette anni si siano confrontanti con l’opera del poeta nel senso di una memoria che si costituisca come pietra per ricostruire templi.

Il Progetto Celan in Italia, con cadenza settennale (il primo incontro si è volto a Napoli nel gennaio 2007), vuol essere anche un modo per fissare in Italia la memoria di questo grande poeta della memoria, proseguendo un’indagine sulla ricezione di Celan nella cultura italiana attraverso gli studi dei più giovani, gli esperimenti degli artisti, la presenza nei media, nelle scuole e negli insegnamenti universitari.

Durante le giornate del  27 e 28 gennaio 2014 verranno presentati studi e pubblicazioni realizzati negli ultimi sette anni in ambito universitario ed editoriale, insieme ai risultati del progetto A scuola con Paul Celan,nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Studi Europei Americani e Interculturali della “Sapienza” di Roma e il Liceo Scientifico (“Sperimentazione Brocca”) Lazzaro Spallanzani di Tivoli.

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