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	<title>Polonia mon amour &#187; crimini-comunismo</title>
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		<title>Sul Museo del comunismo, pieno di animali</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 09:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Communism through the Eyes of Animals By Andrew Fenwick, TOL, March 23rd, 2011 &#8230; In a Guided Tour Through the Museum of Communism: Fables from a Mouse, a Parrot, a Bear, a Cat, a Mole, a Pig, a Dog &#38; a Raven (published, rather appropriately, by Penguin), Croatian author Slavenka Drakulic looks at the rise [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Communism through the Eyes of Animals</strong><br />
By <a href="http://eastofcenter.tol.org/2011/03/communism-through-the-eyes-of-animals/?utm_source=TOL+mailing+list&amp;utm_campaign=c35ba08838-TOL_newsletter3_24_2011&amp;utm_medium=email">Andrew Fenwick,</a> TOL, March 23rd, 2011<br />
&#8230; In a Guided Tour Through the Museum of Communism: Fables from a Mouse, a Parrot, a Bear, a Cat, a Mole, a Pig, a Dog &amp; a Raven (published, rather appropriately, by Penguin), Croatian author Slavenka Drakulic looks at the rise and fall of communism in the Czech Republic, Bulgaria, former Yugoslavia, Poland, former East Germany, Hungary, Romania, and Albania, through the eyes of eight animals&#8230;. &#8212; <a href="http://eastofcenter.tol.org/2011/03/communism-through-the-eyes-of-animals/?utm_source=TOL+mailing+list&amp;utm_campaign=c35ba08838-TOL_newsletter3_24_2011&amp;utm_medium=email">VEDI</a>:</p>

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		<title>Museo Virtuale del Gulag</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 20:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[crimini-comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[memoria luoghi-di]]></category>
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		<description><![CDATA[Cari tutti, vi segnalo l&#8217;indirizzo del neonato museo virtuale del gulag, frutto di un progetto diretto da Alain Blum e Marta Craveri ed al quale io pure, come alcuni di voi già sapranno, ho partecipato negli ultimi anni: http://museum.gulagmemories.eu/ (disponibile anche in francese, russo e polacco). Il museo è stato inaugurato la settimana scorsa a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari tutti,<br />
vi segnalo l&#8217;indirizzo del neonato museo virtuale del gulag, frutto di un progetto diretto da Alain Blum e Marta Craveri ed al quale io pure, come alcuni di voi già sapranno, ho partecipato negli ultimi anni: <a href="http://museum.gulagmemories.eu/">http://museum.gulagmemories.eu/</a> (disponibile anche in francese, russo e polacco). Il museo è stato inaugurato la settimana scorsa a Parigi, come potete <a href="http://www.corriere.it/cultura/11_marzo_13/museo-virtuale-dei-gulag_dd986d8e-4d90-11e0-a87d-745e25f97bf2.shtml">vedere qui</a>:<br />
cordialmente<br />
Antonio Ferrara</p>

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		<title>Un libro su Jerzy Popieluszko</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 07:52:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1980-oggi solidarnosc]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo-opposizione a]]></category>
		<category><![CDATA[crimini-comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[leggere libri-racconti-poesie]]></category>
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		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Eroe di un popolo perseguitato di Marco Invernizzi, La Bussola Quotidiana, 05-03-2011 Don Jerzy Popieluszko è il titolo di un altro bel libro sul martire polacco riconosciuto beato dalla Chiesa cattolica. Scritto da Ewa K. Czaczkowska e da Tomasz Wiscicki (Mimep-Docete, euro 12), è un volume ponderoso di oltre 500 pagine, tradotto dal polacco, arricchito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Eroe di un popolo perseguitato</strong><br />
di <a href="http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-eroe-di-un-popolo-perseguitato-1196.htm">Marco Invernizzi</a>, La Bussola Quotidiana, 05-03-2011<br />
<em>Don Jerzy Popieluszko</em> è il titolo di un altro bel <strong>libro</strong> sul martire polacco riconosciuto beato dalla Chiesa cattolica. Scritto da <strong><a href="http://ksiazki.tv/n/category/autorzy/Czaczkowska-Ewa-K">Ewa K. Czaczkowska e da Tomasz Wiscicki</a></strong> (Mimep-Docete, euro 12), è un volume ponderoso di oltre 500 pagine, tradotto dal polacco, arricchito da una splendida serie di fotografie raccolte direttamente dall’archivio della parrocchia dove il sacerdote risiedeva, a Varsavia. Esso va oltre la semplice biografia, perché racconta la storia di un popolo, le radici da cui è uscito il futuro martire, familiari, parrocchiali, sociali.<br />
Così, questa opera importante, ci permette di comprendere le ragioni di una resistenza miracolosa, che negli anni ‘80 del secolo scorso meravigliò tanti anticomunisti in Occidente per la sua rapida diffusione, per la forza che seppe esprimere durante gli anni della legge marziale, e per la vittoria che nel 1989 riuscì a ottenere. Don <strong>Jerzy Popieluszko è stato ucciso da tre ufficiali dei servizi segreti polacchi dopo essere stato rapito il 19 ottobre 1984</strong> ed è stato beatificato il 6 giugno 2010. Egli è considerato un eroe, oltre che un testimone della fede, proprio perché dopo l’introduzione dello stato di guerra rimase legato a Solidarnosc, che era stata costretta a entrare in clandestinità. Ma è eroe e martire di un popolo eroico e martire.<br />
La sua figura e il suo sacrificio ci offrono la possibilità di riflettere un po’ più in profondità sul mistero doloroso che accompagna il popolo polacco nella sua storia, in particolare quella contemporanea, anche alla luce della prossima beatificazione del “grande” Giovanni Paolo II, prevista il 1° maggio 2011. La Polonia ha conosciuto più volte nel corso della sua storia l’esperienza della perdita delle istituzioni pubbliche, di ciò che oggi chiamiamo lo Stato; anzi, in qualche modo essa è la conferma di come una società possa crescere, svilupparsi, produrre grandi risultati artistici, letterari e in genere culturali, anche senza avere uno Stato. Anche se uno Stato può aiutare a crescere, a volte anche in modo decisivo.<br />
Ma è soprattutto nella storia contemporanea che la Polonia fa in modo drammatico l’esperienza del dolore. Una prima volta avviene nel 1939, quando la Polonia viene spartita dai due totalitarismi del XX secolo stretti nel patto di non aggressione che unisce la Germania all’Urss dal 1939 al 1941. Lo Stato e l’esercito polacchi si dissolvono, ma la società resiste. Può sembrare che Dio abbia abbandonato la nazione cattolica, ma non è così. Proprio in quegli anni si diffonde a Cracovia una devozione alla divina misericordia che diventerà patrimonio di tutta la Chiesa 60 anni dopo. L’artefice è una suora polacca, santa Faustina, che Giovanni Paolo II canonizzerà nel 2000, istituendo addirittura la festa liturgica della divina misericordia la domenica in albis, dopo la Pasqua.<br />
&#8230;<br />
E tutto parte da dove il peccato ha sovrabbondato, come appunto in Polonia, perché questa nazione non ha soltanto subito la guerra, come tanti altri popoli, ma addirittura è stata divisa fra due entità nemiche fra loro ed entrambe avverse alla Polonia stessa.<br />
Durante la guerra, un’altra prova si abbatte sulla Polonia. Nella foresta di Katyn, nei pressi di Smolensk, vengono uccisi dalle forze militari sovietiche con un colpo alla nuca circa 22mila soldati polacchi, fra cui 8mila ufficiali. Contemporaneamente Stalin ordina di internare in Siberia altri ufficiali polacchi prigionieri in altre zone sotto il controllo sovietico, con tutte le loro famiglie. L’intento è quello di annientare la classe dirigente polacca allo scopo di indebolire la Polonia, in vista del dopoguerra. Il colpo per la Polonia è gravissimo, difficilmente calcolabile. Ogni polacco laureato doveva entrare nell’esercito come ufficiale della riserva e non è difficile immaginare come i laureati fossero, grosso modo, la classe dirigente del Paese. Nella Polonia comunista tutti sapevano che la responsabilità dell’eccidio di Katyn era dei comunisti sovietici, ma nessuno poteva dirlo pubblicamente, fino al 1990, quando anche Mosca riconobbe la responsabilità dell’Urss.<br />
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Polonia conosce la altrettanto dolorosa esperienza del regime comunista. A differenza di altre nazioni dell’Est europeo, la nazione polacca non si divide ma rimane sostanzialmente unita attorno alla Chiesa, che ha profonde radici nel popolo. Questo impedisce al partito di avere un reale consenso, non solo, ma il dissenso, comune a tutti gli Stati comunisti, in Polonia si orienta verso la Chiesa, che lo guida, in qualche modo lo protegge da una peggiore persecuzione. E’ in questa situazione che matura la crescita e la vocazione di don Popie?uszko, così come la nascita di Solidarnosc, nel 1980, nemmeno due anni dopo l’elezione al pontificato dell’arcivescovo di Cracovia. Trascorrono soltanto dieci anni e il leader del sindacato diventa Presidente della Repubblica polacca, dopo la caduta del Muro di Berlino, le elezioni libere e la sconfitta comunista.<br />
E qui comincia un’altra storia, certamente meno cupa ma anch’essa segnata dal dolore. Il dolore di una difficile ricostruzione, di un rapporto contrastato con l’Europa che vuole imporre a una Polonia cattolica stili di vita incompatibili con i principi cristiani. Una storia infine segnata da una nuova tragedia, il 10 aprile 2010, a Smolensk, in Russia, dove cade l’aereo presidenziale polacco che stava atterrando per le celebrazioni dell’eccidio di Katyn, che avrebbero unito per la prima volta le autorità polacche e russe. Muoiono il Presidente Lech Kaczynski, la moglie, il capo di Stato maggiore dell’esercito, numerosi ministri, la figura carismatica di Solidarnosc Anna Walentynowicz, tutti i responsabili delle Forze armate. In tutto cento persone, la classe dirigente della parte conservatrice del Paese, oltre a parlamentari di altre forze politiche&#8230; <a href="http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-eroe-di-un-popolo-perseguitato-1196.htm">LEGGI TUTTO</a>.</p>

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		<title>Su quelli che incensavano Stalin</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 07:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunismo-totalitarismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Ancora si discute su quelli che incensavano Stalin : &#8230; wówczas jednego z największych zbrodniarzy w historii. Choć od 5 marca 1953 r. minęło właśnie 58 lat, po dziś dzień trwa dyskusja nad fenomenem zachowania tak wielu intelektualistów popierających totalitarny, nieludzki system, wychwalających komunistycznych oprawców. Jak to było możliwe? vedi pdf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ancora si discute su quelli che incensavano Stalin : &#8230; wówczas jednego z największych zbrodniarzy w historii. Choć od 5 marca 1953 r. minęło właśnie 58 lat, po dziś dzień trwa dyskusja nad fenomenem zachowania tak wielu intelektualistów popierających totalitarny, nieludzki system, wychwalających komunistycznych oprawców. Jak to było możliwe? <a href="http://wyborcza.pl/1,75515,9208837,Umarl_Stalin.html">vedi</a></p>

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		<title>In ricordo dei polacchi deportati in Siberia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 13:52:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[crimini-comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[pl-politica della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[post in polacco]]></category>

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		<description><![CDATA[Zapraszam na YouTube.com &#8211; od dzisiaj pod załączonym poniżej linkiem dostępny jest krótki film naszej własnej produkcji, opowiadający o wydarzeniach sprzed 71 lat i promujący jednocześnie naszą akcję &#8220;10 lutego 1940 &#8211; PAMIĘTAJMY O SYBIRAKACH&#8220;. Film ten stanowi również wprowadzenie do otwartej przez nas 10 lutego 2011 sali Wirtualnego Muzeum Kresy Syberia poświęconej masowym deportacjom [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Zapraszam na <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BkQPNP5DfOY">YouTube.com</a> &#8211; od dzisiaj pod załączonym poniżej linkiem dostępny jest krótki film naszej własnej produkcji, opowiadający o wydarzeniach sprzed 71 lat i promujący jednocześnie naszą akcję <strong>&#8220;10 lutego 1940 &#8211; PAMIĘTAJMY O SYBIRAKACH</strong>&#8220;. Film ten stanowi również wprowadzenie do otwartej przez nas 10 lutego 2011 sali Wirtualnego Muzeum Kresy Syberia poświęconej masowym deportacjom sowieckim z lat 1940 &#8211; 1941. Oglądajcie, komentujcie i oceniajcie a przede wszystkim podajcie dalej jak największej liczbie znajomych, tak aby ta data rzeczywiście znalazła się w zbiorowej pamięci jako data szczególna.<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=BkQPNP5DfOY">VIDEO</a><br />
podrawiam,<br />
Krystyna Moskwa<br />
Fundacja Kresy Syberia, Warszawa<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<em>Olga Dembinska, che ringrazio, mi segnala dagli USA, il seguente film:<br />
</em><strong>Beyond the Steppes</strong>, di <strong>Vanja D’Alcantara</strong> | Belgio, Polonia &#8211; 2010 &#8211; 35mm &#8211; colore &#8211; 83&#8242;regia, sceneggiatura: Vanja D’Alcantara; montaggio: Virginie Messiaen; fotografia: Ruben Impens; suono: Senjan Jansen; costumi: Magda Rutkiewicz; art direcion: Marek Warszewski; interpreti: Agnieszka Grochowska, Aleksandra Justa, Borys Szyc, Ahan Zolanbiek, Tatiana Tarskaja; produzione: Need Productions (Belgio), Lunanime (Belgio); coproduzione: Akson Studio (Polonia); diritti mondiali: Doc &amp; Film International (Francia); paese: Belgio, Polonia; lingua: polacco, russo; anno: 2010; durata: 83&#8242;<br />
Scheda a cura di <a href="http://www.rapportoconfidenziale.org/wp-content/uploads/2010/09/Rapporto_Confidenziale-numero28-low.pdf">Roberto Rippa</a> su RC<br />
<em>Fine agosto 1939, la Germania nazista e la Russia sovietica firmano un patto di non aggressione. Una settimana dopo, il primo settembre, la Germania invade la Polonia da Ovest, e il 17 settembre, l’Armata Rossa la invade da Est. L’esercito polacco non ha nessuna possibilità di sconfiggere il nemico, né su un fronte né sull’altro. La sua sorte è ormai segnata e Germania e Russia si spartiscono il territorio secondo il patto stabilito in precedenza. “<strong>Beyond the Steppes</strong>” narra del viaggio forzato di una donna, Nina, nel cuore della Steppa dell’Asia Centrale. Nel 1940, l’esercito sovietico deporta la giovane polacca e il figlio neonato nelle terre inospitali ai confini dell’URSS per farla lavorare in un sovchoz sotto la sorveglianza della polizia politica. Quando il bambino si ammala, Nina parte alla ricerca di medicine insieme a un gruppo di nomadi kazaki… Il film ripercorre l’esperienza intima e personale della donna, costretta a vivere in esilio e a lottare contro le condizioni di vita estreme di quella terra ostile.<br />
</em>Nel 1939, in quello che fu il primo atto della Seconda guerra mondiale, la Polonia viene invasa dalla Germania di Hitler e dall’Unione sovietica, che se ne spartiscono il territorio. Qualche mese dopo, Nina, giovane polacca, viene prelevata a casa sua dall’esercito sovietico e deportata con suo figlio, nato da pochi mesi, in un campo di lavoro dell’Asia centrale, dove per tutto il giorno è impegnata in compiti privi di scopo come scavare trincee nel bel mezzo della Steppa. Nina si sostiene con l’esile speranza di vedere un giorno il padre di suo figlio, un ufficiale dell’esercito, giungere in quel luogo sperduto e salvare entrambi. Quando suo figlio si ammalerà, farà il possibile per poter ottenere i medicinali che gli servono ma sarà costretta a scontrarsi con la disumanità degli uomini dell’esercito.<br />
Storia biografica ispirata alla vita della nonna della regista, “<strong>Beyond the Steppes</strong>” è un film di grande forza narrativa che, non cedendo mai alla tentazione del sentimentalismo ma, al contrario, scegliendo spesso un registro sobrio e essenziale, riesce a porre enfasi su uno dei tanti drammi personali di cui è costellata la nostra Storia.<br />
La narrazione è principalmente concentrata sulla figura della giovane – che gode della notevole interpretazione di Agnieszka Grochowska, che spesso può fare ricorso solo allo sguardo per mostrare le emozioni del suo personaggio &#8211; ma la regista non rinuncia a mostrare sprazzi delle vite delle altre donne prigioniere del campo di lavoro, a sottolineare una vicenda personale che diventa comune a molti.<br />
<strong>Vanja D’Alcantara</strong> realizza, con il suo primo lungometraggio, un’opera dura, asciutta e importante che rivela una grande capacità nel racconto sia scritto che filmato. Girato con la Red Cam, con il direttore della fotografia Rupen Impens impegnato a rendere ancora più duro e freddo il paesaggio del Kazakistan, dove il film è stato girato.<br />
<strong>Vanja D’Alcantara. </strong>Nata nel 1977, Vanja d’Alcantara studia dapprima storia e poi regia a Bruxelles. Nel 2002 si specializza in sceneggiatura a New York. Tra un viaggio e l’altro, collabora a progetti di fiction, e nel 2004 realizza e produce il suo primo documentario, “La tercera vida”, interamente girato in una prigione spagnola. Nel 2006 realizza“Granitsa”, cortometraggio di finzione ambientato sulla Transiberiana. “Beyond the Steppes” è il suo primo lungometraggio.</p>

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		<title>Stalin no, ma non a colpi di leggi</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 10:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sei governi dell&#8217;Est Europa hanno chiesto alla Commissione UE di proibire e perseguire in tutto il territorio dell&#8217;Unione la negazione dei crimini staliniani esattamente come avviene per chi neghi la Shoah. Lo racconta La Repubblica: ad avanzare la richiesta &#8211; respinta &#8211; sono stati Lituania, Lettonia, Bulgaria, Ungheria, Romania e Repubblica ceca. Segnalato da La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sei governi dell&#8217;Est Europa hanno chiesto alla Commissione UE di proibire e perseguire in tutto il territorio dell&#8217;Unione la negazione dei crimini staliniani esattamente come avviene per chi neghi la Shoah. Lo racconta <em>La Repubblica</em>: ad avanzare la richiesta &#8211; respinta &#8211; sono stati Lituania, Lettonia, Bulgaria, Ungheria, Romania e Repubblica ceca. Segnalato da <em>La rassegna stampa di Caffé Europa</em>, di <a href="http://www.caffeeuropa.it/loader.php?id=17">Ada Pagliarulo e Paolo Martini</a></p>

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		<title>Un documentario sul Gulag</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[crimini-comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[paesi-russia-urss]]></category>
		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>
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		<description><![CDATA[L’arcipelago della morte Durata: 00:54:49 Andato in onda su Doc3 (Rai Tre) il: 19/08/2010 Non si è mai parlato molto dei gulag russi, delle purghe di Stalin e della repressione della dissidenza in Unione Sovietica, dove paradossalmente anche milioni di comunisti e di anarchici sono stati deportati. Attraverso la preziosissima testimonianza diretta di Grigorij Pomeranc [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L’arcipelago della morte</strong><br />
Durata: 00:54:49<br />
Andato in onda su Doc3 (Rai Tre) il: 19/08/2010<br />
Non si è mai parlato molto dei gulag russi, delle purghe di Stalin e della repressione della dissidenza in Unione Sovietica, dove paradossalmente anche milioni di comunisti e di anarchici sono stati deportati. Attraverso la preziosissima testimonianza diretta di Grigorij Pomeranc &#8211; uno degli ultimi sopravissuti dei campi siberiani di Kolima, dove scomparvero quasi 3 milioni di persone &#8211; abbiamo finalmente accesso ad uno dei capitoli più oscuri e terribili della storia del secolo passato. <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-77588d40-0f8f-4551-a6aa-e0f4c282118e.html">Buona visione!</a></p>

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		<title>Vittime polacche della II guerra mondiale</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 18:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945 ww2]]></category>
		<category><![CDATA[crimini-comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[crimini-nazismo-fascismo-franchismo]]></category>
		<category><![CDATA[post in polacco]]></category>

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		<description><![CDATA[Polska 1939–1945. Straty osobowe i ofiary represji pod dwiema okupacjami, pod red. Tomasza Szaroty i Wojciecha Materskiego, Warszawa 2009, 353 s., cena 30,00 zł Wybitni polscy historycy, pod kierunkiem redaktorów niniejszego tomu, prof. Wojciecha Materskiego i prof. Tomasza Szaroty, przedstawiają wyniki swych badań – tak analitycznych, cząstkowych, jak i syntetycznych – dążąc do wieloaspektowego ujęcia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.ipn.gov.pl/portal/pl/229/10489/Polska_19391945_Straty_osobowe_i_ofiary_represji_pod_dwiema_okupacjami.html">Polska 1939–1945. Straty osobowe i ofiary represji pod dwiema okupacjami</a>, pod red. Tomasza Szaroty i Wojciecha Materskiego, Warszawa 2009, 353 s., cena 30,00 zł<br />
</strong>Wybitni polscy historycy, pod kierunkiem redaktorów niniejszego tomu, prof. Wojciecha Materskiego i prof. Tomasza Szaroty, przedstawiają wyniki swych badań – tak analitycznych, cząstkowych, jak i syntetycznych – dążąc do wieloaspektowego ujęcia problemu polskich strat osobowych w okresie II wojny światowej. Jednocześnie przybliżają czytelnikom historię badań nad ustaleniem liczby ofiar śmiertelnych okupacji niemieckiej i sowieckiej w Polsce, skali i rodzaju represji, którym ludność polska i mniejszości narodowe II Rzeczypospolitej były poddawane przez naszych wspólnych ciemiężycieli. W 70. rocznicę wybuchu II wojny światowej sporządzenie takiego raportu historyków jest obowiązkiem wobec polskiego społeczeństwa.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<strong><a href="http://www.silesia-schlesien.com/de/artikel/artikel/article/27/mgr-henryk-sporon-polnische-kriegsopfer-p//liczenie-ofiar-wojny.html">Liczenie ofiar wojny</a></strong><br />
IPN wydal książkę „Polska <strong>1939-1945</strong>. Straty osobowe i ofiary represji pod dwiema okupacjami“, z której wynika, że polskich ofiar wojny było nieco mniej, niż podają encyklopedie i podręczniki historii (najczęściej wymieniające liczbę 6.028 mln ofiar, w tym 3 mln Żydów – wg danych z 1947 r. Biura Odszkodowań Wojennych przy Prezydium Rady Ministrów). Liczba ta jak podał Kazimierz Latuch z GUS – już w latach 1949-1951 została skorygowana przez komisję przy Ministerstwie Finansów na 5.085 mln, ale do świadomości publicznej ta korekta nie przebiła się. <br />
Autorzy wstępu do publikacji IPN piszą o:<br />
- <strong>co najmniej 150 tys. obywateli II RP, którzy zginęli za okupacji sowieckiej (w latach 1939-1941 i 1944-1945)</strong><br />
oraz<br />
- <strong>5,47- 5,67 mln Polaków i Żydów, obywateli polskich, którzy zginęli z rąk Niemców. </strong><br />
Ofiar jest więc o ok. 210-410 tys mniej niż policzyło BOW, choć znacznie więcej niż przyjęła komisja przy Ministerstwie Finansów. Ciekawe jest to, że <strong>w 350-stronicowej publikacji IPN nie wyjaśniono w jaki sposób historycy doszli do tej nowej liczby</strong>:  -Podpisałem się pod wstępem do książki nie jako badacz, ale jako inicjator projektu rzetelnego zbadania polskich strat – mówi Zbigniew Gluza, prezes Karty. Dziś przyznaje, że już tam powinno się zaznaczyć, że <strong>nowa liczba ofiar nie obejmuje strat wśród 8,1 mln obywateli II RP &#8211; członków mniejszości narodowych: Ukraińców, Białorusinów, Litwinów, Niemców, Rosjan, Czechów i Romów.  A niektórzy badacze liczbę ofiar wśród tych mniejszości szacują na milion.</strong> Wygląda na to, że IPN stal się mimowolnym kontynuatorem dyrektywy Bermana, zgodnie z którą BOW podało <strong>tylko liczbę ofiar wojny narodowości polskiej i żydowskiej. <br />
</strong>W 70 lat po wybuchu wojny warto było się pokusić o rzetelne <strong>policzenie ofiar wśród wszystkich obywateli II RP., a także policzyć ofiary nie tylko okupacji niemieckiej i sowieckiej, ale także wzajemnych mordów pomiędzy Polakami, jak też pomiędzy Polakami a członkami zamieszkujących II RP mniejszości.</strong> (MH-Polityka)</p>

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		<title>Sui processi ai criminali della II guerra mondiale</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 12:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[crimini-comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[crimini-nazismo-fascismo-franchismo]]></category>
		<category><![CDATA[memoria ritrovata-a-est]]></category>
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		<description><![CDATA[The pictures of old people sitting in court &#8211; when their fragile health actually allows them to appear in court &#8211; are truly sad. However this is not about persecuting old people but about establishing historical truth.  &#8230; We should not remain caught up in the past but the events need to be clarified&#8230; Totalitarian [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">The pictures of old people sitting in court &#8211; when their fragile health actually allows them to appear in court &#8211; are truly sad. However this is not about persecuting old people but about establishing historical truth.  &#8230; We should not remain caught up in the past but the events need to be clarified&#8230; Totalitarian past needs to be explained.</p>

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		<title>Vasilij Grossman, Vita e destino</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 14:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crimini-nazismo-fascismo-franchismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Un amico mi dice che sta &#8220;scoprendo&#8221; Vasilij Grossman, Vita e destino, riproposto in Italia nella  traduzione di Claudia Zonghetti, Adelphi, 2008 &#8211; Mi cita per telefono. &#8220;la vita prima del lager non poteva non essere felice&#8221;. VEDI anche il Centro Studi  Vita e Destino Vasilij Grossman. &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212; OPERE DI GROSSMAN TRADOTTE IN ITALIANO • Tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un amico mi dice che sta &#8220;scoprendo&#8221; Vasilij Grossman, <em>Vita e destino,</em> riproposto in Italia nella  traduzione di Claudia Zonghetti, Adelphi, 2008 &#8211; Mi cita per telefono. &#8220;la vita prima del lager non poteva non essere felice&#8221;. VEDI anche il <a href="http://www.grossmanweb.eu/home.asp">Centro Studi  Vita e Destino Vasilij Grossman.<br />
</a>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
OPERE DI GROSSMAN TRADOTTE IN ITALIANO<br />
• <em>Tutto scorre,</em> tr. it. di G. Venturi, Adelphi, Milano 1987; <em>Tutto scorre</em>, tr. it. di P. Zveteremic, Mondadori, Milano 1970.<br />
• <em>Vita e destino</em>, tr. it. di C. Bongiorno, Jaca Book, Milano 1984.<br />
•  <em>Fosforo</em>, tr. it. di M. Curletto, Il Nuovo Melangolo, Genova 1991.<br />
• <em>L’eterno riposo e altri racconti</em>, tr. it. a cura di L. Aviroviç, Hefti Edizioni, Milano 1995.<br />
• «Tempesta d’autunno» inserto di «Tempi», n. 12, 2 apr. 1997.<br />
• «La Madonna Sistina» in «La Nuova Europa», n. 4, 1997 (274), pp. 73ss.<br />
•  <em>Anni di guerra</em>, tr. it. di M. Bellini, l’ancora, Napoli 1999.<br />
• <em>Il libro nero. Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945</em> (con I. Erenburg), tr. it. di L. Vanni, Mondadori, Milano 1999.<br />
• «La strada» in «La Nuova Europa», n. 5, 2005 (323), pp. 16ss.<br />
• <em>La Madonna di Treblinka</em>, Medusa Edizioni, Napoli 2007.<br />
• <em>Le ossa di Berdicev. La vita e il destino di Vasilij Grossman</em>, trad. it di R. Franzini Tibaldeo e M. Cai, Marietti 1820, Genova-Milano 2009.</p>

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