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	<title>Polonia mon amour &#187; paesi-estonia</title>
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		<title>Novità internazionali nel 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 14:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230; L’Unione europea, che ha vissuto il 2010 sul filo delle difficoltà dell’euro, insidiato in Grecia e in Irlanda dalla speculazione finanziaria internazionale e mal difeso, inizialmente, specie a causa delle esitazioni tedesche, ha chiuso l’anno in gran spolvero: a un anno dall’entrata di vigore, il 1˚ dicembre, del Trattato di Lisbona, è nato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8230; L’Unione europea, che ha vissuto il 2010 sul filo delle difficoltà dell’euro, insidiato in Grecia e in Irlanda dalla speculazione finanziaria internazionale e mal difeso, inizialmente, specie a causa delle esitazioni tedesche, ha chiuso l’anno in gran spolvero: a un anno dall’entrata di vigore, il 1˚ dicembre, del Trattato di Lisbona, è nato il Servizio europeo di azione esterna, una vera e propria diplomazia europea; e, a metà dicembre, i leader dei 27 hanno concordato il percorso istituzionale e negoziale per dotare l’euro di uno strumento di protezione permanente. Così, l’Ue può festeggiare, il primo gennaio, l’allargamento, e non lo sfaldamento, della zona euro, con l’ingresso dell’Estonia, il primo paese dell’ex blocco comunista a dotarsi della moneta unica. Certo, l’Unione esce indenne da un anno critico anche grazie a una doppia presidenza semestrale sperimentata e autorevole, Spagna e Belgio, mentre, nel 2011, la presidenza semestrale passerà prima all’Ungheria e poi alla Polonia, paesi entrambi all’esordio nel ruolo. Un anno debole, con la staffetta tra Budapest e Varsavia? Forse, ma almeno il Consiglio europeo e il Consiglio dei Ministri degli Esteri sono ormai dotati di presidenze stabili e non risentono molto dei passaggi di testimone da una capitale all’altra. In un anno con molte incertezze ed incognite il consolidamento istituzionale dell&#8217;Ue, pur con tutti i suoi limiti, è un punto fermo non da poco&#8230; scrive <em><a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1635">Giampiero Gramaglia</a>, consigliere per la comunicazione dell’Istituto Affari Internazionali</em>.<br />
<strong>LE DATE DEL 2011</strong><br />
<strong>1˚gennaio</strong> – Ue, inizio del semestre di presidenza ungherese.<br />
<strong>1˚ gennaio</strong> – Euro, ingresso dell’Estonia nella zona euro.<br />
<strong>1˚ gennaio</strong> – G8, inizio dell’anno di presidenza francese.<br />
<strong>1˚ luglio</strong> – Ue, inizio del semestre di presidenza polacco.<br />
<strong>luglio</strong> – Afghanistan, inizio del ritiro delle truppe della forza internazionale.<br />
<strong>11 settembre</strong> – New York (Usa), decimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, con l’inaugurazione del Memorial del World Trade Center.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
L&#8217;Ungheria conservatrice e populista alla guida dell&#8217;UE dal 1 gennaio 2011. Il trasferimento effettivo dei poteri avverrà il 7 gennaio 2011. Ma sulla cruciale questione della libertà di stampa in Ungheria <a href="http://www.osce.org/fom/item/74687">leggi:</a> <strong><em>Hungarian media law further endangers media freedom, says OSCE media freedom representative.</em></strong> Per tacere della questione delle minoranze, altro tema caldo per l&#8217;Ungheria.<br />
Vedi <a href="http://www.polisblog.it/post/7730/ungheria-cittadinanza-alle-minoranze-magiare-oltreconfine">per esempio</a>.<br />
Vedi anche: <strong><em>Il Gruppo di Visegrad e la presidenza ungherese dell’Ue</em></strong>, di <a href="30/12/2010">Andrea Carteny</a>, Affari Internazionali, 30/12/2010: &#8230; <strong>Schiarita nei rapporti ungaro-slovacchi &#8212; </strong>Negli ultimi anni i rapporti regionali avevano conosciuto varie tensioni, in particolare tra Budapest e Bratislava. In Slovacchia la politica nazionalista del governo Fico nei confronti della minoranza ungherese aveva provocato ripetute crisi diplomatiche, nonostante i due paesi siano entrambi membri della Nato e dell&#8217;Ue. I primi atti del nuovo governo ungherese sono stati caratterizzati da un forte sostegno alle comunità di lingua e cultura magiara presenti nei paesi limitrofi, sia attraverso provvedimenti legislativi (come la concessione della cittadinanza per le popolazioni d’oltre frontiera di lingua e origine ungherese) sia con atti simbolici, come l’istituzione del giorno dell’“unità nazionale” da celebrare il 4 giugno, in ricordo del trattato del Trianon del 1920. Per effetto di quel trattato, ancora oggi sono presenti consistenti comunità ungheresi nei paesi limitrofi, soprattutto in Romania (circa 1 milione e mezzo), Slovacchia (oltre mezzo milione), Serbia (quasi 400 mila), e Ucraina (oltre 150 mila). Nel novembre 2010 il governo ungherese ha convocato una Conferenza permanente magiara comprendente rappresentanti delle comunità ungheresi d’oltreconfine. La svolta politica a Bratislava ha però facilitato l&#8217;avvio di un nuovo corso nei rapporti con Budapest, suggellato proprio dal vertice V4 tenutosi nella capitale magiara il 20 luglio scorso. Il passaggio della presidenza del gruppo dall’Ungheria alla Slovacchia è stata l’occasione per un incontro fra i nuovi primi ministri ungherese e slovacco e per il rilancio del ruolo del club all’interno dell’Ue. A venti anni dalla sua fondazione, il gruppo di Visegrad dà corpo al formato “V4+”, che assegna ai suoi membri il compito di favorire l’integrazione euro-atlantica di altri paesi est e sud-europei, da quelli dei Balcani occidentali ai partner orientali&#8230;<br />
&#8230; E ancora: <span style="font-family: Tahoma; font-size: x-small;">Nel primo semestre del 2011 la presidenza di turno dell’Ue sarà detenuta dall’Ungheria, nel secondo dalla Polonia: può essere l&#8217;occasione per un rilancio del ruolo europeo dei paesi dell&#8217;Europa centrale, che negli ultimi tempi hanno avviato nuovi progetti di integrazione regionale rivolti ai paesi dei Balcani occidentali e a quelli dell’Est Europa. Nel 2011 si celebra peraltro il ventennale di uno dei più autorevoli club di paesi ex-socialisti: il Gruppo di Visegrad, costituito nel 1991 da Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia. &#8230; <a href="http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=1633">Leggi l&#8217;articolo<br />
</a></span>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
L&#8217;Estonia adotta l&#8217;euro come moneta corrente e diventa il 17esimo membro di eurolandia. L&#8217;ingresso del paese baltico nella zona euro (ratificato in luglio dai ministri delle Finanze) non convince la Bce: Francoforte non ritiene sostenibile la convergenza raggiunta dal paese, soprattutto in fatto di controllo dell&#8217;inflazione&#8230; L&#8217;euro chiude il suo anno piu&#8217; difficile con il dilagare della crisi del debito e gli attacchi della speculazione e apre il 2011 con l&#8217;ingresso dell&#8217;Estonia, prima repubblica ex sovietica ad entrare nel club della moneta unica e terzo paese ex comunista ad adottarla, dopo Slovenia e Slovacchia.<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/12/27/visualizza_new.html_1645961099.html"> Leggi</a>. Interessante sarà vedere come Ungheria e Polonia che &#8220;resistono&#8221; all&#8217;euro sio comporteranno con l&#8217;Estonia. <br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Se il 2009, infatti, era stato l’anno dell’avanzata del G20 e dell’eclissi del G8, il 2010 non ha visto il nuovo Gruppo affermarsi in modo determinante sulla scena mondiale. E l’ambigua coesistenza tra G20 e G8 rischia di protrarsi,.. (anche se)&#8230; è però probabile che la tendenza a un maggiore coinvolgimento di Cina e India, di Brasile e Sud Africa e di altri paesi emergenti nella soluzione dei problemi internazionali trovi conferma nell’anno nuovo.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Un anno, il 2010, ambivalente per quanto riguarda <a href="http://www.balcanicaucaso.org/">i Balcani</a>. Abolizione dei visti per Bosnia Erzegovina e Albania e più franche relazioni regionali i dati più positivi; crisi economica mondiale, progetto europeo che scricchiola, collusione tra potere politico e criminalità i punti nevralgici da cui ripartire.</p>

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		<title>Le repubbliche baltiche, al plurale</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalato da Euro-topics, 03/11/2009 Postimees &#8211; Estonia &#8211; Marked differences between Baltic economies In its autumn reports on Estonia, Latvia and Lithuania the International Monetary Fund (IMF) arrives at widely diverging conclusions, the Estonian daily Postimees notes: &#8220;The material on Estonia takes up only four pages, for Lithuania it&#8217;s only one and a half, but [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Segnalato da <a href="http://www.eurotopics.net/en/presseschau/aktuell.html">Euro-topics</a>, 03/11/2009<br />
Postimees &#8211; Estonia &#8211; <strong>Marked differences between Baltic economies </strong><br />
In its autumn reports on Estonia, Latvia and Lithuania the International Monetary Fund (IMF) arrives at widely diverging conclusions, the Estonian daily Postimees notes: &#8220;The material on Estonia takes up only four pages, for Lithuania it&#8217;s only one and a half, but for Latvia it&#8217;s 114. And also as regards content, the documents differ greatly from each other: with Lithuania the situation is described and there are just a couple of general recommendations regarding tax policy, while Latvia is subjected to meticulous scrutiny. … With Estonia, on the other hand, terms like &#8216;considerable efforts&#8217;, &#8216;remarkably successful&#8217;, &#8216;surprisingly simple tax system&#8217; and so on predominate. … Since the documents on the Baltic states were written in English and are accessible to all, it&#8217;s no wonder the extremely different situations in the three countries are also drawing international attention.&#8221;</p>

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		<title>Memorie della II guerra mondiale sul Baltico</title>
		<link>http://www.polonia-mon-amour.eu/2009/03/26/memorie-della-ii-guerra-mondiale-sul-baltico/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 13:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1939-1945 ww2]]></category>
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		<description><![CDATA[Commemorating the 60th anniversary of Soviet deportations in Estonia segnalato da Euro-topics, 25-03-2009 The daily Postimees commemorates the 60th anniversary of the Soviet deportation of tens of thousands of Estonians, Lavtians and Lithuanians to Siberia: &#8220;Just imagine how your morning would look if this were 1949 and not 2009. You&#8217;re awakened by a knock at [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Commemorating the 60th anniversary of Soviet deportations in Estonia </strong><br />
segnalato da <a href="http://www.eurotopics.net/en/presseschau/aktuell.html">Euro-topics</a>, 25-03-2009<br />
The daily Postimees commemorates the 60th anniversary of the Soviet deportation of tens of thousands of Estonians, Lavtians and Lithuanians to Siberia: &#8220;Just imagine how your morning would look if this were 1949 and not 2009. You&#8217;re awakened by a knock at the door or the ringing of bells and your house is surrounded by soldiers, police and party comrades. Then a few dry sentences destroy your entire world, all your plans for today and the days and years to come. You just have time to wake your children and pack up a few essentials before you&#8217;re packed into cattle cars and freighted off in the early hours of the morning. &#8230; These deportations were not imposed for any given crime, they were a collective punishment inflicted on entire families, an act of genocide and a way of intimidating those left behind. Such broad-based actions could not have been organised by evil-minded neighbours or local Soviet authorities whose influence was still too weak in 1949. No, this genocide was planned in Moscow, the capital of the state that had overrun Estonia.&#8221; (25/03/2009) » <a href="http://www.postimees.ee/?id=98424">full article (external link, Estonian</a>)<br />
&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<strong>New debate over crimes of the Soviet Union </strong><br />
Postimees &#8211; Estonia, segnalato da<a href="http://www.eurotopics.net/en/presseschau/aktuell.html"> euro-topics</a>, 26-03-2009<br />
The presentation in Helsinki of <a href="http://www.eurotopics.net/en/search/results/archiv_article/ARTICLE47488-Book-overrates-Finland-s-role-in-Estonia-s-independence">a book by Estonian authors Imbi Paju and Sofí Oksanen</a> criticising the Soviet occupation of Estonia and Finland&#8217;s role at the time has triggered an intense debate: &#8220;The question of enthusiasm about Stalin among the Russian minority in Estonia also came under scrutiny at the event, whereby Imbi Paju quite rightly pointed out that most of the Russians living here do not share this enthusiasm. But what possibilities exist for using mass culture to call attention to the crimes of the Soviet Union? Sofí Oksanen pointed out that for example Hollywood has made many more films about Auschwitz than about the Gulag. … And how should one behave towards people who try to depict the deportations as the propagandistic delusions of Estonia? Therefore it was right of [political expert Iivi] Masso to point out during the panel discussion in Helsinki that in a society there must at least be a consensus on basic values.&#8221; (26/03/2009) » full article (external link, Estonian)<br />
&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
<strong>Azuolas Bagdonas on the definition of genocide in Lithuania</strong><br />
Delfi &#8211; Lithuania | Thursday, November 13, 2008<br />
segnalato da <a href="http://www.eurotopics.net/en/search/results/archiv_article/ARTICLE39688-Azuolas-Bagdonas-on-the-definition-of-genocide-in-Lithuania">Euro-topics</a><br />
In Lithuania the Soviet occupation is often referred to as &#8220;genocide&#8221; owing to the deportation and murder of countless citizens that took place during this period. Writing for Delfi news portal, Azuolas Bagdonas asks whether the term is justified or whether this designation should be reserved for the Holocaust: &#8220;Whether we like it or not, all attempts to concretise legal terms and find the right designation are always influenced by politics, even if this is not always intended. Laws that ban the use of certain designations are not to be criticised because, for instance, they foster anti-Semitism in some mystical way, but because they clash with other political values, including that of freedom of expression.&#8221; » <a href="http://www.delfi.lt/news/ringas/lit/article.php?id=19240836">full article (external link, Lithuanian) </a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<strong>Storia degli Stati Baltici dai Crociati alla fine del Comunismo</strong><br />
di <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/stati+baltici.0068248">Beppe Benvenuto</a>, L&#8217;occidentale, 22-03-2009<br />
&#8230; solo la fine della Grande guerra trasforma in realtà quelle aspirazioni. Nascono così sulle ceneri della Russia zarista, dal ridimensionamento della Germania imperiale, ma anche in concomitanza con la formazione della Polonia indipendente, i tre staterelli baltici.<br />
La pace separata fra Soviet e imperi centrali di Brest-Litovsk libera le risorse, la conferenza di pace di Versailles farà il resto. Fra le due guerre è però esistenza stentata, laboriosa ricerca di autonomia fra troppi minacciosi e terribili vicini. L’intesa fra Ribbentrop e Molotov chiude peraltro la partita.<br />
Le popolazioni baltiche saranno fra le più bersagliate dall’intero periodo bellico: consistenti porzioni di residenti sradicati, le tradizionali comunità ebraiche ridotte al lumicino (275 mila gli sterminati, grazie anche all’attiva collaborazione di porzioni non trascurabili di locali). Sorte non diversa per i movimenti di opposizione nazionale, sotto duplice schiaffo, russo e tedesco. “L’occupazione tedesca”, scrive Tuchtenhagen, “fu accompagnata in tutti e tre i paesi baltici da forme di collaborazione, ma anche di resistenza”. Se gli estoni e i lettoni entrano nella polizia germanica, non così in Lituania “a causa della più aspra resistenza all’occupazione”. L’arrivo definitivo dell’Armata Rossa per una volta ancora chiude ogni margine di manovra politica e di autonomia. Guerra Fredda e Cortina di ferro faranno il resto.<br />
Intanto, da Mosca, si tentano assimilazione e russificazione anche attraverso spostamenti massicci di popolazioni. L’arrivo di Gorbaciov al Cremlino rompe per sempre un cinquantennale problematico equilibrio basato, essenzialmente, sulla forza. Intanto fra il 1989 e il 1991 è abolita la censura e, di fatto, consentita la nascita di nuovi partiti, ultima tappa prima delle libere elezioni che mettono all’angolo le vecchie oligarchie comuniste. Sarà infine una “valanga” a travolgere ogni residuo legame con gli eredi di Lenin.<br />
L’occasione è fornita dal cinquantenario del famigerato patto fra la Berlino nazista e la Mosca di Stalin. Capita così che per quel funesto anniversario, il 23 agosto 1989, i locali “fronti popolari” organizzino “una catena umana lunga seicento chilometri, da Vilnius a Tallin, composta di milioni di persone che reclamavano la libertà”. Di lì a qualche mese i tre paesi rompono l’indugio e si proclamano indipendenti da ciò che resta dell’Unione Sovietica. Il resto, l’ avvicinamento all’Europa comunitaria eccetera, è storia di oggi e quindi, opportunamente, fuori dalla ricostruzione proposta da questa agile “Storia dei paesi baltici”.</p>

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