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	<title>Polonia mon amour &#187; vedere film-foto-manifesti</title>
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		<title>A Cracovia, fotografie</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 08:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1944 Anders-Monte Cassino-II Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[polacchi-italiani]]></category>
		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari Amici   A chi ha intenzione di visitare Kraków quest&#8217;estate, consiglio vivamente di andare a vedere la mostra di fotografie di Wladyslaw Marynowicz al Muzeum Historii Fotografii in ul. Jozefitow 16.  La mostra apre l&#8217; 8 luglio 2011 e rimarrà aperta fino al 2 ottobre. Allego l&#8217;invito all&#8217;apertura della mostra. Wladyslaw Marynowicz era mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari Amici<br />
 <br />
A chi ha intenzione di visitare Kraków quest&#8217;estate, consiglio vivamente di andare a vedere la mostra di fotografie di Wladyslaw Marynowicz al Muzeum Historii Fotografii in ul. Jozefitow 16.  La mostra apre l&#8217; 8 luglio 2011 e rimarrà aperta fino al 2 ottobre.<br />
Allego l&#8217;invito all&#8217;apertura della mostra.</p>
<p style="text-align: justify;">Wladyslaw Marynowicz era mio zio. Nacque nel 1920 a Busk (allora Polonia, adesso in Ucraina) ed è morto a Londra nel 1977. Fu deportato dai sovietici in Kazakistan, in seguito divenne soldato del 2° Corpo d&#8217;armata polacco del Generale Anders e prese parte nella battaglia di Monte Cassino. Dopo la guerra si stabilì in Inghilterra, dove è stato per tanti annì professore di fotografia nel Ealing Technical College a Londra.<br />
 <br />
Con le sue fotografie, negli anni &#8217;60-&#8217;70 è diventato famoso nell&#8217;ambiente dei concorsi e mostre fotografiche a livello internazionale. Nonostante i grandi successi, è rimasto sempre una persona schiva e riservata, tanto che nemmeno io, sua nipote, sapevo quanto era conosciuto. Me ne sono resa conto facendo le ricerche per le note biografiche inserite nel catalogo della mostra.<br />
 <br />
Per saperne di più (ma purtroppo solo in polacco) vedete anche:<br />
<a href="http://www.mhf.krakow.pl/?action=exhibition&amp;param=coming&amp;id=199#ex199">http://www.mhf.krakow.pl/?action=exhibition&amp;param=coming&amp;id=199#ex199</a><br />
 <br />
cordiali saluti<br />
Krystyna Marynowicz (segretaria)<br />
Associazione Culturale Italo-Polacca in Toscana<br />
Polsko-Wloskie Stowarzyszenie Kulturalne w Toskanii</p>

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		<title>Artisti polacchi in Italia (a Como)</title>
		<link>http://www.polonia-mon-amour.eu/2011/04/13/artisti-polacchi-in-italia/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 16:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi-appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Siete invitati all&#8217;apertura della mostra di Lidia VEDI nel consueto spazio espositivo di Viale Lecco 29 a Como SABATO 16 APRILE ORE 18.00 Spero vorrete partecipare numerosi. Galleria Artecò pdf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siete invitati all&#8217;apertura della mostra di <a href="http://lidianawrocka.blogspot.com/">Lidia </a><br />
VEDI <a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/04/comunicato-stampa-copia.jpg" rel="lightbox[6115]"><img class="alignnone size-full wp-image-6118" title="comunicato stampa copia" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/04/comunicato-stampa-copia.jpg" alt="" width="946" height="1300" /></a>nel consueto spazio espositivo di Viale Lecco 29 a Como<br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/04/help-me.jpg" rel="lightbox[6115]"><img class="alignnone size-full wp-image-6116" title="help me" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/04/help-me.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a><br />
SABATO 16 APRILE ORE 18.00<br />
Spero vorrete partecipare numerosi. Galleria Artecò</p>

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		<title>Vedere la Mitteleuropa</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 16:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[-1918 e in precedenza]]></category>
		<category><![CDATA[europa-identità-storia-culture]]></category>
		<category><![CDATA[europa-migraz-minoranz-etnie]]></category>
		<category><![CDATA[eventi-appuntamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>

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		<description><![CDATA[INVITO La Mitteleuropa del &#8217;900 sul grande schermo  Si conclude il ciclo di incontri “Momenti di storia Mitteleuropea”. Mercoledi 13 aprile 2011, alle ore 17,30, a Trento, nella Sala Rosa della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (Piazza Dante) il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza l’incontro-dibattito La Mitteleuropa del &#8217;900 sul grande schermo. Interviene Gianluigi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">INVITO<br />
<strong>La Mitteleuropa del &#8217;900 sul grande schermo</strong><br />
 Si conclude il ciclo di incontri “Momenti di storia Mitteleuropea”.<br />
<strong>Mercoledi 13 aprile 2011, alle ore 17,30, a Trento,</strong> nella Sala Rosa della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (Piazza Dante) il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza l’incontro-dibattito La Mitteleuropa del &#8217;900 sul grande schermo.<br />
<strong>Interviene Gianluigi Bozza. Introduce Massimo Libardi.</strong><br />
Con l&#8217;intervento del critico cinematografico Gianluigi Bozza giunge a conclusione il ciclo Momenti di storia mitteleuropea. <strong>Le sequenze di alcuni film </strong>– Il dottor Mabuse di Lang, Il trionfo della volontà di Riefenstahl, Heimat di Reitz, Katyn di Wajda, Le vite degli altri di von Donnersmarck &#8211; per non citare che i più noti, e spezzoni di documentari serviranno a ripercorre, da un altro punto di vista, le vicende narrate in questi incontri.<br />
Si tratta anche di un&#8217;occasione per discutere il rapporto tra storia e finzione. Nel corso degli interventi del ciclo <em>Momenti di storia mitteleuropea</em> si è spesso fatto riferimento a testi letterari come a una via privilegiata per comprendere i momenti chiave della storia della Mitteleuropa. Si tratta di un approccio allo studio della storia che è da tempo oggetto di attenzione e che pone l&#8217;accento sul rapporto che lega storia e narrazione. Più pacifico, al fine di narrare la storia, è l&#8217;uso del cinema.<br />
In realtà qui la sfida è più complessa: non si tratta di proiettare un film e discuterne la capacità di ricostruire certe situazioni o avvenimenti, ma di <strong>riuscire a condensare – tramite una sapiente scelta di sequenze – il percorso intepretativo affrontato nel ciclo.</strong></p>

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		<title>Danzica a Genova</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1980-oggi solidarnosc]]></category>
		<category><![CDATA[polacchi-italiani]]></category>
		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>

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		<description><![CDATA[“DANZICA 1980 &#8211; SOLIDARNOSC” Genova, Atrio Palazzo Ducale 16 &#124; 24 Marzo 2011 orario 9.30 &#124; 17.30 (chiusa Domenica 20 marzo) ingresso libero  prenotazione visite guidate 346.5733761 mercoledì 16 marzo ore 11.30 CONFERENZA INAUGURALE Interverranno il curatore della mostra SANDRO CHIERICI, il Console Generale di Polonia KRZYSZTOF STRZALKA e il Presidente di Genova Palazzo Ducale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>“DANZICA 1980 &#8211; SOLIDARNOSC”<br />
</strong>Genova, Atrio Palazzo Ducale 16 | 24 Marzo 2011 orario 9.30 | 17.30 (chiusa Domenica 20 marzo) ingresso libero  prenotazione visite guidate 346.5733761<br />
mercoledì 16 marzo ore 11.30 CONFERENZA INAUGURALE<br />
Interverranno il curatore della mostra SANDRO CHIERICI, il Console Generale di Polonia KRZYSZTOF STRZALKA e il Presidente di Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura LUCA BORZANI. <a href="http://www.genovapress.com/index.php/content/view/40665/46/">Leggi</a></p>

                            <div id="aspdf">
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		<title>Polonia in Italia, Italia in Polonia, sullo sfondo&#8230;</title>
		<link>http://www.polonia-mon-amour.eu/2011/03/14/famiglie-di-combattenti-polacchi-in-italia/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 09:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1944 Anders-Monte Cassino-II Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[polacchi-italiani]]></category>
		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>

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		<description><![CDATA[LECCE – Nel corso dell&#8217;assemblea che si è tenuta a Bologna nei giorni scorsi, Wojtek Pankiewicz è stato eletto vice presidente nazionale dell&#8217;Associzione delle famiglie dei combattenti polacchi in Italia, l&#8217;associazione che ha come fine affermare il principio della libertà e dell&#8217;indipendenza dei popoli e promuovere i valori tradizionali dell&#8217;amicizia italo-polacca. Leggi tutto. &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;- Uscite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">LECCE – Nel corso dell&#8217;assemblea che si è tenuta a Bologna nei giorni scorsi, <strong>Wojtek Pankiewicz</strong> è stato eletto vice presidente nazionale dell&#8217;Associzione delle famiglie dei combattenti polacchi in Italia, l&#8217;associazione che ha come fine affermare il principio della libertà e dell&#8217;indipendenza dei popoli e promuovere i valori tradizionali dell&#8217;amicizia italo-polacca. <a href="http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=15368">Leggi tutto</a>.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Uscite – Polonia<br />
<strong><em>Italiani</em>: gelosia, fascismo e vendetta<br />
</strong>Il celebre regista teatrale Krzysztof Warlikowski debutta come attore cinematografico in <em>Italiani</em> di Lukasz Barczyk, che sbarca oggi nelle sale polacche distribuito da Gutek Film. Questo nuovo lungometraggio del regista di <em>Unmoved Mover</em> e <em>I’m Looking at You, Marry</em> è una sorta di viaggio nell&#8217;intimità di un uomo attraverso i suoi rapporti con la famiglia e i suoi cari.  L’azione del film si svolge durante la Seconda guerra mondiale, in Italia, in un palazzo lontano dal mondo. &#8230;  la produzione è durata quattro anni e le prime riprese si sono svolte in Toscana nel 2006. <a href="http://www.cineuropa.org/newsdetail.aspx?lang=it&amp;documentID=198906">Leggi tutto.</a></p>

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		<title>Roman Polanski a Napoli</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 15:55:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[pl-cultura-storia]]></category>
		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Programma di marzo delle proiezioni FilmOff alla Libreria Ubik dedicate a Roman Polanski. Libreria Ubik di Napoli (via B. Croce 28, tel 0814203308; Napoli@ubiklibri.it) Il programma di Marzo prevede proiezioni dedicate a Roman Polanski, nello stesso appuntamento verranno proposti sia cortometraggi che lungometraggi del regista polacco.  Il programma:  &#62;Domenica 6 Marzo, ore 18: &#62;Omicidio (cortometraggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Programma di marzo delle proiezioni FilmOff alla <strong>Libreria Ubik </strong>dedicate a <strong>Roman Polanski</strong>.<br />
<strong>Libreria Ubik di Napoli</strong> (via B. Croce 28, tel 0814203308; <a href="mailto:Napoli@ubiklibri.it">Napoli@ubiklibri.it</a>)<br />
Il programma di Marzo prevede proiezioni dedicate a <strong>Roman Polanski,</strong> nello stesso appuntamento verranno proposti sia cortometraggi che lungometraggi del regista polacco.<br />
<strong> Il programma:</strong><br />
<span style="color: #0000ff;"> &gt;Domenica 6 Marzo, ore 18:</span><br />
&gt;Omicidio (cortometraggio 1956)<br />
&gt;Un sorriso dentale (cortometraggio 1956)<br />
&gt;Rovineremo la festa (cortometraggio 1957)<br />
&gt;Il coltello nell&#8217;acqua (1962)<br />
<span style="color: #0000ff;"> &gt;Domenica 13 Marzo, ore 18:</span><br />
&gt;Due uomini e un armadio (cortometraggio 1958)<br />
&gt;Repulsion (1964)<br />
<span style="color: #0000ff;"> &gt;Domenica 20 Marzo, ore 18:</span><br />
&gt;La caduta degli angeli (cortometraggio 1959)<br />
&gt;Cul de Sac (1966)<br />
<span style="color: #0000ff;"> &gt;Domenica 27 Marzo, ore 18:</span><br />
&gt;La Lampada (cortometraggio 1959)<br />
&gt;I mammiferi (cortometraggio 1962)<br />
&gt;L&#8217;inquilino del terzo piano (1976)</p>

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		<title>Varsavia 1943. Storia di un&#8217;icona: il bambino nel ghetto</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 09:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1943 insurrezione ghetto varsavia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/111-little_boy_photo.jpg" rel="lightbox[5477]"><img title="111 little_boy_photo" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/111-little_boy_photo.jpg" alt="" width="640" height="441" /></a><br />
<em> <br />
</em></em>“<strong>Una foto che tutti conoscono</strong>: un bambino con un berretto a visiera e le calze al ginocchio, con le mani sollevate in alto. Non si sa quando sia stata scattata. Durante la grande liquidazione, nel luglio oppure nell’ agosto del 1943? Durante l’insurrezione del ghetto di Varsavia, nell’aprile del 1943? O forse in un altro momento. La seconda liquidazione – nel gennaio 1943 – non entra in gioco, poiché si capisce che la foto era stata scattata in primavera, o in estate, in autunno, ma sicuramente non d’inverno. Il bambino sta in un cortile oppure per strada, davanti a un portone. Non è possibile stabilirlo, dato che vediamo solo l’interno scuro del portone e un cantone. Dall’aspetto del cantone – pezzi d’intonaco scrostati &#8211; si può dedurre che il caseggiato da cui il bambino è stato trascinato fuori fosse vecchio e andato in malora. E dunque ci troviamo dalle parti di via Miła, Gęsia o Wołyńska. Più probabile qui che non in via Sienna o in via Grzybowska. Ma potrebbe essere anche un’altra strada. Alle spalle del bambino con le mani alzate c’è una fossa di forma allungata e in quella fossa c’è qualcosa: qualcosa di bianco. Forse della spazzatura. Dunque è uno condotto per la spazzatura. Forse non siamo per strada allora, ma in un cortile. A destra – alla nostra destra, ossia alla destra di coloro che guardano – stanno quattro tedeschi. Uno di loro è dentro l’androne, il terzo proprio accanto all’ingresso, accanto al cantone scrostato e a una grondaia di ghisa. Si vedono chiaramente due volti, nelle riproduzioni migliori persino tre. Ho osservato questa foto così a lungo e così spesso che se oggi, dopo quarantacinque anni, incontrassi uno di quei tedeschi per strada di sicuro lo riconoscerei immediatamente. Uno dei tedeschi tiene sotto l’ascella un fucile automatico: il fucile sembra essere puntato alle spalle del bambino con il berretto e le calze al ginocchio. I tedeschi hanno gli elmi, quello con il fucile porta sopra l’elmo degli occhiali da motociclista. A sinistra della foto vediamo delle donne, degli uomini, qualche bambino, forse tre. Tutti con le mani alzate. Gli uomini portano dei berretti. Proprio sul lato sinistro c’era una bambina di cinque o sei anni, più piccola del bambino con le calze al ginocchio, con un fazzoletto in testa. Anche lei ha le mani alzate, ma dato che è proprio al margine della foto si vede solo una mano sopra la testa con il fazzoletto. Ho contato che in questa foto si vedono ventitrè persone – le figure di sinistra stanno proprio uno accanto all’altra, dunque posso essermi sbagliato – diciannove ebrei e quattro tedeschi. Vorrei far notare il viso molto bello della donna a sinistra. Di sicuro è la madre della bambina con il fazzoletto. I capelli con la riga da una parte, gli zigomi alti, gli occhi grandi e la bocca grande. Si può immaginare il rossore sulle guance bianchissime. La fascia bianca sul braccio alzato. La stella di Davide non si vede. Anche questa donna, dopo quarantacinque anni, la riconoscerei per strada. Ma è chiaro che non la incontrerò mai.<br />
Il bambino al centro della foto ha un cappotto corto, arriva appena alle ginocchia. Sotto il cappotto forse porta un maglione, ma non è certo, perché il cappotto è abbottonato. Il berretto, un po’ sghembo o meglio scostato di lato, gli sta un po’ troppo grande. Forse è il berretto di suo padre? O del fratello maggiore? I dati del bambino ci sono noti: Artur Siemiątek, figlio di Adam e di Sara Dąb, nato a Łowicz. Artur è mio coetaneo; siamo nati entrambi nel 1935. Stiamo uno accanto all’altro, lui in quella foto scattata nel ghetto di Varsavia, e io in un’altra foto, scattata sul terrapieno di Otwock. Si può anche supporre che le foto siano state scattate nello stesso mese: la mia qualche decina di giorni prima. Sembra che persino i nostri berretti siano simili. Anche il mio – un po’ più chiaro – mi sta un po’ troppo largo. Lui con le calze al ginocchio, io con le calze basse. Io, sul terrapieno di Otwock, sorrido contento. Dal suo viso &#8211; la foto è stata scattata da un sergente delle SS &#8211; non si riesce a indovinare nulla.<br />
Ti sei stancato – dico ad Artur. –  Deve essere veramente molto scomodo, star fermi, con le braccia alzate. Facciamo così. Adesso sarò io ad alzare le braccia, e tu le puoi abbassare. Forse non se ne accorgeranno. Oppure sai,  facciamo in un’altra maniera. Stiamo fermi tutti e due, con le mani in alto”  &#8230;. Jarosław Marek Rymkiewcz, <em>Umschlagplatz </em><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-admin/post.php?post=5477&amp;action=edit&amp;message=1#_ftn1">[1]</a><em>.</em></p>
<hr size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-admin/post.php?post=5477&amp;action=edit&amp;message=1#_ftnref1">[1]</a> Jarosław <strong>Marek Rymkiewcz</strong>, <em>Umschlagplatz,</em>   Biblioteka “Kultury”, Paryz 1988, pp. 223.<em> </em><em>Umschlagplatz</em> è stato tradotto in francese (1989), tedesco (1993) e inglese (1994); nel 1992  è stato ripubblicato in Polonia.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Il testo qui tradotto da <strong>Laura Mincer</strong>, che ringrazio, è tratto da <em>Umschlagplatz</em> di<em> </em><strong>Jarosław Marek Rymkiewcz. </strong>Nato a Varsavia nel 1935 in una famiglia di intellettuali, Rymkiewicz ha trascorso a Varsavia gli anni dell’occupazione nazista. La città, che era stata per anni una delle più vivaci capitali del mondo ebraico, durante la guerra era diventata uno dei centri dello sterminio di questo popolo. Nel ghetto di Varsavia, diviso da un muro dal resto della città, erano state rinchiuse 500.000 persone, e pochissimi ne erano sopravvissuti. La “parte ariana” testimoniava quotidianamente scene di caccia agli ebrei, spesso bambini, riusciti a fuggire dal ghetto; durante l’insurrezione del 1943 le lingue di fuoco degli incendi erano visibili da grande distanza, e arrivavano fino molto lontano le grida degli assassinati e il lezzo di carne umana   bruciata. Se possiamo stupirci di quanto nei primi decenni dopo la guerra queste esperienze sembrino non aver lasciato traccia nella coscienza collettiva polacca, d’altro canto è lecito il dubbio di quanto questo silenzio  non possa essere attribuito anche a “una molto umana impossibilità a parlare di una tragedia così mostruosa.” Non è questa la sede per un approfondimento di questo tema; è certo che le terribili sofferenze imposte dall’occupazione nazista <em>anche </em>ai polacchi  hanno sbiadito ai loro occhi l’evidenza della tragedia ebraica, e i decenni di regime autoritario e la conseguente, continua e studiata manipolazione dell’opinione pubblica hanno approfondito ulteriormente la gravità di un problema così difficile da affrontare. Nel 1988 questi temi erano già stati affrontati in opere letterarie di rilievo ma Rymkiewicz ne tenta una <em>summ</em>a morale, una sorta di trattato o vademecum per i polacchi della fine del XX secolo. Al tempo di <em>Umschlagplatz</em> già assai noto come scrittore e uomo di teatro, Rymkiewicz debutta agli inizi degli anni Sessanta. Rappresentante e teorico del neoclassicismo polacco, si occupa anzitutto di problematiche metafisiche ed esistenziali: l’etica della morte e la questione dell’estinzione biologica e dell’estinzione culturale sono fra i suoi temi centrali ai quali, in particolare dopo il periodo di Solidarność e il seguente stato di guerra dichiarato dal generale Jaruzelski si associa una sempre più profonda riflessione sul senso e sulla “missione” della storia polacca. E’ quasi naturale che, in questo percorso, il poeta dovesse trattare anche della questione dello sterminio ebraico di cui era stato testimone da bambino e di cui era impossibile sottovalutare il peso per la coscienza polacca.<br />
Nel descrivere quella che è forse la più celebre foto del ghetto di Varsavia (il bambino raffiguratovi sopravvisse allo sterminio ed emigrò negli Stati Uniti alla fine della guerra) Rymkiewicz arriva alla massima accettazione possibile della corresponsabilità per il destino dei concittadini ebrei, proponendo all’ebreo di condividere la sua sorte. Ma neanche quest’ultima, definitiva accettazione di responsabilità spirituale può ormai cambiare nulla. <em>Umschlagplatz</em> termina con una sconfitta. L’impossibilità di comprendere il passato, di ridargli voce  e presenza – ossia il fallimento della missione dell’artista -  equivale all’impossibilità di restituire completezza alla storia polacca, all’impossibilità di ogni redenzione. L’assenza degli ebrei resta in Polonia una piaga insanabile.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<em><em><span style="text-decoration: underline;">La violenza e il terrore:</span> </em>La terribile immagine del bambino ebreo con le mani alzate venne scattata durante il rastrellamento del ghetto di Varsavia, dove la popolazione si era ribellata agli occupanti nazisti nell&#8217; aprile del 1943. Alle vicende di quello scatto, divenuto un&#8217;immagine simbolo, un&#8217; icona del Novecento, ma che fu a lungo quasi ignorata e divenne nota con il caso Eichmann, è dedicato il saggio di <strong>Frédéric Rousseau</strong> «Il bambino di Varsavia. Storia di una fotografia» (<a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&amp;task=schedalibro&amp;Itemid=97&amp;isbn=9788842094579&amp;aprirecensione=258">Laterza</a>, pagine 224, Euro 18), che sarà in libreria dal prossimo 7 gennaio. Ecco parti della recensione di <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/28/bambino_del_ghetto_icona_sequestrata_co_9_101228054.shtml">Paolo Mieli</a>, sul Corriere della Sera, 28 dicembre 2010:<br />
</em><strong>Il bambino del ghetto. Un&#8217; icona sequestrata &#8212; </strong><em>L&#8217;uso ossessivo ha stravolto il significato della foto. L&#8217; origine dello scatto. Era in un album commissionato dal generale delle SS Stroop per documentare l&#8217; annientamento dei resistenti ebrei a Varsavia (&#8220;<a href="http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Holocaust/nowarsaw.html">Es gibt keinen judischen Wohnbezirk in Warschau mehr</a>&#8220;). Separato dal contesto storico un documento si può ritorcere contro il suo stesso contenuto. La sfortuna iniziale. Per molto tempo nel dopoguerra lo sterminio delle vittime inermi venne posto in secondo piano rispetto all&#8217; eroismo dei combattenti.<br />
</em>&#8230; La foto del bambino ebreo con le braccia alzate, da anni simbolo dell&#8217; oppressione nazista sulla Polonia e sull&#8217; intera Europa, non fu scattata incidentalmente. Fa parte di un rapporto del generale Jürgen Stroop, capo delle SS e della polizia del distretto di Varsavia, redatto per documentare la repressione dell&#8217; insurrezione ebraica nel ghetto della capitale polacca che, tra il 19 aprile e il 16 maggio del 1943, aveva tenuto in scacco i nazisti&#8230;.<br />
&#8230; un interessantissimo libro di <a href="http://www.seuil.com/fiche-ouvrage.php?EAN=9782020788526">Frédéric Rousseau</a>, <em>Il bimbo di Varsavia. Storia di una fotografia</em>, che la Laterza si accinge a pubblicare all&#8217; inizio del prossimo anno (l&#8217; accurata traduzione è di Fabrizio Grillenzoni)&#8230;<br />
&#8230; Fa parte di una serie di fotografie che accusano, ma non è ancora la fotografia che accusa». E così sarà per un lungo tempo. Una serie di «chiavistelli mentali» impedisce alla fotografia del bambino di Varsavia «l&#8217; accesso allo statuto di icona» che oggi le viene riconosciuto in tutto il mondo&#8230;<br />
&#8230; La prima volta che la fotografia del bambino si affaccia in un libro è ne <em>La stella gialla</em> di Gerhard Schoenberner, pubblicato in Germania nel 1960. Schoenberner sceglie quella foto come manifesto per la mostra, sempre in Germania, sempre nel 1960, dal titolo «Il passato ci ammonisce»&#8230;<br />
&#8230; Ma il punto centrale della questione non è quello relativo all&#8217; identità del bimbo. L&#8217; attenzione del libro s&#8217; incentra sul fatto che quella fotografia poco a poco si è trasformata «in un&#8217; icona universale utilizzabile per tutte le buone cause dal momento», che «esercita un potere sociale di coesione e di comunione». È un bene? No, risponde Rousseau. Anzi&#8230;<br />
&#8230; Per essere significanti, le immagini richiedono una contestualizzazione precisa e rigorosa, e soltanto a questa condizione possono rimanere documenti storici&#8230;<br />
(Leggi tutto l&#8217;articolo di <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/28/bambino_del_ghetto_icona_sequestrata_co_9_101228054.shtml">Paolo Mieli</a>, sul Corriere della Sera, 28 dicembre 2010).<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
 <strong>Geografia della vita nel ghetto<br />
</strong>di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/01/shoah-geografia-ghetto.shtml?uuid=20a2401c-0299-11df-83c5-dc3258a5fde1&amp;DocRulesView=Libero">Sergio Luzzatto </a>dal Sole 24 Ore del 16 gennaio 2010<br />
<em>(Recensione a: <a href="http://yalepress.yale.edu/yupbooks/book.asp?isbn=9780300112344">Barbara Engelking e Jacek Leociak, «The Warsaw ghetto. A guide to the perished city»</a>, Yale University Press, pagg. 902, $ 75,00).<br />
</em>Il 27 gennaio di quest&#8217;anno (2010), il Giorno della Memoria non somiglierà a nessuno dei precedenti per almeno una ragione: perché nel frattempo è scomparso <strong>Marek Edelman</strong>. Il più rappresentativo degli ebrei sopravvissuti all&#8217;insurrezione del ghetto di Varsavia aveva novant&#8217;anni al momento della morte, nell&#8217;ottobre scorso (2009)&#8230;<br />
&#8230; La morte di Marek Edelman segna un momento simbolico di svolta nel rapporto fra la storia del ghetto di Varsavia e la sua memoria. Conclude &#8220;l&#8217;era del testimone&#8221;, la stagione di una memoria intesa come esperienza vissuta. Consegna definitamente alla storia i due anni e mezzo intercorsi fra il novembre 1940 e il maggio 1943, durante i quali 450mila ebrei di Polonia vennero rinchiusi in tre chilometri quadrati al centro della capitale, uscendone vivi soltanto per essere gasati a Treblinka. Quest&#8217;anno, il Giorno della Memoria deve misurarsi con la scomparsa di colui che della memoria polacca della Shoah si sentiva, a buon diritto, Il guardiano (così il titolo di una riflessione autobiografica di <a href="http://www.sellerio.it/merchant.php?bid=1226">Edelman pubblicata da Sellerio</a> nel 1998).<br />
Ma quest&#8217;anno, come per un risarcimento della perdita, i lettori occidentali dispongono di un nuovo, meraviglioso strumento per avvicinarsi alla storia del ghetto di Varsavia. È l&#8217;edizione americana di un librone di novecento pagine, uscito in Polonia nel 2001 per opera di due specialisti locali della Shoah, <strong>Barbara Engelking e Jacek Leociak.</strong> Se in inglese il titolo suona asciutto, puramente descrittivo, il sottotitolo riesce tanto suggestivo quanto esatto: <em>The Warsaw Ghetto. A Guide to the Perished City</em>. Proprio di questo si tratta, di una guida alla città ebraica dapprima riempita e sigillata, poi svuotata e distrutta dagli uomini del Terzo Reich.<br />
Grazie a una varietà di mappe, si ritrovano nel volume i confini geografici del ghetto, la topografia delle strade, il percorso dei mezzi di trasporto. Ma soprattutto si ritrova la dislocazione precisa, infallibile – sembra di stare su Google Maps – di ogni singolo luogo, più o meno pulsante di vita o di morte. Case private, uffici pubblici, sinagoghe, commissariati di polizia, caserme dei pompieri, parcheggi delle ambulanze, ospedali, farmacie, laboratori, scuole dichiarate o segrete, cimiteri, giardinetti, mense popolari, orfanotrofi, bagni comuni e bagni rituali, ricoveri per profughi, uffici postali, buche delle lettere, saloni di coiffure, lavanderie, sartorie, calzolerie, gioiellerie, negozi di alimentari, pompe funebri, imprese artigianali, biblioteche legali o illegali, librerie, stamperie clandestine, teatri, ristoranti ordinari o kosher, scuole rabbiniche, caffè, cabaret, sedi di riunione delle forze di resistenza, depositi di armi, bunkers&#8230; per il lettore di questa guida, la geografia del ghetto non ha più misteri.<br />
Ritrovare la storia nel segno della geografia è tanto più importante, in quanto la dimensione spaziale fu costitutiva dell&#8217;esperienza del ghetto di Varsavia. Onnipresenti, i muri di recinzione conferivano all&#8217;enclave ebraica l&#8217;aspetto inatteso di una città orientale. E fino all&#8217;estate 1942, pareva che ogni cosa lì dentro succedesse all&#8217;aperto, davanti a tutti. Il ghetto brulicava di gente in perpetuo andirivieni, risuonava delle voci dei passanti come delle urla dei gendarmi, vibrava dei traffici nei mercati dell&#8217;usato, sussultava a ogni movimento dei militari tedeschi, celava a malapena l&#8217;indaffararsi dei contrabbandieri, ed esibiva ininterrottamente – suo malgrado – lo spettacolo della morte: cadaveri nudi sul marciapiede, vinti dal tifo, dalla fame, dagli stenti. Solo nell&#8217;autunno del &#8217;42, dopo la prima ondata di deportazioni verso Treblinka, il ghetto avrebbe assunto l&#8217;aspetto di una città non più strapiena ma deserta, non più vociante ma silenziosa. E solo nella primavera del &#8217;43, dopo il soffocamento della disperata insurrezione, i tedeschi ne avrebbero fatto un paesaggio vuoto, immobile, lunare: il paesaggio che ci è rimasto negli occhi attraverso il film di un superstite del ghetto di Cracovia, <em>Il pianista</em> di Roman Polanski.<br />
Quasi tutte le fotografie del ghetto di Varsavia pervenute sino a noi furono scattate dagli occupanti tedeschi: compresa quella – dolorosamente celebre – del bambino che alza le mani mentre viene trascinato con altri fuori da un rifugio. In compenso, furono gli ebrei polacchi a raccogliere la maggioranza dei documenti non fotografici che hanno consentito a Engelking e Leociak di ricostruire la vita e la morte del ghetto nei più minuti dettagli. Riunendosi intorno alla figura di uno storico di professione, <strong>Emanuel Ringelblum</strong>, un gruppo di intellettuali fondò allora un&#8217;istituzione unica nella storia dell&#8217;Europa occupata: l&#8217;archivio clandestino del ghetto, dove si radunavano materiali sulla storia del presente destinati alla memoria del futuro.<br />
Diari, poesie, lettere, volantini, carte d&#8217;identità, ricette mediche, biglietti del tram, bracciali con la stella di David, menù di ristoranti, quaderni di scuola, disegni di bambini, dépliants pubblicitari, locandine di spettacoli, verbali di riunioni politiche, giornali clandestini, contabilità commerciale, statistiche demografiche: Ringelblum e i suoi compagni ebbero la lucidità di riconoscere in questo il lascito più prezioso che fosse dato ai morituri di trasmettere alla posterità. Dopo l&#8217;avvio delle deportazioni di massa verso Treblinka, infilarono migliaia di documenti in dodici contenitori metallici e li seppellirono di nascosto sotto le cantine di due edifici del ghetto, dove vennero ritrovati fra il 1946 e il 1950.<br />
&#8230; Uomini più o meno atletici si guadagnavano il pane pedalando, autisti di un mezzo di trasporto rudimentale eppure diffuso: il risciò. Donne più o meno fascinose percorrevano le strade da coquettes, in precario equilibrio su tacchi sorprendentemente alti. Musicisti di rango o di dozzina suonavano nei caffè, agli angoli delle vie, nei cortili delle case. La programmazione teatrale era intensa, in yiddish come in polacco, e capitava che gli spettacoli durassero tutta la notte per aggirare le regole del coprifuoco. Se costretti in casa, molti cittadini-prigionieri si tenevano occupati leggendo, giocando a scacchi, sfidandosi a carte (il bridge la faceva da padrone). Quanto al proverbiale humour ebraico, si tradusse addirittura nella circolazione, in forma manoscritta, di una Guida turistica del ghetto&#8230; <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2010/01/shoah-geografia-ghetto.shtml?uuid=20a2401c-0299-11df-83c5-dc3258a5fde1&amp;DocRulesView=Libero">Leggi tutto</a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
<strong>“Un film incompiuto“. La vita nel ghetto di Varsavia attraverso le immagini originali.<br />
</strong><em>Una regista israeliana documenta la vita nel ghetto di Varsavia riprendendo le immagini originali raccolte dal Ministero della Propaganda, </em>segnalato da <a href="http://www.gexplorer.net/notizie/2010/08/video-%e2%80%9cun-film-incompiuto%e2%80%9c-la-vita-nel-ghetto-di-varsavia-attraverso-le-immagini-originali/">Gexplorer.net<br />
</a>“Un film incompiuto“, realizzato dalla giovane regista israeliana <strong>Yael Hersonski</strong> è un found footage di un documentario nazista dal taglio grezzo, prodotto dal Ministero della Pubblica dell’Informazione e della Propaganda. Goebbels aveva una duplice urgenza per realizzare l’opera: l’uso a breve termine come propaganda di guerra e l’uso a lungo termine come propaganda storica di una razza che pensava si sarebbe presto estinta. La stragrande maggioranza di questo filmato è stato perduto, e il filmato in questione è stato trovato in un archivio tedesco orientale nel 1954. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hiWDo2qLvl0&amp;feature=related">Vedi un pezzo</a> con intervista alla regista.<br />
- vedi anche: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=x_WVUzcLrJE&amp;feature=related">Warsaw ghetto archival footage &#8211; Warszawskie getto</a> &#8211; Film taken mainly by German sources of the Warsaw ghetto. The Warsaw Ghetto was established by the German Governor-General Hans Frank on October 16, 1940 and completely closed one month later. At this time, the population in the Ghetto was estimated to be 400,000 people, about 30 percent of the population of Warsaw. However, the size of the Ghetto was about 2.4% of the size of Warsaw.<br />
- Vedi inoltre: Jest to <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UGMJrsF6VvI&amp;feature=related">niemiecki film propagandowy z getta warszawskiego</a>. Film nigdy nie ujrzał światła dziennego ze względu na brutalne sceny w nim zawarte.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Today (21/12/10), <a href="http://yad-vashem.blogspot.com/2010/12/4-million-victims-of-holocaust.html">Yad Vashem</a> announced that it has identified two-thirds of the Jews murdered in the Holocaust &#8211; <strong>4 million names</strong>.</p>

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		<title>Maggio-dicembre 1989: quanti i tagli della Cortina di ferro?</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 10:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1989-1991 la cesura epocale]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">http://www.polonia-mon-amour.eu/?p=5335</guid>
		<description><![CDATA[Jiří/Jiri Dienstbier  (1937-2011), già ministro degli Esteri cecoslovacco (1989-1992 &#8211; Minister of Foreign Affairs and Deputy Prime Minister of Czechoslovakia), è scomparso in questi giorni. (Sul rapporto tra teatro cecoslovacco e &#8220;rivoluzione di velluto&#8221; del 1989, vedi). &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-   FOTO sul MONUMENTO ALLA CORTINA DI FERRO Former German and Czechoslovak foreign ministers, Hans-Dietrich Genscher (left) and Jiri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Jiří/Jiri Dienstbier</strong>  (1937-2011), già ministro degli Esteri cecoslovacco (1989-1992 &#8211; Minister of Foreign Affairs and Deputy Prime Minister of Czechoslovakia), è scomparso in questi giorni. (Sul rapporto tra teatro cecoslovacco e &#8220;rivoluzione di velluto&#8221; del 1989, <a href="http://jiri.dienstbier.cz/en/texts/the-theatre-behind-the-velvet-revolution/">vedi</a>).<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
 <a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1fotogensher.jpg" rel="lightbox[5335]"><img title="1fotogensher" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1fotogensher.jpg" alt="" width="540" height="300" /></a><br />
FOTO sul MONUMENTO ALLA CORTINA DI FERRO<br />
Former German and Czechoslovak foreign ministers, Hans-Dietrich Genscher (left) and Jiri Dienstbier (right), meet in Waidhaus, Bavaria, on <strong>September 29, 1999,</strong> behind a monument made of barbed wire at the former German-Czechoslovak border. Photo: AFP.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
<strong>Jiří/Jiri Dienstbier</strong> sarà ricordato tra l&#8217;altro per la foto in cui il <strong>23 dicembre 1989</strong> posa davanti alle telecamere e ai fotografi alla <span style="text-decoration: underline;">frontiera tra la Germania e la Cecoslovacchia</span> mentre, insieme al capo della diplomazia tedesca Hans Dietrich Gensher, taglia il filo spinato della Cortina di ferro. Fine di un&#8217;epoca. &#8230; in people’s minds he will always be remembered as the man who stood next to the former West German foreign minister Hans Dietrich Genscher and cut through the barbed wire of the Iron Curtain. <br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/A-genscher_dienstbier1.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5341" title="A-genscher_dienstbier1" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/A-genscher_dienstbier1.jpg" alt="" width="328" height="500" /></a><br />
Hans Dietrich Genscher and Jiri Dienstbier cutting through the barbed wire of the Iron Curtain in 1989, photo: CTK<br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/2c1eb6_genscher.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5352" title="2c1eb6_genscher" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/2c1eb6_genscher.jpg" alt="" width="460" height="316" /></a><br />
The two former politicians had jointly cut the so-called Iron Curtain <strong>on December 23 in 1989,</strong> symbolically underlining the opening of the former Eastern Bloc country to the West.<br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1CAL6T8DC2.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5360" title="1CAL6T8DC" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1CAL6T8DC2.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a><br />
Dienstbier pomáhal zbořit železnou oponu: Tehdejší ministři zahraničí ČSSR a NSR Jiří Dienstbier (vpravo) a Hans-Dietrich Genscher (vlevo) symbolicky přestřihují hraniční dráty v pohraničním pásmu u Nových Domků u Rozvadova (na archivním snímku z <strong>23. prosince 1989</strong>).<br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/16370.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5362" title="16370" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/16370.jpg" alt="" width="500" height="345" /></a><br />
 <a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1990-b_6369.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5364" title="1990-b_6369" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1990-b_6369.jpg" alt="" width="500" height="346" /></a><br />
foto di: <a href="mailto:jardevog@seznam.cz">jardevog@seznam.cz</a><br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/11_7745B8D4-1834-4825-AF42-A7A531B35D00Picture.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5372" title="11_7745B8D4-1834-4825-AF42-A7A531B35D00}Picture" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/11_7745B8D4-1834-4825-AF42-A7A531B35D00Picture.jpg" alt="" width="363" height="548" /></a><br />
Ein Foto, das um die Welt ging: Jiri Dienstbier und Außenminister Genscher durchschneiden am <strong>23.12.1989</strong> in Rozvadow (Roßhaupt) den Stacheldraht an der tschechisch-bayerischen Grenze. Text: FAZ.NET mit dapd/dpa. Bildmaterial: dpa<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/3864ed_spi.jpg"><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-5356" title="3864ed_spi" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/3864ed_spi.jpg" alt="" width="460" height="330" /></a><br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/123702.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5366" title="123702" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/123702.jpg" alt="" width="400" height="229" /></a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
MA il taglio della Cortina è avvenuto anche tra <span style="text-decoration: underline;">la Cecoslovacchia e l&#8217;Austria</span> il<strong> 17 dicembre 1989</strong><span style="text-decoration: underline;">:</span>  Ministři zahraničních věcí ČSSR a Rakouska Jiří Dienstbier (vpravo) a Alois Mock (vlevo) symbolicky přestřihují dráty na čs.-rakouských hranicích mezi Hatěmi a Kleinhaugsdorfem (na archivním snímku ze <strong>17. prosince 1989</strong>). Archivní snímek ze <strong>17. prosince 1989</strong> &#8211; tehdejší ministři zahraničních věcí ČSSR a Rakouska Jiří Dienstbier (vpravo) a Alois Mock (vlevo) symbolicky přestřihují dráty na čs.-rakouských hranicích mezi Hatěmi a Kleinhaugsdorfem. FOTO: Vít Korčák, <a href="http://www.ctk.cz/">ČTK</a><strong><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/786440_.jpg"><br />
<img class="alignnone size-full wp-image-5345" title="786440_" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/786440_.jpg" alt="" width="450" height="306" /></a><br />
On 17 December 1989</strong>, Alois Mock (left), Austrian Foreign Minister, and his Czechoslovak counterpart, Jiri Dienstbier (right), together open the Iron Curtain separating Austria and Czechoslovakia. Source: Der österreichische Außenminister Alois Mock (l.) und sein tschechischer Amtskollege Jiri Dienstbier durchtrennen feierlich den &#8220;Eisernen Vorhang&#8221; zwischen Österreich und der Tschechoslowakei am <strong>17. Dezember 1989.</strong> Kainrath. APA-IMAGES, 17/12/1989. Black and White. Copyright © APAedi. <a href="http://www.ena.lu/alois_mock_jiri_dienstbier_open_iron_curtain_between_austria_czechoslovakia_december_1989-2-22807">VEDI</a> <br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1s_642069539588.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5376" title="1s_642069539588" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1s_642069539588.jpg" alt="" width="250" height="321" /></a><br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/111119810.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5370" title="111119810" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/111119810.jpg" alt="" width="400" height="283" /></a><br />
Jiří Dienstbier stříhá železnou oponu <strong>(17. prosince 1989</strong>) Jiří Dienstbier jako československý ministr zahraničí v prosinci 1989 symbolicky stříhá železnou oponu se svým rakouským protějškem Aloisem Mockem.<br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/385a25_profimedia_0018112743.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5348" title="385a25_profimedia_0018112743" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/385a25_profimedia_0018112743.jpg" alt="" width="460" height="341" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1fd957_6_foto_CTK.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5349" title="1fd957_6_foto_CTK" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1fd957_6_foto_CTK.jpg" alt="" width="460" height="413" /></a><br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/111FO00135454_250.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5367" title="Alois MOCK - Jiøí DIENSTBIER - hranice - dráty" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/111FO00135454_250.jpg" alt="" width="172" height="295" /></a><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1imagesCAJ0K7AR.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5374" title="1imagesCAJ0K7AR" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1imagesCAJ0K7AR.jpg" alt="" width="257" height="145" /></a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
MA ATTENZIONE! NON DIMENTICHIAMO il <strong>picnic paneuropeo: </strong>fu una dimostrazione pacifica tenutesi al confine austro-ungarico vicino alla città di Sopron il <strong>19 agosto 1989.</strong> Con un gesto simbolico, concordato dalle due nazioni, il passaggio di confine sulla strada da Sankt Margarethen im Burgenland (Austria) a Sopronkőhida (Ungheria) fu aperto per tre ore&#8230; the events that eventually brought east and west back together began in August on the Austrian/Hungarian border&#8230;<strong><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-picein.jpg" rel="lightbox[5335]"><img title="1 picein" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-picein.jpg" alt="" width="198" height="283" /></a></strong> <strong><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-picein.jpg" rel="lightbox[5335]"></a><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/11icecht.jpg" rel="lightbox[5335]"><img title="11icecht" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/11icecht.jpg" alt="" width="243" height="142" /></a><br />
</strong>Il picnic originale viene organizzato dai membri del partito ungherese di opposizione Forum Democristiano e dall&#8217;unione paneuropea internazionale. I patrocinatori dell&#8217;evento erano il Presidente dell&#8217;Unione Paneuropea e parlamentare europeo della CSU Otto von Habsburg ed il Segretario ungherese di Stato e riformatore Imre Pozsgay. Il Segretario generale dell&#8217;Unione Paneuropea, Walburga Habsburg Douglas fece il taglio cerimoniale del filo spinato.<strong> </strong>&#8220;Nulla era stato organizzato in anticipo&#8221;, ha dichiarato allo Standaard Walburga Asburgo-Douglas, che partecipò all&#8217;organizzazione del picnic insieme a suo padre, Otto Habdsbourg. Il quotidiano viennese spiega che fu proprio suo padre a entrare in contatto con il governo ungherese. Walburga invece si mise a distribuire volantini al lago Balaton, all&#8217;epoca luogo di villeggiatura preferito dai tedeschi dell&#8217;est. &#8220;I turisti erano in attesa che accadesse qualcosa. Organizzammo il picnic per dimostrare che l&#8217;Ungheria era parte dell&#8217;Europa e quando vidi la gente arrivare, pensai che quello poteva essere l&#8217;inizio di qualcosa&#8221;. Walburga Habsburg Douglas was one of the organisers of the Picnic, she is a member of the Swedish Parliament and is involved in the Organisation for Security and Cooperation in Europe (OSCE.) &#8220;If you think that on the <strong>19 august</strong> 661 East Germans fled through the border gate, this was the biggest refugee-wave since the building of the Wall in Berlin&#8221;.<br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-imagesCAY2IOGW.jpg" rel="lightbox[5335]"><em><img title="1 imagesCAY2IOGW" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-imagesCAY2IOGW.jpg" alt="" width="200" height="108" /></em></a><br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/A-Paneuropean_two_small.jpg" rel="lightbox[5335]"><strong><img title="A Paneuropean_two_small" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/A-Paneuropean_two_small.jpg" alt="" width="620" height="411" /></strong></a><br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/A-sopron-border.jpg" rel="lightbox[5335]"><strong><img title="A sopron-border" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/A-sopron-border.jpg" alt="" width="490" height="225" /></strong></a><br />
<strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
</strong>ANCOR PRIMA, PERO&#8217;&#8230;<strong> </strong> il taglio della Cortina di ferro era già avvenuto PRIMA, tra Austria e Ungheria. Il <strong>27 giugno 1989</strong> i ministri degli esteri viennese ed ungherese, Alois Mock e Gyula Horn, tagliarono insieme la barriera che separava i due Paesi, al confine vicino alla cittadina di Sopron, in Ungheria. <strong>Era il 27 giugno 1989</strong>. Iniziò immediatamente l&#8217;esodo dall&#8217;est verso il più ricco occidente. Un esodo irrefrenabile, che portò alla caduta del muro di Berlino pochi mesi dopo. Dal 1945 al 1950 circa 15 milioni di cittadini fuggirono dall&#8217;Est comunista. Dal 1950 al 1990 solo in 13,3 milioni riuscirono ad oltrepassare la cortina. &#8230; When the Iron Curtain was torn open for the first time, on <strong>June 27, 1989</strong>, an image made its way around the world. It showed Hungarian Foreign Minister Gyula Horn (right) and his Austrian counterpart Alois Mock using bolt cutters to nip holes in a barbed wire fence. Foto ©BELGA/EPA/ROBERT JAEGER<br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-pict_20090625PHT57457.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5383" title="1 pict_20090625PHT57457" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-pict_20090625PHT57457.jpg" alt="" width="512" height="352" /></a><em> <br />
il <strong>27 giugno 1989,</strong> il ministro degli esteri austriaco Alois Mock e la sua controparte ungherese Gyula Horn avevano attraversato insieme il confine.<br />
</em><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-MockHorn27_6_19892.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-large wp-image-5413" title="1 Mock&amp;Horn27_6_1989" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-MockHorn27_6_19892-1024x719.jpg" alt="" width="1024" height="719" /></a><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-CuttingIronCurtain1989_452.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5396" title="1 CuttingIronCurtain1989_452" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-CuttingIronCurtain1989_452.jpg" alt="" width="452" height="305" /></a><br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-history-of-hungary-iron-curtain.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5397" title="1 history-of-hungary-iron-curtain" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-history-of-hungary-iron-curtain.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a><br />
<strong>27 juin 1989</strong>-frontière austro-hongroise. La Hongrie a été, il y a 20 ans, le pays où le démantèlement du &#8220;Rideau de fer&#8221; communiste en Europe a commencé.<br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/11-asfuggony_egy_rojt_a_kolleganak.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5403" title="11 asfuggony_egy_rojt_a_kolleganak" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/11-asfuggony_egy_rojt_a_kolleganak.jpg" alt="" width="477" height="319" /></a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
SI, MA MA IN DEFINITIVA la decisione ungherese di smantellare le postazione di sorveglianza lungo il confine fu un processo iniziato <strong>2 maggio 1989&#8230;</strong> <em>le célèbre pique-nique paneuropéen dans la campagne hongroise du <strong>19 août</strong>, a eu lieu seulement après les premiers coups de cisailles dans le village de Hegyeshalom, sur la route entre Budapest et Vienne, à quelques kilomètres de là. </em> <em>Le<strong> 2 mais 1989,</strong> des soldats hongrois entament le démontage du &#8220;Rideau de fer&#8221;. En Hongrie, où l&#8217;on célébrera le 2 mai le 20ème anniversaire du premier coup de cisailles dans le &#8220;Rideau de fer&#8221;, début d&#8217;un processus en chaîne qui mènera jusqu&#8217;à la chute du &#8220;Mur de Berlin&#8221; le 9 novembre 1989 puis à l&#8217;effondrement du bloc soviétique, cette frontière avec l&#8217;Autriche était longue de 356 km. Edifié dès 1949, peu après le coup d&#8217;état communiste en Hongrie en 1948, puis sans cesse renforcé, le &#8220;Rideau de fer&#8221; y était constitué d&#8217;une double rangée de fils de fer barbelés, à raison de 2.500 kg de barbelés pour un kilomètre de &#8220;Rideau de fer&#8221;, renforcée par 1.124.900 mines. (belga/th).</em><br />
<a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-media_xl_905315.jpg" rel="lightbox[5335]"><em><img title="1 media_xl_905315" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-media_xl_905315.jpg" alt="" width="467" height="319" /></em></a><br />
<em>Les premiers coups de cisailles dans le &#8220;Rideau de fer&#8221; ont été portés par des gardes-frontières hongrois <strong>le 2 mai 1989</strong> à la périphérie du village de Fertörakos, sur la frontière avec l&#8217;Autriche. <strong>Le 2 mai 1989,</strong> un groupe de gardes-frontières hongrois, munis de pinces-monseigneur et de tenailles, coupent, près du village de Hegyeshalom, sur la route entre Budapest et Vienne, les barbelés et les fils électriques qui marquent la frontière avec l&#8217;Autriche.</em>  <strong><a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-HungaryIronCurtainCut21.jpg" rel="lightbox[5335]"><img class="alignnone size-full wp-image-5394" title="1 HungaryIronCurtainCut21" src="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/uploads/2011/01/1-HungaryIronCurtainCut21.jpg" alt="" width="570" height="442" /></a></strong></p>

                            <div id="aspdf">
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		<item>
		<title>Monte Cassino, la solitudine</title>
		<link>http://www.polonia-mon-amour.eu/2011/01/18/monte-cassino-la-sdolitudine/</link>
		<comments>http://www.polonia-mon-amour.eu/2011/01/18/monte-cassino-la-sdolitudine/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 09:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[1944 Anders-Monte Cassino-II Corpo]]></category>
		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Su facebook c&#8217;è una raccolta di Foto intitolate Dal Volturno a Cassino. Le scattò il Photographer George Rodger (February 1944), per LIFE. Ne scelgo solo una perchè mi ricorda la fisicità della guerra: uomini in carne ed ossa in mezzo a un territorio, e anche se si va spesso in gruppo all&#8217;attacco si è comunque soli: VEDI pdf]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Su facebook c&#8217;è una raccolta di Foto intitolate <strong>Dal Volturno a Cassino</strong>. Le scattò il Photographer George Rodger (February 1944), per LIFE.<br />
Ne scelgo solo una perchè mi ricorda la fisicità della guerra: uomini in carne ed ossa in mezzo a un territorio, e anche se si va spesso in gruppo all&#8217;attacco si è comunque soli: <a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=1675217893286&amp;set=a.1675208253045.85877.1622613785#!/photo.php?fbid=143520462373534&amp;set=a.132029206855993.21281.109344825791098&amp;pid=255894&amp;id=109344825791098 ">VEDI </a></p>

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                                <a href="http://www.polonia-mon-amour.eu/wp-content/plugins/as-pdf/generate.php?post=5429">
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                        <p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.polonia-mon-amour.eu%2F2011%2F01%2F18%2Fmonte-cassino-la-sdolitudine%2F&amp;title=Monte%20Cassino%2C%20la%20solitudine">Share/Save</a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Cinema dei tanti est</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jan 2011 08:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Morawski</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi-appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[post in italiano]]></category>
		<category><![CDATA[vedere film-foto-manifesti]]></category>

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		<description><![CDATA[Cara Amica, Caro Amico al via il Trieste Film Festival! Giovedì 20 gennaio a partire dalle ore 20.00 al teatro Miela si inaugura la 22a edizione del principale appuntamento italiano con il cinema dell&#8217;Europa centro orientale. Qui sotto puoi trovare il promemoria e le indicazioni sui film di apertura. Le modalità di ingresso per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Cara Amica, Caro Amico</span></div>
<div style="text-align: justify;">
<div><span style="color: #000000;">al via il Trieste Film Festival!</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Giovedì 20 gennaio a partire dalle ore 20.00 al teatro Miela si inaugura la 22a edizione del principale appuntamento italiano con il cinema dell&#8217;Europa centro orientale.</span></div>
<div><span style="color: #000000;">Qui sotto puoi trovare il promemoria e le indicazioni sui film di apertura. Le modalità di ingresso per la serata inaugurale sono le stesse di ingresso al festival: puoi acquistare il biglietto per il singolo spettacolo (4€) oppure il badge di accredito.</span></div>
<div><span style="color: #000000;">L&#8217;accredito ti dà la possibilità di entrare gratuitamente a tutte le proiezioni del festival e ti dà diritto a ricevere una copia omaggio del catalogo della manifestazione oltre a garantirti la priorità d&#8217;accesso durante la serata inaugurale.</span></div>
<div><span style="color: #000000;">Ti consiglio di consultare il nostro sito web </span><a title="blocked::http://www.triestefilmfestival.it/" href="http://www.triestefilmfestival.it/"><span style="color: #000000;">www.triestefilmfestival.it</span></a><span style="color: #000000;"> oppure di contattare il nostro info point presso l&#8217;Hotel Continentale:</span></div>
<div><span style="color: #000000;">info line 327 4007830</span></div>
<div><span style="color: #000000;">email </span><a title="blocked::mailto:infopoint.tff@gmail.com" href="mailto:infopoint.tff@gmail.com"><span style="color: #000000;">infopoint.tff@gmail.com</span></a><span style="color: #000000;"> </span></div>
<div><span style="color: #000000;">orario d&#8217;apertura: dal 14 al 26 gennaio dalle ore 10:00 alle ore 20:00 </span></div>
<div><span style="color: #000000;">20, 21 e 22 gennaio dalle ore 10:00 fino alle ore 22:00</span></div>
<div><span style="color: #000000;">Cordiali saluti,</span></div>
<div style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">la Segreteria del Festival</span></div>
</div>

                            <div id="aspdf">
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                        <p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.polonia-mon-amour.eu%2F2011%2F01%2F18%2Fcinema-dei-tanti-est%2F&amp;title=Cinema%20dei%20tanti%20est">Share/Save</a> </p>]]></content:encoded>
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