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	<title>Polonia mon amour &#187; 1989-oggi mittel-centroest-visegrad</title>
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		<title>AISSECO nuovo sito</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 12:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SEGNALAZIONE L&#8217;AISSECO, associazione italiana studi di storia dell&#8217;europa centrale e orientale, ha un nuovo sito: http://aisseco.org/ - vale! pdf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SEGNALAZIONE</p>
<p>L&#8217;<strong>AISSECO</strong>, associazione italiana studi di storia dell&#8217;europa centrale e orientale, ha un nuovo sito: <a href="http://aisseco.org/">http://aisseco.org/</a> - vale!</p>

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		<title>L&#8217;Europa orientale dal 1919 ad oggi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 16:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Egregio Dr. Morawski, ho il piacere di segnalare a Lei e ai numerosi lettori del Suo blog l&#8217;uscita del mio volume intitolato Un altro Novecento. L&#8217;Europa orientale dal 1919 ad oggi (Roma, Carocci editore, 404 pp., 27,00 euro) Eccone una breve presentazione: L’Europa orientale che questo libro racconta è l’insieme dei territori che, dopo aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Egregio Dr. Morawski,<br />
ho il piacere di segnalare a Lei e ai numerosi lettori del Suo blog l&#8217;uscita del mio volume intitolato<br />
<strong>Un altro Novecento. L&#8217;Europa orientale dal 1919 ad oggi </strong>(Roma, Carocci editore, 404 pp., 27,00 euro)<br />
<em><strong>Eccone una breve presentazione:<br />
</strong></em>L’Europa orientale che questo libro racconta è l’insieme dei territori che, dopo aver attraversato la dissoluzione dei tre imperi multietnici in seguito alla Prima guerra mondiale, conobbero a partire dal 1939 l’esperienza storica del comunismo di tipo sovietico. La regione trattata comprende attualmente 20 Stati (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Belarus, Ucraina, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Bulgaria, Moldova, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Kosovo e Albania), distribuiti su un territorio che misura quasi 2 milioni di km2 e una popolazione complessiva di 184 milioni di abitanti. Dopo il 1919, la maggior parte degli Stati successori degli imperi multietnici riprodusse su scala ridotta la frammentazione delle vecchie entità in un contesto politico profondamente mutato (l’età del nazionalismo di massa e del principio di autodeterminazione dei popoli). La dissoluzione nel 1991-93 degli Stati federativi esteuropei, la Jugoslavia e la Cecoslovacchia, ha generato un aspro dibattito in cui emergono molti dei nodi interpretativi di questo libro. Alcuni videro nella scomparsa degli Stati multinazionali, a settant’anni dalla loro creazione, la conferma del carattere fallimentare del loro impianto; altri sostennero che la separazione avrebbe favorito l’estendersi dei conflitti etnici e bloccato il processo di integrazione europea. Altri ancora, con più realismo, ammisero che nessuno dei due Stati era destinato al fallimento perche nascevano entrambi in un momento di crisi da una volontà politica alla quale si accompagnava una lunga gestazione intellettuale, dovuta all’incapacità dei regimi comunisti di gestire le differenze nazionali in modo più soddisfacente rispetto a quelli del periodo interbellico. Nonostante le premesse ideologiche internazionaliste, l’Europa orientale inglobata nella sfera di influenza sovietica non formò mai un’autentica comunità sovranazionale. Tensioni etniche e interessi economici contrapposti si manifestarono all’interno dei partiti unici al potere, influenzando i rapporti bilaterali e alimentando una dialettica crescente con Mosca. L’Europa orientale dipendeva pesantemente dall’Unione Sovietica, ma al rapporto di subordinazione degli anni quaranta e cinquanta si sostituì in seguito una “lealtà condizionata”. La storia dell’Europa orientale resta dunque in parte, anche dopo il 1945, la somma di vicende nazionali. Il quarantennio comunista ha tuttavia impresso su questi paesi un marchio pronunciato. Dopo il 1989 molti si erano illusi che il comunismo costituisse una parentesi storica, facilmente superabile attraverso programmi di privatizzazione dell’economia e democratizzazione della vita politica. La “deviazione” comunista, sommandosi alle specificità ereditate dal periodo 1919-45 (squilibri sociali, conflitti nazionali, instabilità politica), incise in modo assai più profondo di quanto immaginabile sulla mentalità collettiva e sulle strutture sociali dei paesi ex comunisti. Probabilmente la comune eredità di un passato scomodo che esita a passare costituisce l’unico, vero profondo legame che l’Unione Sovietica sia riuscita a creare con i suoi riluttanti satelliti. In ciascuno dei sette capitoli, il volume cerca di combinare un taglio generale cronologico con un approccio tematico comparato, incentrato sull’evoluzione economica e sociale dei vari paesi. Il nazionalismo e il fattore etnico non bastano infatti a spiegare la storia dell’Europa orientale del Novecento. In caso contrario, tale vicenda potrebbe essere ridotta a una serie ininterrotta di vendette e massacri compiuti sotto la spinta di pulsioni ancestrali. Il nazionalismo, nelle sue versioni democratiche, illiberali o populiste di destra e di sinistra, ha naturalmente giocato un ruolo fondamentale nelle vicende storiche del Novecento esteuropeo. Per analizzare le motivazioni alla base dei massacri e degli atti di genocidio che hanno punteggiato il secolo passato in Europa orientale, e necessario tuttavia capire attraverso quale intreccio di assimilazione e dissimilazione, ricordo e oblio, esterofilia e xenofobia si sono formate le rappresentazioni dell’altro. L’analisi sociale ed economica risulta imprescindibile ai fini di una ricostruzione storica che tenti di restituire al mosaico esteuropeo la propria complessità. Sara cosi possibile comprendere perche la distanza politica ed economica dall’Occidente delle “zone grigie” del continente europeo, allargatasi nei decenni del socialismo, tenda oggi ad affievolirsi senza peraltro scomparire, portandoci alla conclusione che un’Europa “orientale” esiste ancora. Affrontando in un saggio recente la scomparsa dei tradizionali confini politici della nuova Europa allargata, lo storico tedesco Karl Schlogel ha osservato che ad essa si contrappone una persistente alterità dei cronotopi, i sistemi di interconnessione dei rapporti temporali e spaziali. Questo libro tenta di raccontare gli “strati di memoria” sedimentatisi nella parte orientale dell’Europa durante il lungo Novecento.<br />
Con i più cordiali saluti<br />
Stefano Bottoni<br />
ps: <strong>il volume sarà presentato a Roma l&#8217;8 giugno alle ore 16.30 presso la Fondazione Gramsci, via Portuense Via Portuense, 95c. </strong></p>

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		<title>Vertici a 3, prima a 4, dopo forse a 4</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 07:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In febbraio a Varsavia summit del &#8220;triangolo di Weimar&#8221;: Francia, Germania, Polonia: &#8220;&#8230; Już podczas spotkania w Wilanowie Merkel i Sarkozy krytykowali premiera Donalda Tuska, który na ostatnim szczycie UE w Brukseli stanął na czele grupy państw (Grupy Wyszehradzkiej) sprzeciwiających się pomysłom ściślejszej integracji krajów strefy euro. Tzw. pakt dla konkurencyjności zakłada zbliżenie polityk gospodarczych i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>In febbraio a Varsavia summit del &#8220;triangolo di Weimar&#8221;: Francia, Germania, Polonia</strong>:<br />
&#8220;&#8230; Już podczas spotkania w Wilanowie Merkel i Sarkozy krytykowali premiera Donalda Tuska, który na ostatnim szczycie UE w Brukseli stanął na czele grupy państw (<a href="http://wiadomosci.gazeta.pl/Wiadomosci/1,81048,9055641,UE_Projekt_wnioskow__zgoda_na_czesc_postulatow_Polski.html">Grupy Wyszehradzkiej</a>) sprzeciwiających się pomysłom ściślejszej integracji krajów strefy <strong>euro</strong>. Tzw. pakt dla konkurencyjności zakłada zbliżenie polityk gospodarczych i socjalnych Eurolandu i m.in. wbudowanie w ich konstytucje &#8220;hamulców bezpieczeństwa&#8221;. To ma być odpowiedź na kryzys wspólnej waluty. Polski premier miał uznać te propozycje za próbę budowy &#8220;<strong>Europy dwóch prędkości</strong>&#8221; i wyłączenia poza nawias krajów, które nie przyjęły jeszcze euro, w tym Polski. Merkel i Sarkozy uznali to za cios poniżej pasa. W Warszawie zapewniali Komorowskiego, że ich pomysły są zbieżne z polskimi interesami, a Polska jest wręcz zaproszona do nowego paktu. &#8211; Może być tak, w pojedynczych przypadkach, że kraje strefy euro spotkają się same, żeby omówić problemy związane z tą walutą, które grupa euro może tylko sama omówić &#8211; przyznawała jednak Merkel&#8230;&#8221; <a href="http://wyborcza.pl/1,75248,9069411,Trojkat_Weimarski_w_Warszawie__Slodko_o_Rosji__kwasno.html">Leggi tutto</a><br />
Ecco cosa dice il <strong>presidente Komorowski</strong>: &#8220;&#8230; Współpraca weimarska pomogła nam urzeczywistnić nasze marzenie &#8220;powrotu do Europy&#8221;. Chciałbym, by pomogła nam wywiązać się z <strong>nowego wyzwania &#8211; prezydencji Unii Europejskiej</strong>. Chodzi o bezpieczeństwo, o dobry budżet Unii, o wpływanie na rozwój Europy Wschodniej&#8230;&#8221;, <a href="http://wyborcza.pl/1,75515,9063803,Weimarska_dzwignia_dla_Polski_i_Europy.html">leggi.</a><br />
Vedi la <a href="http://www.elysee.fr/president/les-actualites/conferences-de-presse/2011/sommet-du-triangle-de-weimar-retrouvez-la.10614.html">conferenza stampa</a> congiunta.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<strong>In gennaio:</strong> <strong>Grupa Wyszehradzka liczy na pomoc UE przy budowie gazociągów: </strong>Ministrowie gospodarki <strong>Polski, Czech, Słowacji i Węgier</strong> chcą, by Komisja Europejska zaangażowała się w <strong>projekty energetyczne północ-południe,</strong> będą też prosić UE o pieniądze na ich realizację. W tym celu podpisali w Bratysławie wspólną deklarację&#8230;  <a href="http://wyborcza.biz/biznes/1,100969,9002504,Grupa_Wyszehradzka_liczy_na_pomoc_UE_przy_budowie.html">leggi</a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<strong>Domani: Poland invites Russia to &#8216;Weimar Triangle&#8217;<br />
</strong><a href="http://www.euractiv.com/en/future-eu/poland-invites-russia-weimar-triangle-news-501974?utm_source=EurActiv+Newsletter&amp;utm_campaign=42ebebc081-my_google_analytics_key&amp;utm_medium=email">EurActiv, </a>Published: 08 February 2011<br />
Polish President Bronisław Komorowski said yesterday (7 February) that he would welcome Russia to meetings of the Weimar Triangle countries – comprising Poland, Germany and France – as a way of strengthening Moscow&#8217;s ties with the EU. EurActiv Poland reports.<br />
<em>Background<br />
</em>The Weimar Triangle is a loosely organised group of countries – made up of Poland, Germany and France – that was set up in 1991 in the German city of Weimar.<br />
Its initial aim was to help Poland make the transition from communism to democracy and move it closer to the EU and NATO.§<br />
Among those who attended the founding Weimar meeting were the ministers of foreign affairs of Germany (Hans-Dietrich Genscher), France (Roland Dumas) and Poland (Krzysztof Skubiszewski).<br />
Previous trilateral &#8216;Weimar&#8217; meetings have taken place both at the level of foreign ministers and heads of state and government. The last meeting at foreign affairs level took place in 2009 in Weimar, while the last summit was held in 2006 in Mettlach.<br />
Speaking at a press conference in Warsaw&#8217;s Wilanów palace, Komorowski said that a meeting of the &#8216;Weimar Triangle&#8217; with Russian President Dmitry Medvedev would be &#8220;highly advisable&#8221;.<br />
French President Nicolas Sarkozy, who was standing alongside Komorowski and German Chancellor Angela Merkel, said Poland&#8217;s approach to Russia was &#8220;intelligent and bold&#8221;.<br />
Any moves reaffirming that the Cold War was over were welcome, he added.<br />
Komorowski has been pushing for a revival of so-called &#8216;Weimar Triangle&#8217; meetings (see &#8216;Background&#8217;) despite the fact that many experts claim the formula has died, because Warsaw on the one hand and Paris and Berlin on the other have divergent interests.<br />
Indeed, the need to coordinate views ahead of the upcoming Polish EU Presidency, set for the second half of this year, appears to have been a factor in the decision to convene another &#8216;triangle&#8217; meeting.<br />
The three countries share the common objective of better coordinating their security and defence policies in an EU framework. One of the priorities of the Polish EU Presidency will be to make progress on European defence policy, according to press reports.  <a href="http://www.euractiv.com/en/future-eu/poland-invites-russia-weimar-triangle-news-501974?utm_source=EurActiv+Newsletter&amp;utm_campaign=42ebebc081-my_google_analytics_key&amp;utm_medium=email">Leggi</a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<strong>Un commento ceco</strong>: &#8220;&#8230; Germany, France and Poland revived the so-called Weimar Triangle on Monday in Warsaw. The meeting comes at a time when Poland is seeking its place within Europe, notes the business paper <a href="http://hn.ihned.cz/c1-49898740-polsko-se-vraci-k-velmocim">Hospodářské noviny</a>: &#8220;The themes today are not the same as 20 years ago. Back then it was about integrating Poland into Europe and obtaining its approval of German reunification. Today Poland can&#8217;t really decide whether it&#8217;s a big or small country. And this is the source of certain tensions within the political leadership and the population as well as in relations with the major powers of the EU and Poland&#8217;s direct neighbours. In recent times those relations have gradually cooled&#8230;&#8221;</p>

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		<title>Eredità comunista a est</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 16:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dato che il 2011 vedrà nell&#8217;UE due presidenze est-europee (ora Ungheria, poi Polonia), ogni tanto compare qualche riflessione sul tema: &#8220;eredità comunista&#8221;. Quanto pesa questa eredità oggi? &#8211; è la domanda. In quali settori/aspetti si manifesta? Con quali conseguenze? Tra le risposte lette, isolo qualche appunto: - the new EU member states that joined the EU [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dato che il 2011 vedrà nell&#8217;UE due presidenze est-europee (ora Ungheria, poi Polonia), ogni tanto compare qualche riflessione sul tema: &#8220;eredità comunista&#8221;.<br />
Quanto pesa questa eredità oggi? &#8211; è la domanda. In quali settori/aspetti si manifesta? Con quali conseguenze?<br />
Tra le risposte lette, isolo qualche appunto:<br />
- the new EU member states that joined the EU in 2004 and 2007 have been successfully integrated,<br />
BUT<br />
- Communist legacy weighs heavy on these States;<br />
- the difficulties they encountered are explained by the legacy of communist rule;<br />
- The communist legacy = the weak and the minorities do not enjoy the same protections as in the West; = the problem of corruption in some countries = the way election winners sometimes think they can go on ruling as was customary before there were free elections = As far as the economy is concerned, the Communist legacy has prevented the new member states from modernising the uncompetitive industrial sectors inherited from the former regimes. And it is reflected in their industrial policies;<br />
BUT<br />
- In many areas some of the new member states are model pupils.</p>

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		<title>Novità internazionali nel 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 14:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8230; L’Unione europea, che ha vissuto il 2010 sul filo delle difficoltà dell’euro, insidiato in Grecia e in Irlanda dalla speculazione finanziaria internazionale e mal difeso, inizialmente, specie a causa delle esitazioni tedesche, ha chiuso l’anno in gran spolvero: a un anno dall’entrata di vigore, il 1˚ dicembre, del Trattato di Lisbona, è nato il Servizio europeo di azione esterna, una vera e propria diplomazia europea; e, a metà dicembre, i leader dei 27 hanno concordato il percorso istituzionale e negoziale per dotare l’euro di uno strumento di protezione permanente. Così, l’Ue può festeggiare, il primo gennaio, l’allargamento, e non lo sfaldamento, della zona euro, con l’ingresso dell’Estonia, il primo paese dell’ex blocco comunista a dotarsi della moneta unica. Certo, l’Unione esce indenne da un anno critico anche grazie a una doppia presidenza semestrale sperimentata e autorevole, Spagna e Belgio, mentre, nel 2011, la presidenza semestrale passerà prima all’Ungheria e poi alla Polonia, paesi entrambi all’esordio nel ruolo. Un anno debole, con la staffetta tra Budapest e Varsavia? Forse, ma almeno il Consiglio europeo e il Consiglio dei Ministri degli Esteri sono ormai dotati di presidenze stabili e non risentono molto dei passaggi di testimone da una capitale all’altra. In un anno con molte incertezze ed incognite il consolidamento istituzionale dell&#8217;Ue, pur con tutti i suoi limiti, è un punto fermo non da poco&#8230; scrive <em><a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1635">Giampiero Gramaglia</a>, consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali</em>.<br />
<strong>LE DATE DEL 2011</strong><br />
<strong>1˚gennaio</strong> – Ue, inizio del semestre di presidenza ungherese.<br />
<strong>1˚ gennaio</strong> – Euro, ingresso dell’Estonia nella zona euro.<br />
<strong>1˚ gennaio</strong> – G8, inizio dell’anno di presidenza francese.<br />
<strong>1˚ luglio</strong> – Ue, inizio del semestre di presidenza polacco.<br />
<strong>luglio</strong> – Afghanistan, inizio del ritiro delle truppe della forza internazionale.<br />
<strong>11 settembre</strong> – New York (Usa), decimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, con l’inaugurazione del Memorial del World Trade Center.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
L&#8217;Ungheria conservatrice e populista alla guida dell&#8217;UE dal 1 gennaio 2011. Il trasferimento effettivo dei poteri avverrà il 7 gennaio 2011. Ma sulla cruciale questione della libertà di stampa in Ungheria <a href="http://www.osce.org/fom/item/74687">leggi:</a> <strong><em>Hungarian media law further endangers media freedom, says OSCE media freedom representative.</em></strong> Per tacere della questione delle minoranze, altro tema caldo per l&#8217;Ungheria.<br />
Vedi <a href="http://www.polisblog.it/post/7730/ungheria-cittadinanza-alle-minoranze-magiare-oltreconfine">per esempio</a>.<br />
Vedi anche: <strong><em>Il Gruppo di Visegrad e la presidenza ungherese dell’Ue</em></strong>, di <a href="30/12/2010">Andrea Carteny</a>, Affari Internazionali, 30/12/2010: &#8230; <strong>Schiarita nei rapporti ungaro-slovacchi &#8212; </strong>Negli ultimi anni i rapporti regionali avevano conosciuto varie tensioni, in particolare tra Budapest e Bratislava. In Slovacchia la politica nazionalista del governo Fico nei confronti della minoranza ungherese aveva provocato ripetute crisi diplomatiche, nonostante i due paesi siano entrambi membri della Nato e dell&#8217;Ue. I primi atti del nuovo governo ungherese sono stati caratterizzati da un forte sostegno alle comunità di lingua e cultura magiara presenti nei paesi limitrofi, sia attraverso provvedimenti legislativi (come la concessione della cittadinanza per le popolazioni d’oltre frontiera di lingua e origine ungherese) sia con atti simbolici, come l’istituzione del giorno dell’“unità nazionale” da celebrare il 4 giugno, in ricordo del trattato del Trianon del 1920. Per effetto di quel trattato, ancora oggi sono presenti consistenti comunità ungheresi nei paesi limitrofi, soprattutto in Romania (circa 1 milione e mezzo), Slovacchia (oltre mezzo milione), Serbia (quasi 400 mila), e Ucraina (oltre 150 mila). Nel novembre 2010 il governo ungherese ha convocato una Conferenza permanente magiara comprendente rappresentanti delle comunità ungheresi d’oltreconfine. La svolta politica a Bratislava ha però facilitato l&#8217;avvio di un nuovo corso nei rapporti con Budapest, suggellato proprio dal vertice V4 tenutosi nella capitale magiara il 20 luglio scorso. Il passaggio della presidenza del gruppo dall’Ungheria alla Slovacchia è stata l’occasione per un incontro fra i nuovi primi ministri ungherese e slovacco e per il rilancio del ruolo del club all’interno dell’Ue. A venti anni dalla sua fondazione, il gruppo di Visegrad dà corpo al formato “V4+”, che assegna ai suoi membri il compito di favorire l’integrazione euro-atlantica di altri paesi est e sud-europei, da quelli dei Balcani occidentali ai partner orientali&#8230;<br />
&#8230; E ancora: <span style="font-family: Tahoma; font-size: x-small;">Nel primo semestre del 2011 la presidenza di turno dell’Ue sarà detenuta dall’Ungheria, nel secondo dalla Polonia: può essere l&#8217;occasione per un rilancio del ruolo europeo dei paesi dell&#8217;Europa centrale, che negli ultimi tempi hanno avviato nuovi progetti di integrazione regionale rivolti ai paesi dei Balcani occidentali e a quelli dell’Est Europa. Nel 2011 si celebra peraltro il ventennale di uno dei più autorevoli club di paesi ex-socialisti: il Gruppo di Visegrad, costituito nel 1991 da Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia. &#8230; <a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1633">Leggi l&#8217;articolo<br />
</a></span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
L&#8217;Estonia adotta l&#8217;euro come moneta corrente e diventa il 17esimo membro di eurolandia. L&#8217;ingresso del paese baltico nella zona euro (ratificato in luglio dai ministri delle Finanze) non convince la Bce: Francoforte non ritiene sostenibile la convergenza raggiunta dal paese, soprattutto in fatto di controllo dell&#8217;inflazione&#8230; L&#8217;euro chiude il suo anno piu&#8217; difficile con il dilagare della crisi del debito e gli attacchi della speculazione e apre il 2011 con l&#8217;ingresso dell&#8217;Estonia, prima repubblica ex sovietica ad entrare nel club della moneta unica e terzo paese ex comunista ad adottarla, dopo Slovenia e Slovacchia.<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/12/27/visualizza_new.html_1645961099.html"> Leggi</a>. Interessante sarà vedere come Ungheria e Polonia che &#8220;resistono&#8221; all&#8217;euro sio comporteranno con l&#8217;Estonia. <br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Se il 2009, infatti, era stato l’anno dell’avanzata del G20 e dell’eclissi del G8, il 2010 non ha visto il nuovo Gruppo affermarsi in modo determinante sulla scena mondiale. E l’ambigua coesistenza tra G20 e G8 rischia di protrarsi,.. (anche se)&#8230; è però probabile che la tendenza a un maggiore coinvolgimento di Cina e India, di Brasile e Sud Africa e di altri paesi emergenti nella soluzione dei problemi internazionali trovi conferma nell’anno nuovo.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Un anno, il 2010, ambivalente per quanto riguarda <a href="http://www.balcanicaucaso.org/">i Balcani</a>. Abolizione dei visti per Bosnia Erzegovina e Albania e più franche relazioni regionali i dati più positivi; crisi economica mondiale, progetto europeo che scricchiola, collusione tra potere politico e criminalità i punti nevralgici da cui ripartire.</p>

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		<title>Intanto in Ungheria</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 12:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sotto accusa la nuova legge sui media del governo ungherese, oggi guidato dal conservatore Orban. Repubblica la definisce una legge bavaglio. Per il Corriere: &#8220;I giornali in Ungheria sottomessi al governo. Imbarazzo della Ue&#8221;. E anche su La Stampa: &#8220;Budapest contro il potere di radio e tv&#8221;: e il quotidiano sottolinea che potrebbe trattarsi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sotto accusa la nuova legge sui media del governo ungherese, oggi guidato dal conservatore Orban. <em>Repubblica</em> la definisce una legge bavaglio. Per il <em>Corriere:</em> &#8220;I giornali in Ungheria sottomessi al governo. Imbarazzo della Ue&#8221;. E anche su <em>La Stampa</em>: &#8220;Budapest contro il potere di radio e tv&#8221;: e il quotidiano sottolinea che potrebbe trattarsi di un &#8220;brutto inizio&#8221; per la presidenza Ue ungherese, che partirà dal 1 gennaio 2011. Segnalato da Rassegna Italiana, la rassegna stampa di Caffeeuropa, di <a href="http://www.caffeeuropa.it/loader.php?id=17">Ada Pagliarulo e Paolo Martini</a>.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
Vedi anche <a href="http://www.welt.de/print/die_welt/politik/article11776564/Fuehrerstaat-Ungarn.html"><em>Die Welt</em>:</a> &#8230; On the way to becoming an authoritarian state. The newly created Authority for Media Supervision in Hungary (NMHH) will have far-reaching powers for controlling the public media and sanctioning newspapers and websites. A veritable monstrosity, the conservative daily <em>Die Welt</em> concludes: &#8220;From censorship to the confiscation of documents to the material ruin of critical media, this is everything an authoritarian government could wish for. What we have here is nothing short of a ministry for controlling public opinion and glorification of the powers that be. The top jobs go to party hacks and minions of Prime Minister Viktor Orbán. &#8230; If Austria&#8217;s interlude with Jörg Haider was an operette, what&#8217;s happening in Hungary is a full-fledged tragedy. The only difference is that the European Union still bothered to take exception to what was going on in Austria, and punished the country by relegating it to the penalty corner. In the case of Hungary nothing is happening at all, although it&#8217;s clear the country is on the path to becoming an authoritarian state, and that this hasn&#8217;t happened overnight. The freedom that Hungary won for itself and others two decades ago is on the verge of being lost.&#8221; Segnalato da <a href="http://www.eurotopics.net/en/presseschau/aktuell.html">euro|topics, European Press Review</a>.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
l’Ungheria, sotto il governo di Viktor Orbán sta palesemente scivolando verso l’assolutismo. Forte della sua maggioranza in parlamento (tre quarti dei seggi) e di un’opposizione allo sbando, il primo ministro ungherese ha appena approvato una legge sui mezzi di informazione che gli consentirà di imbrigliare e pressare finanziariamente i media indipendenti con qualsiasi pretesto riterrà opportuno, tramite un’apposita commissione controllata dal governo.</p>

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		<title>Est solido</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 14:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ferrazzi: «Le buone notizie vengono dall’Est. È il lato solido dell’Europa» Matteo Tacconi , Europa.it quotidiano, 26 novembre 2010 Sembrava che i paesi dell’Europa centroorientale, orientale e dei Balcani dovessero saltare, uno dietro l’altro. Analisti e giornali scommettevano alla grande sull’ipotesi di una catena inarrestabile di bancarotte, dentro e a ridosso dei confini Ue. Invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ferrazzi: «Le buone notizie vengono dall’Est. È il lato solido dell’Europa»<br />
</strong><a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/122851/ferrazzi_le_buone_notizie_vengono_dallest_e_il_lato_solido_delleuropa">Matteo Tacconi</a> , Europa.it quotidiano, 26 novembre 2010<br />
<em>Sembrava che i paesi dell’Europa centroorientale, orientale e dei Balcani dovessero saltare, uno dietro l’altro. Analisti e giornali scommettevano alla grande sull’ipotesi di una catena inarrestabile di bancarotte, dentro e a ridosso dei confini Ue. Invece no, s’è registrata una complessiva tenuta. La crisi ha lasciato il segno, ci mancherebbe. Il colpo è stato duro, in alcuni casi durissimo e il Fondo monetario internazionale è dovuto intervenire a più riprese: Ucraina, Serbia, Romania, Bulgaria, Croazia, Bosnia e Ungheria. «Ma la tensione, altissima, che si registrava l’anno scorso è venuta calando e oggi il quadro è nettamente migliore», afferma Matteo Ferrazzi, economista di Unicredit. È con lui che cerchiamo di capire come sono andate, come attualmente vanno e come andranno prossimamente le cose a est, al tempo della crisi.<br />
Dall’imminente tracollo al contenimento dello tsunami. Che è successo in questi mesi?<br />
</em>Fino al primo trimestre del 2009 l’est era l’area mondiale più “bersagliata”. Le agenzie di rating avevano abbassato le valutazioni di molti paesi e si sosteneva da più parti che a est si sarebbe assistito a una crisi molto simile a quella che contagiò il versante orientale dell’Asia nel ‘97. In effetti s’è registrato un prosciugamento di quei flussi di capitali esteri alla base della crescita dell’est e ciò ha avuto forti ripercussioni. Ma nessuno è fallito: né gli stati, né le banche, né le grandi aziende. Ora la situazione s’è rovesciata: adesso l’est è visto come il lato solido dell’Europa. Questo cambio di situazione, che smaschera l’iniziale eccesso di nervosismo, deriva dal fatto che il focus della crisi s’è spostato dalle banche al debito pubblico. E da questo punto di vista i paesi dell’est sono protetti. Nessuno, salvo l’Ungheria, sfonda il tetto del 60 per cento. Dipende da una cultura, in parte ereditata dalla Germania, in parte implementata da questi stessi paesi, molto attenta al debito. La Polonia ha addirittura una legge costituzionale che impedisce di superare il 55 per cento nel rapporto tra debito e Pil.<br />
&#8230;<br />
<em>A parte l’Ungheria possiamo comunque dire che la burrasca è passata?<br />
</em>Ci sono ovunque segnali di ripresa, più forti in quei paesi “legati” all’economia tedesca. Va bene la Polonia, tengono Repubblica ceca e Slovacchia. Va bene inoltre la Turchia, tant’è che il rischio paese di Ankara è inferiore a quello spagnolo o italiano. Alcuni dei paesi dove il Fondo monetario è intervenuto sono ancora in recessione ma stanno ponendo le basi per riprendersi. Ci vorrà però del tempo.<br />
La crisi s’è sentita, eccome. Specie nei tre stati baltici, che l’anno scorso hanno perso venti punti di Pil: è stato un dramma e ci vorranno sei o sette anni prima che tornino ai livelli precedenti la crisi.<br />
&#8230; il processo che porta all’adozione della moneta unica. Processo che può essere rallentato, ma non evitato: Polonia, al momento dell’ingresso nell’Ue, i paesi dell’est si sono infatti impegnati a entrare nell’eurozona. Diversamente da Regno Unito e Danimarca non possono esercitare l’opt-out. <a href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/122851/ferrazzi_le_buone_notizie_vengono_dallest_e_il_lato_solido_delleuropa">Leggi tutto</a></p>

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		<title>Europeismo alla polacca</title>
		<link>http://www.polonia-mon-amour.eu/2010/11/09/la-polonia-europeista/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 10:09:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Czy Polska chce być w unijnej Grupie Sześciu? Polska dystansuje się od pomysłu Włoch, by stworzyć w UE grupę sześciu największych państw konsultujących główne unijne decyzje &#8211; leggi tutto &#8212;&#8212;&#8211; RASSEGNA ITALIANA, di Ada Pagliarulo e Paolo Martini Il Foglio sottolinea che la Polonia ha detto no alla proposta del ministro Frattini di creare un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Czy Polska chce być w unijnej Grupie Sześciu?</strong> Polska dystansuje się od pomysłu Włoch, by stworzyć w UE grupę sześciu największych państw konsultujących główne unijne decyzje &#8211; <a href="http://wyborcza.pl/1,75477,8632656,Czy_Polska_chce_byc_w_unijnej_Grupie_Szesciu_.html">leggi tutto<br />
</a>&#8212;&#8212;&#8211;<br />
RASSEGNA ITALIANA, di <a href="http://www.caffeeuropa.it/loader.php?id=17">Ada Pagliarulo e Paolo Martini<br />
</a><em>Il Foglio</em> sottolinea che la Polonia ha detto no alla proposta del ministro Frattini di creare un Consiglio di sicurezza dell&#8217;Ue, un gruppo di sei grandi incaricato di dirigere gli affari comunitari. Il ministro lo aveva fatto con una intervista al <em>Financial Times</em>, illustrando i vantaggi di <strong>un &#8220;G6 avanguardia</strong>&#8220;, <strong>formato da Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna e Polonia</strong>, per evitare le decisioni precotte dei franco-tedeschi. Il ministro degli esteri polacco Sikorsky dice: &#8220;Starei molto attento a qualsiasi divisione formale di Paesi in categorie&#8221;, &#8220;i membri che non partecipano si sentirebbero esclusi e offesi&#8221;. Il quotidiano sottolinea però che la Polonia, al pari di altri Stati, partecipa alla &#8220;frantumazione in alleanze fai da te&#8221; dell&#8217;Ue: lo ha fatto coltivando la sua alleanza con Francia e Germania, in occasione dell&#8217;incontro, a settembre, del nuovo presidente Komorwsky con Merkel e Sarkozy.<br />
Anche su <em>La Repubblica</em> si evidenzia la bocciatura della proposta Frattini da parte di Varsavia, spiegandola così: &#8220;La Polonia, che in Europa sta acquisendo un ruolo politico che va al di là del suo peso specifico economico e demografico, non è interessata a diluire la sua capacità di manovra assieme ad altri. Soprattutto perché il nuovo governo polacco, grazie al rapporto strategico con la <strong>Germania</strong> della Merkel, ha già trovato un modo eccellente per difendere i suoi interessi in tema economico e di sicurezza (vedi il rapporto con la <strong>Russia</strong>).<br />
Sul <em>Corriere della Sera</em> anche un&#8217;analisi dell&#8217;ambasciatore Antonio Puri Purini molto critica sulla nostra politica estera, come si deduce dallo stesso incipit: &#8220;Non si capisce bene su quali fatti poggi la convinzione diffusa che l&#8217;Italia abbia conquistato negli anni scorsi una autorevolezza internazionale senza precedenti&#8221;. Fino al 2001, per Puri Purini, la nostra politica estera era costruita su &#8220;valori, interessi, obiettivi ben identificati&#8221;. Ma, con il secondo governo Berlusconi, sono stati introdotti cambiamenti di fondo, poiché verso l&#8217;Europa ha prevalso una logica intergovernativa, le relazioni privilegiate con Francia e Germania si sono incrinate, gli Usa sono stati appoggiati a fondo senza ragione nel conflitto in Iraq, il rapporto con la Russia ha acquisito una esagerata esclusività. Ma gli interessi nazionali &#8220;non possono vivere alla giornata&#8221;: è giunto il momento di affiancare, nell&#8217;ambito di un approccio europeo, il presidente Obama, e di svolgere un ruolo propositivo in Europa, &#8220;non di scaldarsi per difendere interessi di bottega, minacciare veti, suggerire improponibili meccanismo di consultazione&#8221;.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
<strong>La Polonia e&#8217; favorevole a una &#8220;consultazione informale&#8221; con Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna</strong> all&#8217;interno dell&#8217;Ue: lo ha assicurato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, negando che la proposta italiana di tenere contatti frequenti tra questi sei partner sia stata bocciata da Varsavia, come lasciava trasparire una dichiarazione al Financial Times. <a href="http://www.agi.it/iphone/notizie/201011091409-est-rom0077-g6_frattini_con_la_polonia_siamo_sulla_stessa_linea">Leggi tutto<br />
</a>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Les pays de <strong>Visegrad</strong> pour une politique commune de l&#8217;UE à l&#8217;égard des Roms &#8211; <a href="http://www.lemonde.fr/depeches/2010/11/06/les-pays-de-visegrad-pour-une-politique-commune-de-l-ue-a-l-egard-des-roms_3214_236_43785167.html">vedi</a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Signe fort de l’Europe vis-à-vis du <strong>Bélarus</strong> &#8211; <a href="http://www.cidal.diplo.de/Vertretung/cidal/fr/__pr/actualites/nq/2010__11/2010__11__04__Signal__Belarus__pm,archiveCtx=2069408.html">vedi</a> &amp; Human rights activists remind Westerwelle and Sikorski they meet with dictator &#8211; <a href="http://www.charter97.org/en/news/2010/11/2/33463/">vedi</a> &amp;  <strong>Berlin-Warszawa</strong> wspólna sprawa na Wschodzie &#8211; <a href="http://wyborcza.pl/1,86117,8603946,Berlin___Warszawa_wspolna_sprawa_na_Wschodzie.html">vedi</a> &amp; Misja specjalna Polski i Niemiec &#8211; <a href="http://wyborcza.pl/1,86117,8591978,Misja_specjalna_Polski_i_Niemiec.html">vedi<br />
</a>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Il ministro degli esteri della Polonia ha valutato come una cosa naturale che il suo paese appoggi la <strong>Serbia</strong> sulla strada verso l’Unione europea per i tradizionalmente buoni rapporti fra i due popoli. Durante la presidenza di turno nell’Unione, nella seconda metà del 2011, la Polonia farà il possibile per accelerare il processo di integrazioni europee della Serbia e dell’intera regione dei <strong>Balcani occidentali</strong>, ha rilevato Sikorski. Lui ha altrettanto fatto sapere che ad ogni stato che desidera diventare un membro dell’Unione europea vengono poste determinate condizioni, e per la Serbia questa è la collaborazione con il Tribunale penale internazionale dell’Aja e il rafforzamento del regno dei diritti. Radoslaw Sikorski ha aggiunto che sarebbe molto contento se durante la <strong>presidenza di turno polacca nell’Unione</strong> iniziassero le trattative della Serbia sull’associazione all’Unione europea &#8211; <a href="http://glassrbije.org/I/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=10271&amp;Itemid=32">leggi tutto</a></p>

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		<title>I finalisti del premio &#8220;Giedroyc&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 13:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1989-oggi mittel-centroest-visegrad]]></category>
		<category><![CDATA[2004-oggi polonia-ue]]></category>
		<category><![CDATA[2007-oggi nuovo est-oltre-ue]]></category>
		<category><![CDATA[pl-cultura-storia]]></category>
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		<category><![CDATA[pl-politica estera]]></category>
		<category><![CDATA[post in polacco]]></category>

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		<description><![CDATA[Nagroda im. Giedroycia dla Romaszewskiej-Guzy &#8212;&#8212;&#8212;&#8212; Nominowani do Nagrody im. Giedroycia Rzeczpospolita, 29-10-2010 Jerzy Buzek, Basil Kerski, Zdzisław Najder, Adam Daniel Rotfeld, Wojciech Zajączkowski, a także Andrzej Brzeziecki i Małgorzata Nocuń wraz z dwumiesięcznikiem „Nowa Europa Wschodnia”, Wojciech Duda z „Przeglądem Politycznym”, Tomasz Pietrasiewicz z lubelskim ośrodkiem „Brama Grodzka – Teatr NN” oraz Agnieszka Romaszewska-Guzy [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.rp.pl/temat/68091.html">Nagroda im. Giedroycia dla Romaszewskiej-Guzy<br />
</a>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<strong>Nominowani do Nagrody im. Giedroycia </strong><br />
Rzeczpospolita, 29-10-2010<br />
<strong>Jerzy Buzek, Basil Kerski, Zdzisław Najder, Adam Daniel Rotfeld, Wojciech Zajączkowski</strong>, a także <strong>Andrzej Brzeziecki</strong> i <strong>Małgorzata Nocuń</strong> wraz z dwumiesięcznikiem „Nowa Europa Wschodnia”, <strong>Wojciech Duda</strong> z „Przeglądem Politycznym”, <strong>Tomasz Pietrasiewicz</strong> z lubelskim ośrodkiem „Brama Grodzka – Teatr NN” oraz <strong>Agnieszka Romaszewska-Guzy</strong> z telewizją Biełsat – oto lista nominowanych w dziesiątej edycji Nagrody „Rzeczpospolitej” im. Jerzego Giedroycia, których wskazała wczoraj kapituła tego wyróżnienia.<br />
Nagroda pod honorowym patronatem prezydenta RP przyznawana jest osobom zasłużonym dla polskiej racji stanu, które w działalności publicznej kierują się m.in. troską o sprawy publiczne, umacnianiem Polski w demokratycznej Wspólnocie Europejskiej oraz kultywowaniem dobrych stosunków z państwami Europy Środkowej.<br />
W tym roku zostanie ona wręczona 9 listopada podczas uroczystości na Zamku Królewskim w Warszawie.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<strong>Nominowani do nagrody im. Giedroycia &#8211; sylwetki</strong><br />
<a href="http://www.rp.pl/artykul/68091,561163-Nominowani-do-nagrody-im--Giedroycia---sylwetki.html">Autorzy Rzeczpospolitej</a> 08-11-2010<br />
Sylwetki nominowanych<br />
<strong>Andrzej Brzeziecki i Małgorzata Nocuń: Wyprawy na Wschód</strong><br />
Ten reporterski duet od wielu lat współpracujący z &#8220;Tygodnikiem Powszechnym&#8221; nazywany jest najciekawszym w młodym polskim dziennikarstwie. Specjalizują się głównie w tematyce Europy Wschodniej. W 2004 r. relacjonowali przebieg pomarańczowej rewolucji na Ukrainie. Są także laureatami ukraińskiej nagrody dziennikarskiej Złote Pióro. Cztery lata temu przemierzyli Białoruś, przyglądając się wyborom prezydenckim, w których zwyciężył Aleksander Łukaszenko. Owocem tej wyprawy była książka &#8220;Białoruś: kartofle i dżinsy&#8221; opowiadająca o ludziach walczących z ostatnią dyktaturą nowoczesnej Europy. Autorzy cofają się w niej do przełomu lat 70. i 80. opisując liderów białoruskiej opozycji, a także pierwsze lata niepodległości, która dla Białorusi okazała się pasmem rozczarowań. W tym roku wydali także &#8220;Ograbiony naród. Rozmowy z białoruskimi intelektualistami&#8221;. Obecnie współtworzą dwumiesięcznik &#8220;Nowa Europa Wschodnia&#8221;. k.b.<br />
<strong>Jerzy Buzek: Międzynarodowe partnerstwo </strong><br />
Kiedy w 1997 roku został premierem koalicyjnego rządu AWS – UW, wielu komentatorów, polityków i zwykłych Polaków z niedowierzaniem pytało: &#8220;Kim jest Jerzy Buzek?&#8221;. Dziś znany jest przede wszystkim jako przewodniczący Parlamentu Europejskiego. Obejmując ten urząd, powiedział: &#8220;Swój wybór traktuję jako hołd dla milionów obywateli, którzy walczyli o demokrację w krajach Europy Środkowej i Wschodniej&#8221;. Dodał też, że chciałby się stać reprezentantem wszystkich dziesięciu krajów, które 20 lat temu odrzuciły totalitarną władzę. W swoim exposé zapowiedział, że będzie promował szerokie partnerstwo międzynarodowe na Wschodzie. Już jako eurodeputowany, którym został w 2004 r. z najlepszym wynikiem w Polsce, działał na rzecz Partnerstwa Wschodniego. Pracował m.in. w Stałej Delegacji Parlamentu Europejskiego UE – Ukraina oraz w delegacji do spraw stosunków z państwami Azji Południowo-Wschodniej i Stowarzyszeniem Państw Azji Południowo-Wschodniej (ASEAN). Reprezentował też Parlament Europejski podczas wyborów na Ukrainie, wspierając pomarańczową rewolucję. maty<br />
<strong>Wojciech Duda: Gdański liberał</strong><br />
Współtwórca – wraz z Donaldem Tuskiem – środowiska gdańskich liberałów, które w ciągu ćwierćwiecza przekształciło się z marginalnej grupy pasjonatów w najbardziej wpływowe środowisko w Polsce. – Wzięliśmy się z przeczytanych książek, z dyskusji po świt, z doświadczeń &#8220;Solidarności&#8221; i stanu wojennego – wspominał Duda na łamach &#8220;Polityki&#8221; skromne początki działalności.  Gdańscy liberałowie od początku skupieni byli wokół &#8220;Przeglądu Politycznego&#8221;, którego pierwszy numer ukazał się w 1983 r. W połowie lat 80. połączyli się z intelektualistami z Wybrzeża: Januszem Lewandowskim, Janem Krzysztofem Bieleckim oraz Dariuszem Filarem, i powołali Kongres Liberalno-Demokratyczny. I choć stronnictwo od dawna nie istnieje, to jego czołowi działacze wytrwale dążą do przemycania idei gdańskich liberałów do większych ugrupowań: najpierw Unii Wolności, a następnie PO. A sam Duda, od 1991 r. redaktor naczelny i wydawca &#8220;Przeglądu Politycznego&#8221;, od trzech lat jest głównym doradcą premiera Tuska.  br<br />
<strong>Basil Kerski: Wbrew stereotypom</strong><br />
W swej publicystyce porusza tematykę relacji polsko-niemieckich, sięgając głęboko w historię obu narodów. Pochodzi z Gdańska, ale od 30 lat mieszka w zachodnim Berlinie. Dlatego tak bliska jest mu tematyka relacji polsko-niemieckich. Od 1998 roku jest redaktorem naczelnym dwujęzycznego polsko-niemieckiego kwartalnika &#8220;Dialog&#8221;, który porusza kwestie stosunków polsko-niemieckich: politycznych, gospodarczych, kulturalnych i historycznych. Ideą kwartalnika, który ukazuje się nakładem 8 tys. egzemplarzy, jest m.in. zmniejszenie uprzedzeń pomiędzy narodami. Przy czym – jak czytamy na stronie internetowej pisma – &#8220;&#8221;Dialog&#8221; nie jest organem jednej lub drugiej strony&#8221;. Kerski pełni także funkcję dyrektora Federalnego Związku Towarzystw Niemiecko-Polskich. Pracował w niemiecko-amerykańskim Aspen Institute w Berlinie, a także w Instytucie Badawczym Niemieckiego Stowarzyszenia Polityki Zagranicznej oraz w niemieckim Bundestagu.  marf<br />
<strong>Zdzisław Najder: Niepokorny opozycjonista</strong><br />
Ten były dyrektor Rozgłośni Polskiej Radia Wolna Europa, historyk literatury i opozycjonista, jest także światowej sławy znawcą twórczości i biografem Josepha Conrada. Po raz pierwszy popadł w konflikt z komunistyczną władzą jako student w 1952 r. Za swoje publikacje w &#8220;Tygodniku Powszechnym&#8221; został usunięty z uczelni. Dopiero dwa lata później udało mu się ukończyć studia. Zwolniony z pracy na Uniwersytecie Warszawskim, z zakazem ubiegania się o posadę akademicką, aż do 1997 r. wykładał literaturę polską i angielską oraz filozofię na uczelniach zagranicznych. Od 1980 r. był członkiem i doradcą NSZZ &#8220;Solidarność&#8221;. Szefem Rozgłośni Polskiej RWE został w 1982 r. i pełnił tę funkcje pięć lat. W 1983 r. sąd wojskowy zaocznie skazał go na karę śmierci. Powód? Rzekome szpiegostwo. Pozbawiono go polskiego obywatelstwa. Wyrok został uchylony dopiero w 1989 r. Po powrocie w 1990 r. do Polski Najder był m.in. doradcą premiera Jana Olszewskiego. W 2009 r. został członkiem rady powstającego Muzeum II Wojny Światowej. marf<br />
<strong>Tomasz Pietrasiewicz: Brama między kulturami</strong><br />
Pomysłodawca i dyrektor Ośrodka Brama Grodzka-Teatr NN. Teatr początkowo zajmował się realizacją autorskich przedstawień. W miarę upływu czasu jego twórcy zaczęli się otwierać na działania społeczne i edukacyjne wykraczające poza sztukę. Ośrodek w realizowanych projektach nawiązuje do symboliki i historii swej siedziby – Bramy Grodzkiej, która dawniej była przejściem pomiędzy miastem chrześcijańskim i żydowskim, a także do położenia Lublina jako centrum spotkania różnych kultur, tradycji i religii. Jednym z największych projektów ośrodka jest &#8220;Wielka księga miasta&#8221;, której celem jest przywracanie pamięci przez wywiady z mieszkańcami Lublina i zbieranie historycznych fotografii. Projekt zaowocował wystawami &#8220;Lublin w fotografii do 1939 roku&#8221;, a następnie &#8220;Portret miejsca&#8221;, pokazującą życie w przedwojennej dzielnicy żydowskiej. Ośrodek prowadzi działalność wydawniczą (m.in. czasopismo &#8220;Scriptores&#8221;), a także portal internetowy &#8220;Lublin – Pamięć Miejsca&#8221;, poświęcony historii i dziedzictwu kulturowemu Lublina i Lubelszczyzny. marf<br />
<strong>Agnieszka Romaszewska-Guzy: Walka o wolną Białoruś</strong><br />
Przełamanie monopolu informacyjnego na Białorusi oraz wspieranie kultury i tożsamości narodowej – to główne cele Biełsat TV, której jest szefem i pomysłodawcą. Jej przygoda z TVP rozpoczęła się w 1992 r. Była m.in.: wysłanniczką telewizji do Kosowa, Bośni, Macedonii oraz Rumunii.  Telewizja Biełsat zaczęła nadawanie 10 grudnia 2007 r. Pracuje w niej ok. 80 osób w Polsce i ponad 120 na Białorusi. To jedyny niezależny kanał TV w tym państwie. Nadaje po białorusku sześć godzin dziennie. Projekt wspierają ministerstwa spraw zagranicznych Polski i Litwy oraz polska i litewska telewizja publiczna. Agnieszka Romaszewska-Guzy podkreśla, że Biełsat TV ma być &#8220;sposobem na pokonywanie resztek zardzewiałej żelaznej kurtyny&#8221;. Kiedy w marcu 2009 roku ówczesny prezes TVP Piotr Farfał odwołał ją z funkcji, decyzję tę okrzyknięto prezentem dla Aleksandra Łukaszenki. Pod naciskiem opinii społecznej oraz polskiego resortu spraw zagranicznych po tygodniu została przywrócona do pracy. maty<br />
<strong>Adam Daniel Rotfeld: Pokój i dialog</strong><br />
Jako współprzewodniczący dwustronnej Polsko-Rosyjskiej Grupy ds. Trudnych podejmuje działania służące wzmocnieniu dialogu środowisk naukowych i eksperckich obu państw. Pełniąc funkcję sekretarza stanu w MSZ brał aktywny udział w pracach polskiej misji rozjemczej na Ukrainie podczas pomarańczowej rewolucji. W 2005 r. został ministrem spraw zagranicznych. Ale swą działalność społeczną zaczął dużo wcześniej. Już w latach 60. przewodniczył Studenckiemu Stowarzyszeniu Przyjaciół ONZ w Polsce. Później pracował w Polskim Instytucie Spraw Międzynarodowych w Warszawie, a w 1989 r. został kierownikiem projektu badawczego w Sztokholmskim Międzynarodowym Instytucie Badań nad Pokojem. W latach 1992 – 1993 był osobistym przedstawicielem przewodniczącego KBWE ds. politycznego rozwiązania konfliktu w Naddniestrzu. Wynikiem jego pracy było przyjęcie końcowego raportu dającego podstawy do pokojowego rozstrzygnięcia konfliktu. Jest autorem ponad 300 publikacji naukowych. W 2005 r. został odznaczony Krzyżem Komandorskim z Gwiazdą Orderu Odrodzenia Polski. k.b.<br />
<strong>Wojciech Zajączkowski: Zawodowy dyplomata</strong><br />
Historyk, analityk, a także doświadczony publicysta i dyplomata. Obecnie jest ambasadorem RP w Rumunii. Ma jednak zastąpić na stanowisku ambasadora RP w Moskwie Jerzego Bahra, którego czteroletnia kadencja upływa w tym roku. W latach 90. pracował jako główny specjalista w Ośrodku Studiów Wschodnich. Pełnił także funkcję dyrektora Forum Europy Środkowo-Wschodniej w Fundacji im. Stefana Batorego. Od 1998 r. związany z Ministerstwem Spraw Zagranicznych, był m.in. radcą polskiej ambasady w Moskwie i Kijowie oraz zastępcą ambasadora na Ukrainie i charge d&#8217;affaires w Turkmenistanie. Pełnił też funkcję dyrektora Departamentu Polityki Wschodniej oraz zastępcy dyrektora Departamentu Strategii i Planowania Polityki Zagranicznej MSZ. Był głównym doradcą premiera Donalda Tuska ds. wschodnich. Europa Wschodnia to także jego pasja. Jest autorem dwóch książek poświęconych Rosji: &#8220;Rosja i narody. Ósmy kontynent. Szkic dziejów Eurazji&#8221; i &#8220;W poszukiwaniu tożsamości społecznej&#8221; – oraz kilkudziesięciu artykułów o tematyce wschodnioeuropejskiej. maty</p>

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		<title>Leggere la Mitteleuropa. Mito, Letteratura, Filosofia</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 11:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[-1918 e in precedenza]]></category>
		<category><![CDATA[1945-1989 blocco sovietico]]></category>
		<category><![CDATA[1989-oggi mittel-centroest-visegrad]]></category>
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		<description><![CDATA[INVITO Mitteleuropa. Mito, Letteratura, Filosofia Mercoledi 6 ottobre 2010, alle ore 18,30, a Milano, nella Sala conferenze del Forum Austriaco di Cultura (Piazza del Liberty 8/4), viene presentato il volume Mitteleuropa. Mito, Letteratura, Filosofia di Massimo Libardi e Fernando Orlandi. Intervengono Sergio Romano, Fausto Cercignani e Nicoletta Dacrema. Sono presenti gli autori. La Mitteleuropa è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">INVITO<br />
<strong>Mitteleuropa. Mito, Letteratura, Filosofia</strong><br />
<em>Mercoledi 6 ottobre 2010, alle ore 18,30, a Milano, nella Sala conferenze del Forum Austriaco di Cultura (Piazza del Liberty 8/4), viene presentato il volume Mitteleuropa. Mito, Letteratura, Filosofia di Massimo Libardi e Fernando Orlandi. Intervengono Sergio Romano, Fausto Cercignani e Nicoletta Dacrema. Sono presenti gli autori.<br />
</em>La Mitteleuropa è un termine che ricorre frequentemente nelle pagine culturali dei giornali o semplicemente nel lessico delle persone colte. Ad onta di tale frequenza il termine è ben lontano dal designare qualcosa di preciso: designa piuttosto un che di sfuggente, di inafferrabile, di avvicinabile solo per approssimazioni, di non definibile compiutamente.<br />
Cos’è la Mitteleuropa? Molte sono le possibili risposte: un’entità geografica; un’entità politica; un progetto; un ideale regolativo; una comunità intellettuale; una koiné (e se sì, da cosa è definita?); una singolarità storica; una storia comune e via di seguito.<br />
Ognuna di queste proposte è stata avanzata come definizione della Mitteleuropa, ma nessuna in realtà la definisce in modo congruo e compiuto. Un aneddoto riportato da Peter Pulzer, può dare idea di questa incertezza: “Al vecchio fu chiesta la storia della sua vita. Era nato, disse, a Czernowitz, era andato a scuola a Cernauti, aveva lavorato a Chernovitsy, ed era andato in pensione a Cernivtsy. ‘Avete viaggiato molto’, disse il suo interlocutore. ‘Per niente’, replicò il vecchio, ‘Ho passato tutta la vita nello stesso posto’”.<br />
In aggiunta, nella letteratura sulla Mitteleuropa esiste una vischiosità di fondo: alcune interpretazioni considerate a torto o a ragione ormai canoniche, vengono ripetute pedissequamente; e su molte questioni esistono dei giudizi assodati che non corrispondono alla realtà. In generale vi è una notevole riluttanza ad andare alle fonti e verificarle. Mitteleuropa. Mito, Letteratura, Filosofia di Massimo Libardi e Fernando Orlandi è nato dal desiderio di districare questo groviglio.<br />
In questo volume, che non è né una storia letteraria né la storia delle diverse entità che si sono succedute in un’area dai confini incerti, la Mitteleuropa, appunto, gli autori utilizzano diverse metodologie e approcci. Soprattutto utilizzano uno spettro vasto di fonti, dalla letteratura alla storia, dalla storia della cultura alle arti.<br />
Il termine Mitteleuropa nasce nell’Ottocento all’interno del lessico dell’economia politica per indicare uno spazio economico che va dal confine francese a quello russo, dal Baltico all’Adriatico e la sua diffusione è dovuta al successo, nel 1915, dell’omonimo libro di Friedrich Naumann. Quella che qui viene tracciata è la storia dell’idea di Mitteleuropa nel periodo 1848-1989.<br />
Se questi sono i confini temporali, quelli geografici sono grossolanamente identificabili con le Alpi e il Danubio a sud, il Mar del Nord e il Baltico a nord, mentre poco definiti sono i limiti a oriente e a occidente. Dal punto di vista geografico è il paesaggio antropico a definire la Mitteleuropa: alcuni dettagli architettonici, il giallo imperiale degli edifici governativi, ma soprattutto un difficilmente definibile senso di appartenenza, così ben descritto in tanta letteratura, che segnava uomini e paesaggio.<br />
Massimo Libardi e Fernando Orlandi dirigono, dal 1999, il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale a Levico Terme (Tn). Fra le altre cose, hanno organizzato numerosi convegni di studio e progetti di ricerca internazionali. Massimo Libardi si occupa soprattutto di filosofia, di storia della Mitteleuropa e dello scrittore Robert Musil. Fernando Orlandi, invece, si occupa soprattutto di storia dell’Europa centro-orientale, dell’Unione Sovietica e della Guerra Fredda. Entrambi hanno al loro attivo numerose pubblicazioni.<br />
Massimo Libardi e Fernando Orlandi, <em>Mitteleuropa. Mito, Letteratura, Filosofia </em>(Silvy edizioni, pp. 224, 23,00 euro)<br />
Ingresso libero fino ad esaurimento posti</p>

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